"La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture non mancando mai, soprattutto nella liturgia, di nutrirsi del pane della vita, sia della Parola di Dio, sia del Corpo di Cristo". (Concilio Vaticano II)

domenica 4 dicembre 2011

Capire la Santa Messa - XXII Appuntamento

Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:


CAPIRE LA MESSA

LA PREGHIERA E IL RITO DELLA PACE
N° 22

LA PREGHIERA PER LA PACE

Con la preghiera che il sacerdote dirà a voce bassa proprio prima della comunione, questa preghiera per la pace è la sola ordinariamente rivolta Gesù nella celebrazione della messa. Nel corso della grande preghiera eucaristica rivolta al Padre, è come se noi facessimo una pausa per rivolgerci al Signore Gesù Cristo presente in mezzo a noi e ci distanziassimo un poco per vederlo meglio e dirgli il nostro amore. La Chiesa prende il suo Signore per i sentimenti, poiché gli ricorda le sue stesse parole: «Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”». Gesù le ha pronunciate al momento del grande discorso di addio: «Vi lascio la pace , vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14, 27). Questa pace non è come quella del mondo; non ha niente a che vedere con la pax romana, una pace che si impone con la propria supremazia. Più che una semplice assenza di conflitti, il Cristo ci offre una pace profonda, interiore. Quindi, noi ci riconosciamo peccatori davanti all’Agnello immolato e senza macchia: «Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua chiesa». Noi ci sentiamo davvero indegni di ricevere un tale dono, e la nostra fede è davvero debole. Per questo facciamo appello alla fede della chiesa, fondata dal Cristo che ha promesso che le forze della morte non prevarranno su di essa.
Il sacerdote prosegue: «E donale unità e pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli». Noi imploriamo il dono della pace e dell’unità, perché l’eucarestia è il sacramento dell’unità. In effetti, noi riceveremo il medesimo corpo di Cristo per diventare insieme il corpo di Cristo che è la chiesa. Ma sappiamo bene, purtroppo, che l’unità della chiesa voluta dal Cristo non è realizzata, e che ci sono ancora tante divisioni. Allora, noi imploriamo questa unità, coscienti che soltanto il Cristo può condurre la sua chiesa e i suoi fedeli verso l’unità perfetta.

L’AUGURIO DELLA PACE

Dopo aver domandato a Cristo il dono della sua pace, il sacerdote può perciò augurarla a tutta l’assemblea: «La pace del Signore sia sempre con voi». I fedeli rispondono: «E con il tuo spirito», con la stessa densità di significato che abbiamo visto all’inizio della messa. Ricordiamo che la pace, shalom in ebraico, designa «ciò che è riempito», «ciò che è colmato». Solo il Signore può riempirci e colmarci pienamente.
La pace, scrive il cardinale Lustiger, «è la pienezza della vita con Dio, è la vita umana finalmente compiuta nella felicità perché Dio viene a porre la sua dimora in mezzo al suo popolo, è la vita dell’uomo trasfigurato dalla gioia di vivere con Dio tra i fratelli». La pace, è il compendio di tutti i beni; è il dono che Cristo porta con la sua nascita e con la croce. Risuscitato egli dirà ai suoi apostoli: «La pace sia con voi»
(Gv 20,19.21.26).
Comprendiamo ora la portata di questo augurio del sacerdote e della pace che ci daremo gli uni agli altri.

LO SCAMBIO DELLA PACE

Se pare opportuno, precisa il messale, il diacono o il presbitero invita i fedeli: «Come figli del Dio della pace, scambiatevi un gesto di comunione fraterna». Questo gesto non sempre è ben compreso. Alcuni si domandano perché è soltanto in questo momento della messa che si salutano i vicini…..Altri sono un po’ imbarazzati, perché non conoscono molto o anche affatto quelli che stanno loro vicino; forse non ci si è neppure mai parlati…..E’ proprio la prova che questo è un gesto esigente.
Bisogna dunque ricordare che cos’è il bacio della pace, e forse soprattutto che cosa non è: non è stretta di mano banalizzata né forzata. Non è il momento di andare a salutare le persone che non abbiamo ancora visto. Non è soltanto un gesto per dire che ci si vuol bene davvero e che si è contenti di stare insieme. Non è soltanto l’offerta di una pace superficiale o utopica, che pensiamo di realizzare da noi stessi. Il gesto di pace è un gesto antico, un gesto sacro, un gesto propriamente cristiano, radicato nelle Scritture. Non è la nostra pace che noi ci scambiamo, ma quella del Signore che noi condividiamo. Questo cambia tutto!
Noi riceviamo umilmente la pace di Cristo come un dono infinitamente prezioso che ci trasforma e ci rende capaci di accoglierci gli uni gli altri, malgrado i nostri antagonismi e le nostre controversie umane. San Cirillo di Gerusalemme scriveva già nel IV secolo con il bacio della pace «fonde le anime in una mutua amicizia e promette l’oblio di ogni offesa. Questo bacio è dunque segno che le anime sono unite tra loro e hanno deciso di dimenticare ogni oltraggio». Questo gesto esigente richiede che si consideri l’altro come una persona da rispettare e da amare. In alcuni casi, per scambiarsi in tutta verità il segno della pace, occorrerà aver perdonato dal proprio cuore colui o colei a cui si tende la mano. Nel rito romano, già dal V secolo, questo gesto è stato collocato dopo il Padre nostro con il quale ci siamo impegnati a perdonare i nostri fratelli poiché il Signore perdona noi. Prima di comunicarci, ci scambiamo un segno di pace. Infatti come potremmo, da un lato, avvicinarci a Cristo e manifestargli che noi lo amiamo e, dall’altro, rifiutare di volgerci a questo fratello o questa sorella che sta al nostro fianco? La parola di san Giovanni ci giudica: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20). La maggior parte degli altri riti liturgici lo situano prima della preparazione dei doni, ciò che può comprendersi in riferimento alla prescrizione del Signore: «Se dunque tu presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono» (Mt 5,23-24).
Avete notato che si parla di un «bacio di pace? Questo termine testimonia un affetto, una tenerezza che dovremmo avere gli uni verso gli altri. Tuttavia, normalmente, non ci si bacia. Non sarebbe del resto opportuno «darsi un bacino» come quando si incontra un conoscente. …….

RICAPITOLANDO

Prima di comunicarsi, il celebrante chiede a Cristo il dono della pace e dell’unità della chiesa e dei fedeli che si comunicheranno al medesimo corpo. Poi, egli augura la pace di Cristo a tutta l’assemblea. Invita i fedeli a darsi gli uni agli altri questa pace in segno di fraternità e di riconciliazione.
Riceviamo la pace di Cristo e facciamo attenzione che il nostro gesto di pace sia un vero segno di riconciliazione di fraternità.



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