<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066</id><updated>2012-02-16T09:22:53.714+01:00</updated><title type='text'>Meditiamo dall'ambone</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>38</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-374250243641877783</id><published>2011-12-11T09:35:00.000+01:00</published><updated>2011-12-11T09:35:42.789+01:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XXIII Appuntamento</title><content type='html'>&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;Concludiamo oggi l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;ECCO L’AGNELLO DI DIO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;N° 23&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA FRAZIONE DEL PANE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricordiamoci che la “frazione del pane” è la denominazione più antica della messa. Spezzare il pane è rifare, rinnovare il gesto di Gesù nell’ultima cena. La frazione del pane è un simbolo forte della passione e della morte di Cristo: il suo corpo è sppezzato come si spezza il pane. Nella messa, la frazione del pane è un gesto di preparazione alla comunione: l’unico corpo di Cristo è diviso perché tutti possano riceverlo e comunicarsi. Nei primi secoli si utilizzava del pane “normale”, fermentato, che portavano i fedeli; occorreva un certo tempo per poter dividere questo apne in tanti pezzetti quanti erano i fedeli. Più tardi, verso l’XI secolo, la chiesa latina stabilì l’uso di celebrare l’eucarestia con il pane azzimo (senza lievito), come aveva fatto il Cristo nella cena pasquale. Da allora, il gesto della frazione ha perduto la sua visibilità, poiché le ostie erano piatte e sottili. Solo quella del celebrante era spezzata, i fedeli si comunicavano con piccole ostie preliminarmente tagliate. La riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II ha richiesto che il rito della frazione ritrovi il suo significato. E’ dunque vivamente auspicato che il celebrante utilizzi un’ostia grande e possa così compiere visibilmente il rito della frazione del pane.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’IMMISTIONE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Spezzando il pane, il sacerdote lascia cadere nel calice un frammento dell’ostia. Questo gesto si chiama immistione. (da immiscere, “unire a”, “mescolare con”). Qual è il senso di questo antichissimo gesto? Possiamo coglierne un triplice significato: temporale, ecclesiale e simbolico. In un senso molto pratico, può darsi che si immergessero un tempo nel calice i pani consacrati nelle messe precedenti, molto semplicemente per rammollirli. Questo gesto manifestava dunque l’unità del sacrificio eucaristico nel tempo: è sempre lo stesso sacrificio che noi celebriamo. Dal punto di vista ecclesiale, questo gesto segnava l’unità con il vescovo. Il più spesso possibile , i presbiteri concelebravano la messa presieduta dal vescovo. La domenica, il vescovo mandava degli accoliti a portare ai presbiteri, che celebravano la messa nei villaggi, un frammento dell’ostia che egli aveva consacrato. I sacerdoti mettevano questa particella nel calice in segno di unità con il vescovo. Oggi, questo vincolo di unità è significato dalla menzione del Papa e del Vescovo nella preghiera eucaristica. L’immistione conserva un significato simbolico molto profondo. Sull’altare il corpo e il sangue di Cristo sono separati; questo è un segno del suo unico sacrificio nel quale il suo sangue è stato versato sulla croce e, si potrebbe dire, è stato come separato dal suo corpo. L’immistione evoca all’inverso la resurrezione che ha unito per sempre, per la vita eterna, il corpo e il sangue di Cristo, compiendo questo gesto, il sacerdote chiede che noi abbiamo parte alla sua risurrezione: “il corpo e il sangue di Cristo, uniti in questo calice, siano per noi cibo di vita eterna.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;IL CANTO DELL’AGNUS DEI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mentre il celebrante spezza il pane, l’assemblea canta: “Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi”. Il messale precisa che questa invocazione potrà essere ripetuta tante volte quanto è necessario per accompagnare la frazione del pane. L’ultima volta, essa è conclusa dall’invocazione: “Dona a noi la pace”. Il canto dell’agnello di Dio è stato introdotto nella messa romana alla fine del VII secolo dal Papa Siriaco Sergio I. le parole provengono molto semplicemente dal Gloria (che risale almeno al IV secolo), nel quale noi cantiamo: “Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre, tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi”. Oggi, la formulazione può porre qualche problema: alcuni pensano che essa non corrisponda più alla cultura contemporanea e sostituiscono l’Agnus Dei con un altro canto sul tema della pace. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Costoro passano accanto al significato profondo di questo canto che accompagna la frazione del pane, cioè il dono di Cristo, agnello pasquale, agnello immolato per noi. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«L’AGNELLO» NELLA BIBBIA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il tema dell’agnello attraversa tutta la Bibbia, dal sacrificio di Abele che offrì a Dio i primogeniti del suo gregge (cf. GN 4,4) fino alle ventotto menzioni nell’Apocalisse di Cristo come l’Agnello che siede sul trono. Due testi di maggiore importanza devono essere messi in rilievo. Prima di tutto, quello dell’Esodo, che leggiamo nel corso della messa del giovedì santo: si tratta della prescrizione del sacrificio dell’agnello pasquale, preludio all’uscita dall’Egitto, il cui sangue versato sugli architravi salverà gli Israeliti dal decimo flagello (cf. Es 12,1-14). In secondo luogo, il quarto canto del Servo sofferente nel libro del profeta Isaia, letto all’inizio della celebrazione del venerdì santo: “Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di Lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.” (53,6-7). Così, il tema dell’agnello, che si immola per la salvezza di tutti, è molto presente nel pensiero semitico. Quando Giovanni Battista presenta Gesù ai discepoli, dice loro semplicemente: “Ecco l’Agnello di Dio” (Gv 1,36). I discepoli comprendono immediatamente che Giovanni designa il Messia atteso e si mettono a seguirlo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Con il suo sacrificio, il Cristo “ricapitolerà” nello stesso tempo il rito espiatorio dell’agnello pasquale e l’offerta amorosa del servo sofferente.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LE PREGHIERE PRIMA DELLA COMUNIONE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo la frazione del pane e il canto che l’accompagna, il sacerdote si raccoglie un momento e pronuncia una delle due preghiere che gli sono proposte, mentre i fedeli si preparano in silenzio a ricevere il loro Signore. proprio come la preghiera per la pace, questa preghiera si rivolge direttamente a Cristo, cosa che è eccezionale nell'ordinario della messa. “Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che per volontà del Padre e con l’opera dello Spirito Santo morendo hai dato la vita al mondo, per il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue liberami da ogni colpa e da ogni male, fa che io sia sempre fedele alla tua legge e non sia mai separato da te”. Questa prima formula risale al nono secolo. L’invocazione: “Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo” è la ripresa della confessione di fede di san Pietro a Cesarea (Mt 16,16). Prima di consumare il Pane vivo, il sacerdote ripete con il capo degli apostoli la sua fede in Gesù che, con la sua morte, ha dato la vita al mondo. Questa confessione è trinitaria, poiché noi ricordiamo che Gesù ha sempre fatto la volontà del Padre che è di salvare tutti gli uomini, e che Egli agisce per la potenza dello Spirito santo. Poiché il sangue dell’Agnello purifica da ogni peccato, il sacerdote può chiedere che il corpo e il sangue di Cristo lo liberino dai suoi peccati e da ogni male. Egli implora anche la grazia di rimanere fedele ai comandamenti del Signore, e di non essere mai separato da Lui. Ecco l’altra formulazione che il sacerdote può utilizzare: “La comunione con il tuo corpo e il tuo sangue, Signore Gesù Cristo, non diventi per me giudizio di condanna, ma per tua misericordia sia rimedio e difesa dell’anima e del corpo”. Questa preghiera si ispira alla messa in guardia di San Paolo: “Perciò chiunque mangia il pane  o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice, perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1Cor 11,27-29). Nel momento in cui si comunicherà, il sacerdote è ben consapevole della sua indegnità, ma fa appello alle parole del Signore che non è “venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(Mt 9,13) e gli chiede che questa comunione lo sostenga e gli doni la guarigione.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“ECCO L’AGNELLO DI DIO!”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo questa preghiera  di preparazione alla comunione, il sacerdote fa una genuflessione, come aveva fatto dopo ciascuna delle consacrazioni. E’ un gesto di venerazione e di adorazione, prima di comunicarsi al corpo e al sangue di Cristo. Elevando l’ostia, egli invita i fedeli al banchetto eucaristico dicendo: “Beati gli invitati alla cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. E’ proprio con queste parole che Giovanni Battista aveva designato Gesù. Questo invito si proroga fino a noi: più che a un semplice pasto, noi siamo invitati “Al banchetto delle nozze dell’Agnello”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;SIGNORE, NON SON DEGNO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Di fronte a un tale invito, noi facciamo un atto di umiltà: “Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato!”. Queste parole riprendono l’atto di fede e di umiltà del centurione romano che chiese la guarigione del suo figlio (o servo), non sentendosi degno che Gesù andasse a casa sua: “Ma dì soltanto una parola, aggiunse, e mio figlio sarà guarito” (Mt 8,8). Così, anche noi ci sentiamo proprio indegni che il Signore venga a dimorare in noi con la comunione. Ma abbiamo fiducia in Lui che vuole darsi a noi per salvarci. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;RICAPITOLANDO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Prima della comunione, viviamo il rito della “frazione del pane”: il celebrante spezza l’ostia consacrata, in segno di Cristo che si offre sulla croce e il cui corpo è spezzato. Egli la divide per significare che l’unico corpo di Cristo è distribuito tra tutti. Lascia quindi cadere un piccolo pezzo di ostia nel calice precisando che il corpo e il sangue di Cristo riuniti in questo calice sono un segno della risurrezione e che la nostra comunione è cibo per la vita eterna. Il rito della frazione è accompagnato con il canto dell’Agnus Dei. Noi riconosciamo che Cristo è l’Agnello di Dio che si è offerto per il perdono dei nostri peccati e per donarci la pace. Il sacerdote ci invita a partecipare alla mensa del Signore, banchetto di nozze dell’Agnello. Noi rispondiamo con umiltà e fiducia che è il signore che ci rende degni di partecipare a un tale banchetto. Al momento della frazione del pane, riconosciamo il Cristo, Agnello di Dio che prende su di se tutte le nostre colpe perché noi abbiamo la vita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-374250243641877783?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/374250243641877783/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/12/capire-la-santa-messa-xxiii.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/374250243641877783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/374250243641877783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/12/capire-la-santa-messa-xxiii.html' title='Capire la Santa Messa - XXIII Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-1678912795618167180</id><published>2011-12-04T08:26:00.000+01:00</published><updated>2011-12-04T08:26:37.993+01:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XXII Appuntamento</title><content type='html'>&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;LA PREGHIERA E IL RITO DELLA PACE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;N° 22&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA PREGHIERA PER LA PACE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Con la preghiera che il sacerdote dirà a voce bassa proprio prima della comunione, questa preghiera per la pace è la sola ordinariamente rivolta Gesù nella celebrazione della messa. Nel corso della grande preghiera eucaristica rivolta al Padre, è come se noi facessimo una pausa per rivolgerci al Signore Gesù Cristo presente in mezzo a noi e ci distanziassimo un poco per vederlo meglio e dirgli il nostro amore. La Chiesa prende il suo Signore per i sentimenti, poiché gli ricorda le sue stesse parole:  «Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”». Gesù le ha pronunciate al momento del grande discorso di addio: «Vi lascio la pace , vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14, 27). Questa pace non è come quella del mondo; non ha niente a che vedere con la pax romana, una pace che si impone con la propria supremazia. Più che una semplice assenza di conflitti, il Cristo ci offre una pace profonda, interiore. Quindi, noi ci riconosciamo peccatori davanti all’Agnello immolato e senza macchia: «Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua chiesa». Noi ci sentiamo davvero indegni di ricevere un tale dono, e la nostra fede è davvero debole. Per questo facciamo appello alla fede della chiesa, fondata dal Cristo che ha promesso che le forze della morte non prevarranno su di essa. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il sacerdote prosegue: «E donale unità e pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli». Noi imploriamo il dono della pace e dell’unità, perché l’eucarestia è il sacramento dell’unità. In effetti, noi riceveremo il medesimo corpo di Cristo per diventare insieme il corpo di Cristo che è la chiesa. Ma sappiamo bene, purtroppo, che l’unità della chiesa voluta dal Cristo non è realizzata, e che ci sono ancora tante divisioni. Allora, noi imploriamo questa unità, coscienti che soltanto il Cristo può condurre la sua chiesa e i suoi fedeli verso l’unità perfetta.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’AUGURIO DELLA PACE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo aver domandato a Cristo il dono della sua pace, il sacerdote può  perciò augurarla a tutta l’assemblea: «La pace del Signore sia sempre con voi». I fedeli rispondono: «E con il tuo spirito», con la stessa densità di significato che abbiamo visto all’inizio della messa. Ricordiamo che la pace, shalom in ebraico, designa «ciò che è riempito», «ciò che è colmato». Solo il Signore può riempirci e colmarci pienamente.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La pace, scrive il cardinale Lustiger, «è la pienezza della vita con Dio, è la vita umana finalmente compiuta nella felicità perché Dio viene a porre la sua dimora in mezzo al suo popolo, è la vita dell’uomo trasfigurato dalla gioia di vivere con Dio tra i fratelli». La pace, è il compendio di tutti i beni; è il dono che Cristo porta con la sua nascita e con la croce. Risuscitato egli dirà ai suoi apostoli: «La pace sia con voi» &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(Gv 20,19.21.26).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Comprendiamo ora la portata di questo augurio del sacerdote e della pace che ci daremo gli uni agli altri.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LO SCAMBIO DELLA PACE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Se pare opportuno, precisa il messale, il diacono o il presbitero invita i fedeli: «Come figli del Dio della pace, scambiatevi un gesto di comunione fraterna». Questo gesto non sempre è ben compreso. Alcuni si domandano perché è soltanto in questo momento della messa che si salutano i vicini…..Altri sono un po’ imbarazzati, perché non conoscono molto o anche affatto quelli che stanno loro vicino; forse non ci si è neppure mai parlati…..E’ proprio la prova che questo è un gesto esigente.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Bisogna dunque ricordare che cos’è il bacio della pace, e forse soprattutto che cosa non è: non è stretta di mano banalizzata né forzata. Non è il momento di andare a salutare le persone che non abbiamo ancora visto. Non è soltanto un gesto per dire che ci si vuol bene davvero e che si è contenti di stare insieme. Non è soltanto l’offerta di una pace superficiale o utopica, che pensiamo di realizzare da noi stessi. Il gesto di pace è un gesto antico, un gesto sacro, un gesto propriamente cristiano, radicato nelle Scritture. Non è la nostra pace che noi ci scambiamo, ma quella del Signore che noi condividiamo. Questo cambia tutto!&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Noi riceviamo umilmente la pace di Cristo come un dono infinitamente prezioso che ci trasforma e ci rende capaci di accoglierci gli uni gli altri, malgrado i nostri antagonismi e le nostre controversie umane. San Cirillo di Gerusalemme scriveva già nel IV secolo con il bacio della pace «fonde le anime in una mutua amicizia e promette l’oblio di ogni offesa. Questo bacio è dunque segno che le anime sono unite tra loro e hanno deciso di dimenticare ogni oltraggio». Questo gesto esigente richiede che si consideri l’altro come una persona da rispettare e da amare. In alcuni casi, per scambiarsi in tutta verità il segno della pace, occorrerà aver perdonato dal proprio cuore colui o colei a cui si tende la mano. Nel rito romano, già dal V secolo, questo gesto è stato collocato dopo il Padre nostro con il quale ci siamo impegnati a perdonare i nostri fratelli poiché il Signore perdona noi.  Prima di comunicarci, ci scambiamo un segno di pace. Infatti come  potremmo, da un lato, avvicinarci a Cristo e manifestargli che noi lo amiamo e, dall’altro, rifiutare di volgerci a questo fratello o questa sorella che sta al nostro fianco? La parola di san Giovanni ci giudica: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20). La maggior parte degli altri riti liturgici lo situano prima della preparazione dei doni, ciò che può comprendersi in riferimento alla prescrizione del Signore: «Se dunque tu presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono» (Mt 5,23-24). &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Avete notato che si parla di un «bacio di pace? Questo termine testimonia un affetto, una tenerezza che dovremmo avere gli uni verso gli altri. Tuttavia, normalmente, non ci si bacia. Non sarebbe del resto opportuno «darsi un bacino» come quando si incontra un conoscente. …….&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;RICAPITOLANDO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Prima di comunicarsi, il celebrante chiede a Cristo il dono della pace e dell’unità della chiesa e dei fedeli che si comunicheranno al medesimo corpo. Poi, egli augura la pace di Cristo a tutta l’assemblea. Invita i fedeli a darsi gli uni agli altri questa pace in segno di fraternità e di riconciliazione.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Riceviamo la pace di Cristo e facciamo attenzione che il nostro gesto di pace sia un vero segno di riconciliazione di fraternità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-1678912795618167180?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/1678912795618167180/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/12/capire-la-santa-messa-xxii-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/1678912795618167180'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/1678912795618167180'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/12/capire-la-santa-messa-xxii-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XXII Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-9112853331170815061</id><published>2011-11-20T09:56:00.001+01:00</published><updated>2011-11-20T09:56:39.017+01:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XXI Appuntamento</title><content type='html'>&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;21° PARTE&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;PADRE NOSTRO&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA PREGHIERA DI GESU’&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Secondo il catechismo della chiesa cattolica, il Padre nostro è il «compendio di tutto il Vangelo», la «preghiera fondamentale», quella che contiene tutte le altre preghiere che si trovano nella Scrittura. Questa preghiera è unica, poiché è Gesù stesso che ce l’ha insegnata. Nel Vangelo la troviamo sotto due forme In due contesti differenti. In Matteo (6,9-13), il Padre nostro è nel cuore del discorso della montagna (cap. 5-7). Tra l’elemosina e il digiuno, Gesù invita alla preghiera. Egli chiede di non pregare come gli ipocriti che amano dare spettacolo di se (6,5), né di ripetere continuamente parole come i pagani che si immaginano che sia a forza di parole che verranno esauditi. (6,7). Al contrario, Gesù ci ingiunge di ritirarci nella nostra camera, e di rivolgere la nostra preghiera al nostro Padre che è lì nel segreto. Gesù ci invita a pregare con fiducia perché, dice, «il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate» (6,8). Aggiunge subito: «Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli…..» (6,9). In Luca (11,2-4), i discepoli trovano Gesù mentre sta pregando. Lo osservano, aspettando che abbia finito, e poi gli chiedono umilmente: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli» (11.1). Gesù risponde loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoni amo ad ogni nostro debitore, e non indurci in tentazione» (11,2-4). Gesù comunica le parole della sua preghiera; ci svela così la sua maniera originale di parlare con Dio e l’intimità che lo lega al Padre suo, ci indica come pregare il Padre suo che anche noi possiamo, seguendo il suo esempio e accogliendo il suo invito, chiamare «nostro Padre». Dire questa preghiera con lui ci fa entrare in una relazione filiale. Questa preghiera non è la domanda dei servi a un padrone, ma quella dei figli al loro Padre i quali possono dire: Abba, cioè: “Papà”. L’inserimento del Padre nostro nella liturgia è molto antico. Il suo posto all’inizio dei riti della comunione si spiega con la richiesta: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Il pane celeste che Dio ci dà è proprio quello dell’eucarestia. E poi, perché nel momento in cui stiamo per comunicarci insieme, manifestiamo con questa preghiera che siamo fratelli e sorelle, dal momento che abbiamo lo stesso Padre.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA MONIZIONE DEL PADRE NOSTRO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il messale romano propone alcune monizioni per introdurre la preghiera del Padre nostro: «obbedienti al comando del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire». Questa prima monizione ci invita a prendere coscienza di ciò che stiamo per fare: se noi «osiamo» rivolgerci a Dio dicendo «Padre», è perché Gesù stesso ce l’ha insegnato e ci invita a farlo con Lui. Una seconda monizione esprime il ruolo dello Spirito Santo, uno Spirito di filiazione che ci spinge a chiamare Dio Abba, «Papà». «Il Signore ci ha donato il suo spirito. Con la fiducia e la libertà dei figli diciamo insieme».&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LE PAROLE DEL PADRE NOSTRO&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ammettiamolo: il Padre nostro è una preghiera che sappiamo a memoria, che ripetiamo spesso, ma pensiamo veramente ciò che diciamo? &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«Padre nostro»: Gesù ci invita dunque a entrare nella sua intimità col Padre, a pregarlo con Lui dicendo: “Abba”. Noi riconosciamo che &amp;lt;dio è nostro Padre, e che noi siamo suoi figli. Dire «nostro» Padre ci stabilisce in una grande comunione, poiché siamo figli e figlie di Dio, il quale è il Padre di tutti. Questa preghiera ci esorta a superare le nostre divisioni e le nostre opposizioni, e ci apre alle dimensioni di tutta l’umanità.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«Che sei nei cieli»: vuol dire che Dio è lassù nei cieli, dietro le nuvole, come se lo possono immaginare i bambini…..Prévert ha pronunciato questa celebre battuta di spirito: «Padre nostro che sei nei cieli, restaci!». Il cosmonauta sovietico Gagarin, di ritorno da una missione spaziale, aveva dichiarato solennemente: «Ho scrutato bene il cielo, non ho trovato Dio». Non si tratta evidentemente di un luogo, ma piuttosto di una maniera d’essere: questa espressione designa la sua santità, la sua maestà. I cieli designano il mondo celeste, il mondo di Dio, quello al quale noi tendiamo con tutto il nostro cuore.  Dopo questa introduzione, glorifichiamo Dio con tre invocazioni che concernono il suo nome, il suo regno e la sua volontà.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«Sia santificato il tuo nome»: Nella Bibbia, il nome designa tutta la persona. Il verbo santificare significa riconoscere come santo. Noi vogliamo dunque dire: tutti possano riconoscere la tua grandezza, la tua santità, che tu sei Dio! La testimonianza della nostra vita permetta ai nostri fratelli di conoscere il tuo nome! &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«Venga il tuo regno»: Noi domandiamo al Padre che il suo regno d’amore, di giustizia e di pace possa crescere in noi e per mezzo di noi.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«Sia fatta la tua volontà». La volontà di Dio, se si crede in Gesù, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;è che tutti siano salvati. Dire: Sia fatta la tua volontà, è lavorare in questo senso. Significa entrare in un atteggiamento di fiducia. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Con l’espressione «Come in cielo così in terra», letteralmente «come in cielo così sulla terra», noi domandiamo che la volontà di Dio sia fatta da noi così come è fatta dagli angeli e dai santi. Possiamo anche vedervi una transizione verso le richieste che seguono e che ci riguardano, come il pane e il perdono.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«Dacci oggi il nostro pane quotidiano»: dopo tre invocazioni di lode e prima di altre tre richieste per i nostri bisogni umani, questa è la preghiera centrale del Padre nostro. Questa richiesta comprende tutto ciò che concerne la nostra vita fisica e biologica (cibo, salute, abitazione, lavoro, ricerca della gioia e della verità, senso della vita ecc). noi manifestiamo la nostra fiducia in dio dal quale vogliamo ricevere tutto, tutto il nostro necessario per questo giorno.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori»: il perdono è anch’esso una necessità per la nostra vita in società. E’ per questo motivo che Gesù insiste tanto sul perdono da dare agli altri prima di riceverlo da Dio. Egli sa bene che non è facile perdonare, e forse ancor meno chiedere perdono. Noi chiediamo a Dio di aiutarci. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«E non indurci in tentazione»: in questa preghiera risiede una grande difficoltà; potrebbe dare l’impressione che è Dio che ci spinge alla tentazione…..l’antica traduzione: «non lasciarci soccombere alla tentazione» era certo migliore (la nuova traduzione dice così: «Non lasciarci soccombere alla tentazione»). Bisogna dirlo chiaramente: non è Dio che ci tenta o che ci getta nella tentazione. Egli vuole al contrario liberarcene. Noi gli chiediamo di non lasciarci imboccare la via che conduce al peccato. Lo preghiamo di agire perché noi non entriamo in tentazione.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;«Ma liberaci dal male»: Il male, dal quale chiediamo di essere liberati, è in primo luogo la malattia, l’incidente, la disgrazia, la fame, ecc. Gesù parla anche del «male morale» che sta alla radice degli altri mali, come la cattiveria, la crudeltà. Questo male morale comprende le devianze personali (peccato, inganno, menzogna, furto) e le devianze collettive (razzismo, guerre, schiavitù, ingiustizie). Gesù ci invita anche a chiedere al padre di liberarci dal Male con la “M” maiuscola, dal Malvagio, dal Tentatore. Egli stesso non è stato risparmiato da satana, e sa che anche i suoi discepoli dovranno lottare. Come ultima risorsa, Gesù si carica egli stesso di tutti questi mali, e ne esce vincitore per mezzo del perdono e dell’offerta di se stesso per noi, sulla croce.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’EMBOLISMO&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Embolismo significa letteralmente “intercalare”, “mettere dentro”. Nella liturgia, l’embolismno è la preghiera, recitata dal solo celebrante, che “si intercala” tra il Padre nostro e la dossologia. Essa sviluppa e amplifica l’ultima domanda del Padre nostro: “Liberaci dal male”, da dove precisamente derivano le sue prime parole: “Liberaci, o Signore, da tutti i mali”. Composta dalla chiesa di Roma al tempo in cui essa era vittima delle invasioni barbariche, questa è una preghiera di supplica pressante per far fronte alle avversità. Noi chiediamo al Signore anche il dono della pace, la liberazione dal peccato, la felicità promessa collegata all’ultima venuta di Cristo: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Concedi la pace ai nostri giorni”: comprendiamo bene l’importanza di questa domanda. La pace è un dono prezioso, vitale per l’armoniosa esistenza dell’umanità. Portando il mondo intero nella nostra preghiera, imploriamo la pace per il nostro tempo, specialmente per tutte le regioni che vivono di pesanti conflitti armati, ma anche per la pace del nostro paese e nelle nostre famiglie.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“E con l’aiuto della tua misericordia, vivremo sempre liberi dal peccato”: Poiché Cristo si è offerto per il perdono dei peccati, la chiesa insiste perché la misericordia di Dio liberi i fedeli dai vincoli del peccato.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“E sicuri da ogni turbamento”: il verbo “rassicurare” è un po’ lezioso. L’espressione latina è più forte: ab omni perturbatione securi. Letteralmente: “da tutte le perturbazioni”, (turbamenti), “che noi siamo nella sicurezza, esenti dal pericolo”. Potremmo tradurre così: “Rendici forti davanti alle prove”. E’ dunque una bellissima domanda con la quale chiediamo al Signore la sua presenza e la sua forza per lottare contro le prove che incontriamo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”: La conclusione dell’embolismo ha una risonanza escatologica, ci orienta verso gli ultimi tempi. Questa felicità che noi attendiamo, o piuttosto questa “Beata speranza”, è proprio il ritorno di Cristo nella gloria. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA DOSSOLOGIA DEL PADRE NOSTRO&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’embolismo del Padre nostro richiama una dossologia (“Parola di gloria”): “Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli!”. Questa dossologia è antichissima. Certo non si trova nel Vangelo (anche se è stata aggiunta in alcuni manoscritti del Vangelo secondo Matteo), ma risale al II secolo, o addirittura anche al I.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La si trova in ogni caso nella Didachè, uno dei testi cristiani più antichi. Questa formula non fa che riprendere un certo numero di dossologie che ornano la scrittura, come quella che troviamo nel libro dell’Apocalisse: “A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli” (5,13). La maggior parte delle chiese dell’Oriente e della Riforma utilizzano questa dossologia dopo il Padre nostro nella loro liturgia. Integrandola nella messa romana, il nuovo messale si congiunge alla tradizione delle altre chiese cristiane. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;RICAPITOLANDO&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Prima di fare la comunione, preghiamo il Padre con le stesse parole di Gesù, con la grande preghiera del Padre nostro. Questa preghiera ci prepara bene alla comunione, dal momento che chiediamo al Padre di darci il pane quotidiano. Questa preghiera è seguita da un embolismo che sviluppa tre temi che ritroveremo nel seguito dei riti della comunione: la pace, la liberazione del peccato, la felicità promessa collegata all’ultima venuta di Cristo. Essa si conclude con una dossologia aggiunta al Padre nostro nei primi secoli. Quando preghiamo il Padre nostro, prendiamo bene coscienza della portata di ogni domanda!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-9112853331170815061?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/9112853331170815061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/11/capire-la-santa-messa-xxi-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/9112853331170815061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/9112853331170815061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/11/capire-la-santa-messa-xxi-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XXI Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-445799636599722684</id><published>2011-11-18T17:03:00.000+01:00</published><updated>2011-11-18T17:03:44.814+01:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - XIV appuntamento</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione), concernenti ora la vita spirituale:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;LA VITA SPIRITUALE (PARTE QUARTA)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;LA CREAZIONE È LO SPLENDORE DELL'AMORE DI DIO RIFLESSO NELLE SUE CREATURE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anche nella CREAZIONE l'anima "vede" l'Amore dello Sposo tanto amato, riflesso come la luce del sole che ne è il segno più evidente in tutte le sue creature. Ogni essere dell'universo racconta il Poema di questo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Amore, che si manifesta nella PROVVIDENZA del Padre: "LUI mi HA TRATTO DAL NULLA e mi FA CONTINUAMENTE SUSSISTERE con la sua ONNIPOTENZA; LUI mi GOVERNA con la sua infinita SAPIENZA".&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"I cieli narrano la GLORIA di Dio e l’opera DELLE SUE MANI ANNUNCIA il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il Messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia" (Sal. 18,2-3).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Figlio Gesù Cristo è venuto a rivelarci la Gloria del Padre che risplende anche nella CREAZIONE. EGLI canta la PROVVIDENZA del Padre, sempre in opera nell'universo, con accenti di tenerezza filiale inconfondibile, rimproverando l'uomo per la sua cecità di fronte a questo GRANDE AMORE "Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete e neanche per il vostro corpo di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?" (Mt. 6,25-28)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tutta la CREAZIONE proclama che LO SPLENDORE DELLA VERITÀ È L'AMORE.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;• Anche tu, fratello, sorella, che nella CREAZIONE sei "Immagine e Somiglianza vivente di Dio", proclami che lo scopo e la pienezza della vita è L'AMORE. Proprio perché Dio è Amore, tu sei creato per amare. Il più grande rammarico per tutti sarà alla fine quello di non avere amato abbastanza.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La Vita Spirituale raggiunge il suo apice nel grado di Amore-Comunione che l'anima riesce a raggiungere con il suo Sposo. Per questo S. Agostino, a chi chiede di dare una risposta pratica al senso della vita, dice: "AMA e CAPIRAI". Nell'inno alla CARITA' San Paolo esalta l'eccellenza dell'amore su tutti i carismi e su tutte le altre virtù ( Cfr. 1 Cor. 13,1-13 ). Nel brano appena citato, l'Apostolo afferma che tutto finirà, ma "la CARITÀ non avrà mai fine" (1 Cor. 13,8). Partecipare dunque in pienezza ed eternamente all'amore di Dio, Uno e Trino, è lo scopo ed il traguardo della VITA SPIRITUALE. ALBERT SCHWEITZER è un grande medico e filosofo francese del secolo XX. Giunto alla piena maturità della vita, mentre era già affermato nella carriera e viveva agiatamente, ha abbandonato l'Europa. Si è recato in Africa equatoriale per fondare un centro ospedaliero dove ha assistito e curato, per una cinquantina d'anni, gli abitanti indigeni. La sua filosofia della vita l'ha tradotta in queste parole, che rimangono come il suo Testamento Spirituale:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"l'unica cosa importante, Quando ce ne andremo, saranno le  TRACCE D AMORE Che avremo lasciato".&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L'uccello canta, Ma non domanda se qualcuno l'ascolta:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La sorgente scorre, Ma non domanda perché scorre.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L'albero fiorisce Ma non domanda se qualcuno lo guarda.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Albero, uccello, sorgente, Il loro dono lo danno per niente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Canto popolare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA VITA SPIRITUALE E’ UN CAMMINO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; il cammino dell'anima verso Dio. Come il cammino è fatto di TAPPE INTERMEDIE prima di raggiungere la META o il traguardo del viaggio, così nella Vita Spirituale l'uomo non può raggiungere Dio se non percorrendo le TAPPE del Cammino Spirituale CHE CONDUCE a Lui. La vita è una STRADA. L'importante è camminare sulla strada, anche se faticosa, verso la META. La vita invoca una meta, pena l'apatia, la disperazione, il fallimento. Cristo si è fatto per te VIA per accompagnarti e sorreggerti nel VIAGGIO DELLA TUA VITA INCONTRO AL PADRE. Non ti esime, però, dal compiere la tua parte. Senza la tua volontà e il tuo impegno assiduo, quotidiano, di seguire LUI, tu non cammini sulla STRADA. Nella VITA SPIRITUALE fermarsi significa retrocedere. Medita le parole del grande dottore della Chiesa S. Agostino, sopra citate. "Se dici 'Basta' sei perduto. Avanza sempre, cammina sempre", ricordandoti che su questa strada non sei mai solo … I Maestri di vita nello Spirito hanno tracciato l'itinerario che progressivamente conduce l'anima ad incontrare Dio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;È L'AVVENTURA PIÙ AFFASCINANTE DELLA VITA.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Eccone le varie tappe:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;INIZIO DEL CAMMINO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La VITA SPIRITUALE è un DONO che Dio fa all'uomo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;II "Bagaglio Umano”, cresce sempre più comprese le esperienze negative. NELLA FEDE, l’uomo viene assunto e "trasfigurato": diventa ESPERIENZA DI DIO.  Giungerà in cielo. La  GLORIA che ognuno godrà in Paradiso sarà proporzionale al grado di Santità raggiunto nel Cammino della Vita Spirituale. Il Percorso è SENZA LIMITI, perché tra l'uomo e Dio la distanza è infinita: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt. 5,45).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA SORGENTE DELLA VITA SPIRITUALE E’ LA PASQUA DI GESU’ (Passione Morte Risurrezione). "Dalla sua pienezza - dice S. Giovanni - noi tutti abbiamo ricevuto e Grazia su Grazia" (Gv 1,16). Questa pienezza di Grazia ci viene donata mediante i Sacramenti. Nel BATTESIMO, che fonda la VITA SPIRITUALE perché fonda la VITA CRISTIANA, per opera dello SPIRITO SANTO veniamo INCORPORATI IN CRISTO. In LUI diveniamo FIGLI DI DIO e quindi COEREDI CON LUI della VITA ETERNA nella GLORIA. LA VITA SPIRITUALE è un CAMMINO CON CRISTO, dall'ESPERIENZA dolorosa e drammatica della LOTTA in mezzo alle TENTAZIONI nel DESERTO, fino all'ESPERIENZA BEATIFICANTE della CONTEMPLAZIONE di Dio sul TABOR. Il Padre chiama ogni&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;anima a percorrere questa strada verso il MONTE SANTO, per "trasfigurarla" nel proprio FIGLIO.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Cammino è lungo e faticoso. Ma, se è fedele a seguire lo Spirito Santo che la illumina, la guida, la fortifica, la persona inizia a vedere la propria vita con occhi nuovi: gli occhi della Fede. Sotto questa Luce, essa percepisce anzitutto la gravità del peccato come l'unico vero male che si oppone a Dio. Il primo passo nella VITA SPIRITUALE, ed in ogni Cammino di Conversione, è la detestazione della colpa, perché Dio non può abitare nel cuore dove regna il Maligno ossia dove l'uomo vive in uno stato di ribellione contro di Lui. Alle origini dell'umanità, come ci attesta la Bibbia, il peccato dell'uomo e della donna è stato la causa di tutti gli altri mali, sintetizzati nella morte ( Gen. c.3) "Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con esso la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato" ( Rm. 5,12 ). Nella VITA SPIRITUALE, la visione che un'anima ha nei confronti del peccato è direttamente proporzionale al senso che ha di Dio. Chi minimizza il peccato, manifesta praticamente di non prendere sul serio Dio, il suo Mistero di Amore rivelatoci dalla croce, la sua infinita Santità. Meditiamo in proposito le parole dell'Apostolo Pietro che ci svelano qual è il costo del nostro peccato. "Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma CON IL SANGUE PREZIOSO DI CRISTO, Agnello senza difetti e senza macchia " (1Pietro 1,18-19). Agli inizi del Cammino Spirituale, l'anima viene illuminata soprattutto su due gravi insidie del male, che traggono in inganno e fanno cadere molte persone: la malizia dell'orgoglio, primo vizio capitale che li riassume tutti, e la nefasta seduzione che esercitano il denaro e le ricchezze sul cuore umano. La persona orgogliosa non vive nella verità del proprio essere di creatura, ma si autoinnalza al di sopra di se stessa e al di sopra degli altri, ponendosi di fatto, come i Progenitori, al posto di Dio. L'Apostolo Giovanni smaschera la SUPERBIA, come anche gli altri due vizi capitali che maggiormente "tiranneggiano" il cuore dell'uomo: l'AVARIZIA e la LUSSURIA. Questi tre vizi, ai quali l'uomo si abbandona più facilmente, dimenticando il suo rapporto con Dio Creatore e Padre, possono essere sintetizzati concretamente nei tre verbi: POTERE, AVERE, GODERE.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"Tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza (=desiderio sfrenato) della carne, la concupiscenza degli occhi, la SUPERBIA della vita non viene dal Padre, ma dal mondo" (I Gv. 2,16 ). L'orgoglio poggia tutto su una grande menzogna, che tende a divenire mistificazione dei valori. Ogni vizio, come ogni peccato, cercano sempre di camuffarsi, per non apparire nella loro cruda realtà. Soltanto la Parola di Dio, che è " la Spada dello Spirito", (Ef. 6,17) sa smascherarli pienamente. Ecco la menzogna di fondo: "Che cosa mai possiedi - ci dice San Paolo - che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?" (1 Cor. 4,7)... Quando pecchi, tu usi sempre i doni di Dio per rivoltarti direttamente contro di Lui e offenderlo. L'altra insidia che minaccia maggiormente l'uomo nel Cammino Spirituale, e che l'anima inizia a smascherare, è l'avidità del denaro e delle ricchezze. Anche se continua ad essere tentata dalla cupidigia di possedere, viene gradualmente illuminata sulla caducità e sulla insaziabilità dei beni materiali, dai quali, purtroppo, molte persone vengono sedotte. E' ancora San Paolo che ci mette in guardia dall'assecondare il desiderio di arricchire. Esso, per chi vi cede, diventa una vera trappola che ingabbia il suo cuore in una "fame di possesso" che è senza limiti. Questa a sua volta diventa il movente che causa, oltre a molti affanni, preoccupazioni e tribolazioni, anche tanti soprusi ed ingiustizie nei confronti del prossimo. "Quelli che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. L'attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali" ( 1 Tim. 6,9 ). Come sono vere queste parole…! L'esperienza della storia e la cronaca quotidiana ne offrono ampia conferma. La bramosia sfrenata del denaro è la causa che scatena i delitti, gli atti di violenza, i furti e tutte le organizzazioni delinquenziali.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-445799636599722684?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/445799636599722684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/11/itinerari-di-fede-xiv-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/445799636599722684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/445799636599722684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/11/itinerari-di-fede-xiv-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - XIV appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-2515923201098404935</id><published>2011-11-13T11:01:00.000+01:00</published><updated>2011-11-13T11:01:00.374+01:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XX Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;20° PARTE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;RICORDATI, SIGNORE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Come in ogni preghiera di benedizione ebraica, la lode è accompagnata da domande; è così che noi riconosciamo la grandezza di Dio. Con il Cristo presente sull’altare, vogliamo affidargli i nostri defunti, la chiesa e coloro che la guidano, in breve, tutto ciò che ci sta a cuore. Come si presentano queste intercessioni? Normalmente, noi preghiamo prima per la chiesa in cammino sulla terra, nominando il Papa, il vescovo della diocesi e tutti i vescovi, i presbiteri, i diaconi e, in modo generale, tutti quelli che hanno la responsabilità del popolo di Dio. Preghiamo poi per i defunti che ci hanno preceduto nella fede e che vivono ora vicino a Dio, e infine per la comunità celebrante, affinché essa sia radunata con la Vergine Maria e tutti i santi del cielo in una sola ed eterna lode.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La preghiera per la Chiesa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Affidiamo dunque al Signore la chiesa, popolo di Dio e corpo di cristo, e coloro che hanno ricevuto la missione di governarla. Tutte le preghiere eucaristiche fanno menzione del Papa e del vescovo della diocesi del quale la messa è celebrata. Questo legame è importante, perché non si può celebrare validamente l’eucarestia se non in comunione con il vescovo, responsabile della chiesa locale – è da lui che il presbiterio ottiene il suo sacerdozio – e con il Papa successore di san Pietro, che presiede alla carità ed è garante della comunione di tutta la chiesa. Il Canone romano inizia chiedendo al Padre di accettare e di benedire queste sante offerte. Il sacerdote aggiunge: “Noi te l’offriamo anzitutto per la tua chiesa santa e cattolica, perché tu le dia pace e la protegga, la raccolga nell’unità e la governi su tutta la terra, con il tuo servo il nostro Papa N., il nostro vescovo N., e con tutti quelli che custodiscono la fede cattolica, trasmessa dagli apostoli”. Abbiamo qui una magnifica preghiera per la chiesa che possiamo fare nostra: chiediamo al padre di concederle la pace, di proteggerla da ogni male, di radunarla nell’unità e di governarla su tutta la terra. Per manifestare la nostra appartenenza a questa chiesa che noi affidiamo al Padre, il Canone aggiunge immediatamente: “Ricordati, Signore, dei tuoi fedeli. Ricordati di tutti i presenti, dei quali conosci la fede e la devozione”. La domanda: “Ricordati” potrebbe dare l’impressione che Dio si potrebbe dimenticare…. No, Dio non soffre di amnesia! Questa bella espressione, noi la incontriamo spesso nella Bibbia, nel corso dell’AT dove è spesso detto che “Dio si ricorda della sua alleanza”, fino al buon ladrone sulla croce che chiede: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(Lc 23, 42). Questa è la nostra preghiera confidente in Dio che veglia su di noi. La terza preghiera eucaristica apporta una bella nota di universalità: “Per questo sacrificio di riconciliazione dona, Padre, pace e salvezza al mondo intero. Conferma nella fede e nell’amore la sua chiesa pellegrina sulla terra: il tuo servo e nostro Papa N., il nostro vescovo., il collegio episcopale, tutto il clero [i presbiteri, i diaconi] e il popolo che tu hai redento. Ascolta la preghiera di questa famiglia, che hai convocato alla tua presenza. Ricongiungi a te, Padre misericordioso, tutti i tuoi figli ovunque dispersi”. Noi chiediamo al padre che il sacrificio di Cristo che noi riproponiamo produca i suoi frutti di salvezza e di pace sul mondo intero. Questa preghiera menziona non soltanto i presbiteri e i diaconi, ma ancora “tutto il popolo dei redenti”. Il sacerdote affida poi a Dio la preghiera di ogni membro dell’assemblea, e prega in qualche modo perché la chiesa missionaria possa raccogliere tutti i figli di Dio. La quarta preghiera aggiunge ancora che noi offriamo il sacrificio per “tutti gli uomini che ti [Dio] cercano con cuore sincero”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La preghiera per i defunti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Preghiamo quindi per i nostri defunti, “che ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace”. Perché pregare per i defunti? Perché la messa è celebrata per i vivi e per i morti. A ogni messa, noi rinnoviamo il sacrificio di Cristo sulla croce, che ci apre le porte del cielo e ci fa accedere alla gloria promessa. Fin dai suoi inizi, la chiesa si è sempre ricordata dei defunti celebrando la “frazione del pane”. Santa Monica, al momento di morire, non chiederà nient’altro ai suoi figli che la messa: “Seppellite il mio corpo dove vi sembrerà bene e non inquietatevi affatto. Vi chiedo soltanto di ricordarvi di me davanti all’altare del Signore in qualsiasi luogo voi siate”. E’ per questo che noi offriamo delle intenzioni di messa per i nostri defunti¹ [¹ Ciò non significa che il sacramento sia lucrabile (cioè, ottenibile) o venga celebrato per un unico defunto, perché ogni messa è offerta per il mondo intero. Questa offerta è un segno concreto della nostra fede nell’efficacia dell’eucarestia, e anche un contributo materiale per il sacerdote, riconoscendo il ministero che egli compie e il suo ruolo essenziale nella vita della chiesa e del mondo].&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La prima preghiera eucaristica implora la misericordia di Cristo per i nostri defunti: “Ricordati, o Signore, dei tuoi fedeli [di N. e di N.] che ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace. “Dona loro, Signore, e a tutti quelli che riposano in Cristo, la beatitudine, la luce e la pace”. Vediamo una magnifica progressione: i nostri defunti dormono nella pace; segnati dal dal segno della fede, riposano nel Cristo. Noi chiediamo al Padre che essi entrino nella gioia, nella pace e nella luce. La seconda preghiera eucaristica va nello stesso senso chiedendo al Signore di riceverli nella sua luce, vicino a Lui: “Ricordati dei nostri fratelli, che si sono addormentati nella speranza della risurrezione, e di tutti i defunti che si affidano alla tua clemenza: ammettili a godere la luce del tuo volto”. In occasione delle messe per i defunti, noi aggiungiamo l’intercessione seguente: “Ricordati del nostro fratello (della nostra sorella) N., che (oggi) hai chiamato a te da questa vita²: e come per il Battesimo l’hai unito alla morte di Cristo, tuo Figlio, così rendilo partecipe della sua risurrezione” (II). Noi ricordiamo che con il Battesimo, siamo stati “sepolti” con il Cristo nella morte per resuscitare con Lui. La terza preghiera eucaristica evoca la risurrezione dei nostri corpi, “ quando [[Cristo] farà sorgere i morti dalla terra e trasformerà il nostro corpo mortale a immagine del suo corpo glorioso”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;[² L’espressione “che hai chiamato a te (da questa vita)” potrebbe essere ritenuta non troppo felice. Certo, attesta un bell’atto di fede, ma può essere mal recepita, particolarmente in occasione della morte di un giovane, dando l’impressione che sia Dio che gli toglie così la vita. Bisogna ripetere con forza, come proclama il libro della Sapienza: “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi” (1,13).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La nostra comunione con i santi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questa preghiera per i defunti orienta il nostro sguardo verso la chiesa del cielo. Terminiamo queste intercessioni domandando al Signore di avere parte alla comunione dei santi: “Di noi tutti abbi misericordia: donaci di avere parte alla vita eterna, insieme con la Beata Maria, vergine e Madre di Dio, con gli apostoli e tutti i santi, che in ogni tempo ti furono graditi: e in Gesù Cristo tuo Figlio canteremo la tua gloria” (II). Noi ci affidiamo alla misericordia di Dio perché “abbiamo parte alla vita eterna” e, in maniera più lirica, possiamo così cantare la lode del Padre per Gesù Cristo, suo diletto Figlio, con tutti i santi. L’evocazione dei santi comincia sempre con la Vergine Maria, riconoscendo che Ella è la Beata Madre di Dio. Dopo la menzione degli apostoli, dei martiri, il celebrante può nominare il santo festeggiato in questo giorno oppure il santo patrono della parrocchia. Le differenti preghiere eucaristiche descrivono mirabilmente la vita che  che ci attende dopo il nostro “passaggio” attraverso la morte e la resurrezione. noi saremo ammessi nella comunità dei santi per vivere in loro compagnia(I), canteremo con loro la lode del Padre (II), otterremo i beni del mondo futuro (III) ricevendo in eredità la vita eterna dove potremo, con la creazione tutta intera  finalmente liberata dal peccato e dalla morte, glorificare il Padre (IV) e contemplare lo splendore del suo volto.  I santi che noi invochiamo non cessano di essere “nostri intercessori presso di te” (III). Le nostre intercessioni esprimono profondamente l’unità della chiesa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La dossologia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La preghiera eucaristica si conclude con una grande acclamazione. Dossologia viene da doxa, che significa “Gloria” in greco, e logos, “Parola”. Si tratta dunque di una parola di “Gloria”, di parole per rendere gloria a Dio o per cantare la sua gloria: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli”. La dossologia è proprio il coronamento della preghiera eucaristica che ha per scopo di rendere grazie a Dio per i suoi innumerevoli benefici. Il gesto di elevazione e le parole esprimono come il Cristo immolato sia nello stesso tempo ricevuto dal padre e offerto al padre, nello slancio dello Spirito Santo, a beneficio di tutta la chiesa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Una dossologia trinitaria&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;A te, Dio Padre, per Gesù nello Spirito: noi rendiamo gloria al Padre, dal quale viene ogni dono, per Gesù, con Lui e in Lui. Questa formula solenne canta la mediazione di Cristo: è per Lui che tutto ci è stato dato, ed è con Lui che tutto si fa, ed è in Lui che tutto ritorna al Padre. Questo dono e questo ritorno non potranno tuttavia compiersi senza la potenza unificante dello Spirito. E’ lui che ci unisce profondamente al padre e al Figlio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’elevazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dicendo “queste parole di gloria”, il sacerdote eleva il calice e la patena. Un gesto magnifico di offerta del Figlio al padre nello Spirito Santo.  Questa elevazione rinvia direttamente alla croce sulla quale il Cristo è stato elevato da terra per salvare il mondo, alla sua risurrezione dai morti e alla sua ascensione al cielo alla destra del Padre. Dal momento che tutto è stato fatto per il Cristo, è tutta la creazione che noi eleviamo al padre offrendo il corpo e il sangue di suo Figlio. Le parole della dossologia sono pronunciate soltanto dal celebrante (e dai sacerdoti concelebranti), perché esse sono inseparabili dalla preghiera eucaristica che le hanno precedute. Ma i fedeli potranno esprimere la loro piena adesione dicendo o cantando Amen.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questo Amen deve essere pronunciato con forza ( San Girolamo dice che dovrebbe essere come un colpo di tuono!), perché ratifica tutta la preghiera eucaristica. Con questa semplice parola, noi esprimiamo il nostro consenso a ciò che è stato appena compiuto; noi riconosciamo che il pane e il vino sono diventati il corpo e il sangue di Cristo; facciamo nostre le lodi e le intercessioni che sono state pronunciate dal celebrante. “Amen!” una parola eccezionale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-2515923201098404935?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/2515923201098404935/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/11/capire-la-santa-messa-xx-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/2515923201098404935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/2515923201098404935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/11/capire-la-santa-messa-xx-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XX Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-4298601837962929779</id><published>2011-11-06T11:12:00.001+01:00</published><updated>2011-11-06T08:32:46.652+01:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XIX Appuntamento</title><content type='html'>&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;19° PARTE&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E’ grande il mistero della fede!&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Fare memoria&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anamnesi viene dal greco anamnèsis che significa “ricordo”, “commemorazione”. Fare anamnesi significa dunque ricordarsi, fare memoria, in relazione diretta con la Parola di Cristo che si è appena ascoltata dalla bocca del sacerdote: “Fate questo in memoria di me”. Celebrando l’eucarestia, noi obbediamo a questo comando. Perché “fare memoria” in senso Biblico, non è soltanto commemorare un fatto storico, ma celebrare un avvenimento passato che ha una ripercussione in ciò che noi viviamo oggi.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quando una coppia di sposi festeggia il suo anniversario di matrimonio, non è tanto un avvenimento del passato che essi celebrano, quanto piuttosto il loro amore che sussiste e si approfondisce. E’ proprio ciò che noi viviamo a messa, quando facciamo memoria di Cristo che ha detto: “Questo è il mio corpo”, non si tratta di un semplice ricordo. Il pane diventa il corpo di Cristo e noi possiamo nutrircene oggi. E’ proprio un nutrimento divino che ci orienta verso l’avvenire, verso il banchetto del regno eterno. Approfondiamo questa acclamazione che si ritrova in alcune liturgie d’Oriente, ma che è stata introdotta da noi soltanto con la riforma liturgica dopo il Vaticano II.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’invito del sacerdote&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’anamnesi incomincia con l’invito del sacerdote: “(E’ grande il) mistero della fede” oppure “Proclamiamo il mistero della fede”. Precisiamo che “Mistero” non ha niente a che vedere con misterioso, nel senso di occulto, bizzarro, enigmatico: “Ma dove sono finite allora le mie chiavi? E’ un mistero!” oppure “Questa persona non parla molto, non si sa che cosa pensi, è misteriosa…”. Il mistero designa l’azione con la quale Dio realizza il suo progetto di salvarci. Nella liturgia dell’eucarestia, noi celebriamo il mistero pasquale che ingloba tutta la Pasqua di Cristo, dall’ultima cena, passando per la passione, la morte e la resurrezione, fino alla glorificazione. “(E’ grande il) mistero della fede”: il sacerdote invita dunque l’assemblea ad acclamare il Cristo morto, resuscitato, glorificato, vivo e presente in mezzo a noi. E poiché il pane e il vino conservano le stesse apparenze, è per la fede che noi riconosciamo e acclamiamo questo grande mistero.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’anamnesi dell’assemblea&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Nella prima delle tre formule, l’assemblea risponde: “Annunciamo la tua morte Signore (Gesù), proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta”. Noi acclamiamo il mistero della fede in questa triplice dimensione temporale: il Cristo era morto per noi (passato&amp;lt;9, è vivo, risorto (presente), ritornerà nella gloria (futuro). Questa prima anamnesi aggiunge una dimensione dinamica da parte nostra: noi attendiamo il suo ritorno, siamo protesi verso questo orizzonte. Nella seconda acclamazione, diciamo: “Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice, annunciamo la tua morte Signore, nell’attesa della tua venuta”.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questo dialogo si ispira direttamente alla frase che san Paolo aggiunge al racconto dell’ultima cena: “Ogni volta infatti  che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché Egli venga” (1 Cor 11, 26). La terza anamnesi dell’assemblea riprende gli elementi essenziali delle altre formule, cioè il ricordo della morte, della resurrezione e dell’attesa del ritorno di Cristo: “Ti ci hai redenti con la tua croce e resurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo!”.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Rimarchiamo che queste acclamazioni si rivolgono direttamente a Cristo, ciò che è raro nella liturgia. E’ come se facessimo una pausa nella preghiera eucaristica rivolta al Padre per acclamare il Cristo che si rende presente.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’anamnesi del sacerdote e la preghiera d’offerta&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il sacerdote prosegue riprendendo l’anamnesi dell’assemblea: egli menziona anche il nostro memoriale della morte, della resurrezione e dell’attesa del ritorno glorioso di Cristo. Questa anamnesi andrà a sbocciare in una preghiera di offerta e di ringraziamento: “Celebrando il memoriale del tuo Figlio, morto per la nostra salvezza, gloriosamente risorto e asceso al cielo, nell’attesa della sua venuta, ti offriamo, Padre, il rendimento di grazie, questo sacrificio vivo e santo” (III).&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questa offerta, il Cristo vivo e santo che noi offriamo al Padre per rendere a Lui grazie, e riconosciamo che questo sacrificio “riconcilia nel tuo amore l’umanità intera” (Riconciliazione I)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Per la salvezza del mondo” (IV). Alcune preghiere aggiungono che noi stessi ci offriamo insieme al Cristo: “Celebrando il memoriale della morte e resurrezione del tuo figlio, noi ti offriamo, o Padre, il sacrificio di riconciliazione, che egli ci ha lasciato come pegno del suo amore e che tu stesso hai posto nelle nostre mani. Accetta anche noi, Padre Santo, insieme con l’offerta del tuo Cristo” (Riconciliazione II)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La seconda epiclesi&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questa preghiera d’offerta e di ringraziamento introduce una nuova epiclesi: noi invochiamo lo Spirito Santo, questa volta sull’assemblea, perché essa possa beneficiare pienamente di ciò che si è appena realizzato. Per il dono dello Spirito, noi chiediamo di essere costituiti in un solo corpo, noi che riceveremo il medesimo corpo di cristo: “Ti preghiamo umilmente, per la comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo” (II). La formula è più sviluppata nella terza preghiera, nella quale noi chiediamo al Padre di vedere nel sacrificio della Chiesa quello del tuo figlio, che lo ha compiuto sulla croce “una volta per tutte” (Eb 7, 27) e che la Chiesa ripropone in ogni eucarestia: “Guarda con amore e riconosci nell’offerta della tua Chiesa la vittima immolata per la nostra redenzione; e a noi che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo, perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito” (III).&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le preghiere per la riconciliazione insistono sull’azione dello Spirito Santo che fa scomparire le cause delle nostre divisioni. La preghiera per le circostanze particolari evoca anch’essa la nostra incorporazione al corpo di Cristo: “La forza del tuo Spirito faccia di noi, ora e per sempre, i membri del tuo Figlio risorto, per mezzo della nostra comunione al suo corpo e al suo sangue”. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le epiclesi sono belle e importanti, ma sfortunatamente non abbastanza valorizzate.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Noi acclamiamo il Cristo presente sotto le apparenze del pane e del vino con il canto dell’anamnesi. Questo termine significa “memoriale”, perché noi facciamo memoria della sua morte, della sua resurrezione e del suo ritorno nella gloria che attendiamo. Il celebrante prosegue rendendo grazie a Dio per l’offerta di cristo che salva il mondo, e invoca una seconda volta lo Spirito Santo, sull’assemblea, questa volta, perché essa sia pienamente santificata in virtù della comunione al corpo e al sangue di Cristo, e perché essa sia costituita in un solo corpo.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Invochiamo con tutto il nostro cuore il dono dello Spirito santo sull’assemblea e su tutta la Chiesa!&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-4298601837962929779?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/4298601837962929779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/11/capire-la-santa-messa-xix-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/4298601837962929779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/4298601837962929779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/11/capire-la-santa-messa-xix-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XIX Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-4069471318240177718</id><published>2011-10-23T10:36:00.000+02:00</published><updated>2011-10-23T10:36:53.918+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XVIII Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;18° PARTE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;L’epiclesi e la consacrazione&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo il prefazio e il Sanctus, arriviamo alla consacrazione del pane e del vino con l’invocazione dello Spirito Santo (epiclesi) e le parole di Gesù nell’ultima cena (racconto dell’istituzione)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Una scelta di preghiere eucaristiche&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Messale romano propone una decina di preghiere eucaristiche. La prima preghiera eucaristica è denominata Canone romano; prima della riforma della liturgia, era la sola preghiera eucaristica a disposizione. la seconda è stata composta a partire da una antichissima tradizione che si attribuisce a sant’Ippolito (inizio del III secolo). Mentre la terza si ispira anch’essa a testi liturgici antichi, la quarta è una magnifica composizione recente, vicina alle preghiere dei cristiani d’Oriente, che sviluppa tutta l’opera della salvezza dalla creazione, passando per l’Alleanza al tempo di Mosè, quindi per i profeti, per arrivare alla nuova Alleanza nel Cristo. A queste quattro preghiere principali, si aggiungo due preghiere eucaristiche per la riconciliazione, tre per le assemblee dei bambini, e un’ultima per le circostanze particolari e i grandi raduni con quattro varianti. Leggendo le pagine seguenti, vi invito a riferirvi a queste preghiere eucaristiche che troverete in tutti i messali. Per non dilungarci troppo, citeremo più particolarmente la seconda.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La prima epiclesi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il celebrante riprende l’acclamazione del Sanctus che è stato appena cantato riaffermando la santità di Dio, prima di chiedergli di effondere il suo Santo Spirito sul pane e sul vino. “Padre veramente santo, a te la lode da ogni creatura. Per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, nella potenza dello Spirito Santo fai vivere e santifichi tutto l’universo, e continui a radunare intorno a te un popolo, che da un confine all’altro della terra offra al tuo nome il sacrificio perfetto” (III). La domenica, giorno della resurrezione, e in occasione delle grandi feste, il Messale propone un’aggiunta in relazione alla festa del giorno. Ecco per esempio quella della pentecoste: “Per questo motivo siamo qui riuniti davanti a te, nella comunione di tutta la Chiesa, celebriamo il giorno santissimo della Pentecoste, nel quale lo Spirito Santo si è manifestato agli Apostoli con innumerevoli lingue di fuoco” (III).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Che cos’è l’epiclesi¹?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(¹la parola significa letteralmente una “chiamata sopra” “epi, su, sopra”, klesis dal verbo kaleo, “chiamare”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’epiclesi è una “invocazione”. Nella preghiera eucaristica, ci sono due epiclesi. La prima è l’appello rivolto al Padre perché invii il suo Spirito sul pane e sul vino affinché questi diventino il corpo e il sangue di Cristo; e la seconda è l’appello sulla comunità affinché essa sia santificata per la comunione al corpo e al sangue di Cristo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il padre Garneau ricorda che senza lo Spirito Santo non si può fare nulla: “Un tempo era occorso lo Spirito Santo perché il Cristo prendesse carne nel seno della Vergine Maria. Oggi, occorre ancora la forza dello Spirito Santo perché il pane diventi ancora il corpo di Cristo risorto e il vino il suo sangue. Occorre anche la presenza e la forza dello Spirito Santo perché tutti noi, che siamo riuniti per l’eucarestia diventiamo il corpo di Cristo! Ovunque qualche cosa di grande si compie nel nome di Dio, lo Spirito è lì. Niente si compie senza di Lui. Con Lui, tutto diventa possibile. Ciò che lo Spirito tocca, si ritrova consacrato, santificato”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’invocazione dello Spirito Santo sulle offerte&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Noi chiediamo dunque al Padre di “santificare questi doni con l’effusione del tuo Spirito” sulle offerte, (II), di “mandare il tuo Spirito perché i doni che ti offriamo diventino il corpo e il sangue del tuo amatissimo Figlio, Gesù Cristo, nel quale anche noi siamo tuoi figli”(Riconciliazione I): “Ora ti preghiamo umilmente: manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri”. (III)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questa prima epiclesi esprime dunque chiaramente che la transustanziazione (= cambiamento di sostanza del pane che diventa il corpo di Cristo e del vino che diventa il suo sangue) si opera per la potenza dello Spirito Santo. Noi ci mettiamo in ginocchio in segno di venerazione, di adorazione davanti al Signore che si rende presente mediante la venuta dello Spirito Santo e per mezzo delle parole efficaci del sacramento.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le parole dell’istituzione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’istituzione dell’eucarestia nell’ultima cena ci è riferita dai tre Vangeli sinottici come pure da S. Paolo². (² Mt26,26-28; Mc 14,22-24; Lc22,19-20; 1Cor 11,23-25).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Nella messa, noi riprendiamo  il racconto dell’ultima cena. Ci sono alcune piccole varianti nella introduzione del racconto; queste sono interessanti, perché precisano l’intenzione di Cristo:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Egli, venuta l’ora di essere glorificato da te, Padre Santo, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”(IV). “Egli, venuta l’ora di dare la vita per la nostra liberazione” (Riconciliazione II).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Prima di stendere le braccia fra il cielo e la terra, in segno di perenne alleanza, Egli volle celebrare la Pasqua con i suoi discepoli” (Riconciliazione I).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Prima della sua morte sulla croce, Egli ci lasciò il segno più grande del suo amore” (Fanciulli II). “Egli offrendosi liberamente alla sua passione” (II).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Avvertiamo bene la chiara volontà del Signore di darsi liberamente e per amore al fine di salvarci. Seguono le parole di Cristo che sono le stesse in ogni preghiera eucaristica, ciò che facilita la celebrazione. Queste parole di Cristo sono accompagnate da quattro gesti che ne rischiarano il senso: Egli prese il pane, lo benedisse, lo spezzo e lo diede loro. “Nella notte in cui fu tradito, Egli prese il pane ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il sacerdote, in nome di Cristo. Prende il pane. Inchinandosi leggermente, in segno di rispetto e di venerazione, pronuncia queste parole lentamente, distintamente. Ogni parola ha la sua importanza: “Questo” designa il pane, frutto della terra e del lavoro degli uomini. Gesù lo benedice sottolineando così che questo pane è un dono di Dio. Questo pane spezzato e distribuito tra tutti unirà coloro che ne mangeranno: dato da Gesù ai discepoli, è fattore di comunione fra loro e Lui. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Il mio corpo” designa tutta la persona di Gesù. E’ il corpo di Cristo morto, resuscitato e glorificato che noi riceveremo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“E’”: questo pane è il mio corpo. Come è possibile? Noi vediamo sempre del pane….. Ma Gesù ha proprio detto questo è il mio corpo, e non questo rappresenta il mio corpo. Poiché Egli è il Figlio di Dio, noi sappiamo che realizza ciò che dice. D’ora in avanti, anche se i nostri sensi non percepiscono che del pane, crediamo che questo pane è diventato realmente corpo di Cristo. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“offerto per voi”: E’ per noi che il Cristo si è offerto, affinché noi abbiamo la vita, la salvezza. Noi siamo coinvolti in questo sacrificio.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Prendete e mangiate”: è un appello a ricevere, a prendere nelle proprie mani e a non rimanere dei semplici ascoltatori. Queste parole implicano una relazione, e più ancora una reciproca abitazione di Cristo in colui che lo riceve e inversamente: “Colui che mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e Io dimoro in lui” (Gv 6,56). Durante la consacrazione, il sacerdote parla a nome di Cristo, non forma più che una cosa sola con Lui, si dà con Lui; evidentemente non è il suo proprio corpo che egli dà da mangiare, ma quello di Cristo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ascoltiamo il seguito del racconto con la consacrazione del vino: “Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli e disse:  “Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il sangue è quello della nuova alleanza, un’alleanza definitiva, che non ha più bisogno di essere continuamente ricominciata come nell’Antico Testamento. Il sangue è versato per noi e per la moltitudine di tutte le età e di tutti i tempi. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E’ versato “in remissione dei peccati”, perché il sacrificio di Cristo, che ha preso su di sé tutte le nostre colpe, ci ottiene il perdono. Gesù aggiunge questa piccola affermazione che dà pienamente senso a ciò che noi celebriamo: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). Se noi ci riuniamo per celebrare la messa, è prima di tutto per rispondere a questo invito. Gesù ci invita a rivivere il dono del suo corpo e del suo sangue, perché possiamo, anche noi, oggi, raccoglierne i frutti di salvezza. Comprendiamo bene la solennità di questo grande momento. Dopo la consacrazione, il sacerdote mostra all’assemblea il pane divenuto corpo di Cristo e il vino divenuto sangue di Cristo. Noi possiamo brevemente adorare il Signore. Quando il sacerdote eleva l’ostia e il calice, un ministrante può incensarli. E’ talvolta usanza suonare una campanella per sottolineare la venuta di Cristo. Poi il celebrante fa una genuflessione in segno di riconoscenza e di adorazione della presenza di Cristo.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-4069471318240177718?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/4069471318240177718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/capire-la-santa-messa-xviii.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/4069471318240177718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/4069471318240177718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/capire-la-santa-messa-xviii.html' title='Capire la Santa Messa - XVIII Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-3818561415156644096</id><published>2011-10-20T11:17:00.001+02:00</published><updated>2011-10-20T11:19:23.260+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - XIII appuntamento</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione), concernenti ora la vita spirituale:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA VITA SPIRITUALE (PARTE QUARTA)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA FINALITA' DELLA VITA SPIRITUALE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Nel Cammino della VITA SPIRITUALE, guidato dalla potente azione dello Spirito Santo, fai una scoperta fondamentale, che è come una folgorazione: DIO è il TUTTO, tu sei il NULLA, trasformato dal suo amore in PURO DONO. Allora compi l'atto più grande e più vero della tua vita: ti prostri davanti a LUI in un silenzio profondo e adorante, come Mosè al roveto ardente. La stupenda preghiera che riportiamo ci orienta per individuare la vera finalità della VITA SPIRITUALE secondo il progetto di Dio.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;O SIGNORE, DIO Tu ci ami da sempre e per sempre. Tu non possiedi nulla che non sia donato.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tu non ti manifesti che come dono, non sai che donarti. Tu non ti riveli che abbandonato a noi.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tu ami ciascuno di noi dal più profondo. Tu ti affidi, ti consegni a noi. Tu sei sempre vicino perché ci ami e basta. Tu ti offri e non ti imponi mai. Tu sei onnipotente, ma nell'amore: sei cioè uno che si dona senza misura. Tu ami gratis: non vuoi dei sudditi, non sei diffidente, non ti arrabbi, non sei vendicativo, non premi e non castighi. Tu continui sempre, tenace nell'amore, a donarci fiducia. Il catechismo di S. Pio X poneva all'inizio una domanda fondamentale che tutte le persone :"Perché Dio ci ha creato?" La riposta era tanto semplice quanto profonda: "Dio ci ha creato per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita per meritare di goderLo poi eternamente in Paradiso". È vero: la risposta oggi si esprimerebbe diversamente nella forma, ma rimarrebbe comunque intatta nella sua sostanza: Dio ci ha creato per renderci suoi figli nel Figlio e come tali partecipi eternamente della sua vita divina. Ogni anima che sale la SANTA MONTAGNA, viene inondata progressivamente dal soffio potente dello SPIRITO SANTO, e scopre con gioioso stupore, che la SOLA, GRANDE VERITÀ DELLA VITA È L'AMORE. E quando si dice AMORE si dice DIO. "IN PRINCIPIO È L'AMORE", dal quale tutto si irradia e al quale tutto fa capo. Non può più tenere racchiusa in se stessa la PIÙ GRANDE SCOPERTA DELLA VITA: L'AMORE DI DIO. "La bocca parla della pienezza del cuore" (Mt. 12,34). E canta questo poema dell'Amore… "Come il Padre ha amato Me, così anch'Io ho amato voi. Rimanete nel mio Amore" (Gv. 15,9). L'Amore è CIRCOLARE. Inizia dal PADRE che ne è la Sorgente Inesauribile. Il PADRE (= AMANTE) dall'eternità genera il FIGLIO (=AMATO). Il FIGLIO ricambia l'Amore del PADRE con la stessa intensità e pienezza con cui lo riceve. Il flusso di Amore reciproco PADRE-FIGLIO-PADRE costituisce la persona dello SPIRITO SANTO (=AMORE), COMUNIONE ETERNA E BEATIFICANTE TRA IL PADRE E IL FIGLIO.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questo AMORE TRINITARIO è la VITA DI DIO, infinitamente beato in se stesso, ma per un suo disegno imperscrutabile, Egli ha scelto di diffonderlo al di fuori di sé. "Non per altro ama Dio se non per essere amato, sapendo che coloro che lo ameranno si beeranno di questo stesso Amore" (San Bernardo). E così il Poema dell'Amore Trinitario di Dio viene comunicato e partecipato a miriadi di altri esseri mediante la CREAZIONE. Il grande progetto del PADRE: donare il proprio FIGLIO nella POTENZA DELLO SPIRITO SANTO, perché divenga il CUORE del mondo, il SIGNORE di ogni creatura umana, per renderla pienamente partecipe della sua vita divina. L'amore del PADRE si rende così visibile e si realizza in pienezza attraverso l'OPERA del FIGLIO che, pur continuando a vivere presso il Padre, "pone la sua tenda tra i figli degli uomini". Il FIGLIO manda il suo SPIRITO, che è anche lo SPIRITO del Padre, il quale porta a compimento la sua opera redentrice. E così la CIRCOLARITA' dell'AMORE TRINITARIO coinvolge ogni creatura dell'universo: PADRE-FIGLIO-SPIRITO SANTO-CREAZIONE E RESTAURAZIONE di ogni CREATURA nel FIGLIO-SPIRITO SANTO-PADRE. Così, nel cuore dell'Amore Trinitario, s'innesta il Poema dell'Amore Incarnato nel FIGLIO, che rivela l'Amore del PADRE e dello SPIRITO SANTO. Questo Poema ha un nome divino-umano: si chiama GESU' CRISTO, "al quale sia gloria nei secoli dei secoli." (Ebr. 13,21)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quando l'anima, inondata dal Soffio dello Spirito Santo, vive l'esperienza ineffabile dell'Amore del Padre, riflesso sul Volto Radioso del Figlio suo Gesù Cristo, si sente come il violino nelle mani abili di un sapiente musicista: tutte le sue corde "vitali" vibrano di un'armonia arcana dolcissima che si modula soavemente come il gorgheggio dell'usignolo… Il gorgheggio si trasforma in Canto per esprimere questo Poema: "CAN-TERO' per il mio DILETTO il mio Cantico d'amore" (Is. 5,I)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; "Io sono il PANE VIVO disceso dal Cielo (…) Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue DIMORA IL ME ed Io IN LUI (…) e VIVRÀ IN ETERNO" (Gv.6,51.56.58).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA FINALITÀ DELLA VITA SPIRITUALE&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;•   AMARE è CONDIVIDERE: farsi simile alle persone amate, per CONDIVIDERE la loro stessa vita. Ecco il Mistero dell'INCARNAZIONE. "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv. 1,14)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;•  AMARE è   RIVELARSI: comunicare, dialogare, farsi comprendere da coloro che si amano. "Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" (Gv. 15,15).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ecco la RIVELAZIONE di Dio tramite la Sacra Scrittura e la Viva Tradizione della Chiesa, che ha raggiunto la sua pienezza nel Figlio che ci è stato donato. "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai nostri padri per mezzo dei Profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi, per mezzo del FIGLIO che ha costituito EREDE di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo" &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(Ebr. 1,1-2). AMARE è SACRIFICARSI: sacrificarsi per coloro che si amano fino alla donazione totale di se stessi. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv. 15,13). Ecco il Mistero della REDENZIONE. "Il FIGLIO dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt. 20,28).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;AMARE è PERDONARE: perdonare coloro che hanno tradito l'Amore, cancellando tutte le loro colpe per riammetterli nella propria amicizia. Ecco il Mistero della RICONCILIAZIONE. "Perché piacque a Dio di fare abitare in LUI (nel FIGLIO) ogni pienezza e per mezzo di LUI RICONCILIARE a Sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di LUI, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli" &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(Col. 1,19-20)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;AMARE è ESSERE PRESENTE: essere sempre presente a coloro che si amano.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ecco il Mistero dell'EUCARESTIA, che racchiude e RENDE PRESENTE in ogni tempo tutto l'amore di Dio per l'uomo in CRISTO GESÙ morto e risorto…&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La sua PRESENZA resta perenne nel Segno Sacramentale e Sacrificale del Pane spezzato (il suo corpo trafitto) e del Vino versato (il suo sangue sparso):. "Ogni volta, infatti, che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché Egli venga" (1 Cor. 11,26)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E' sempre PRESENTE pure con il Suo Santo Spirito che ha inviato nella Pentecoste. "Ecco, IO SONO CON VOI tutti i giorni fino alla fine del mondo " (Mt. 26,20).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;•   AMARE è VIVERE IN COMUNIONE:   non solo essere presente, ma VIVERE IN COMUNIONE CON le persone amate, una comunione intima, piena e totale. "Se uno mi ama, osserverà la mia Parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e PRENDEREMO DIMORA IN LUI". ( Gv. 14,23 ).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;•   AMARE è RENDERE FELICI:    RENDERE PER SEMPRE FELICI coloro che si amano.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ecco il Mistero della BEATITUDINE ETERNA CON DIO. "Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono Io, perché contemplino la mia Gloria, quella che mi hai dato, poiché Tu mi hai amato prima della creazione del mondo. (Gv. 17,24).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA CREAZIONE È LO SPLENDORE DELL'AMORE DI DIO RIFLESSO NELLE SUE CREATURE&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anche nella CREAZIONE l'anima "vede" l'Amore dello Sposo tanto amato, riflesso come la luce del sole che ne è il segno più evidente in tutte le sue creature. Ogni essere dell'universo racconta il Poema di questo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Amore, che si manifesta nella PROVVIDENZA del Padre: "LUI mi HA TRATTO DAL NULLA e mi FA CONTINUAMENTE SUSSISTERE con la sua ONNIPOTENZA; LUI mi GOVERNA con la sua infinita SAPIENZA".&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"I cieli narrano la GLORIA di Dio e l’opera DELLE SUE MANI ANNUNCIA il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il Messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia" (Sal. 18,2-3).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Figlio Gesù Cristo è venuto a rivelarci la Gloria del Padre che risplende anche nella CREAZIONE. EGLI canta la PROVVIDENZA del Padre, sempre in opera nell'universo, con accenti di tenerezza filiale inconfondibile, rimproverando l'uomo per la sua cecità di fronte a questo GRANDE AMORE "Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete e neanche per il vostro corpo di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?" (Mt. 6,25-28)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tutta la CREAZIONE proclama che LO SPLENDORE DELLA VERITÀ È L'AMORE.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;• Anche tu, fratello, sorella, che nella CREAZIONE sei "Immagine e Somiglianza vivente di Dio", proclami che lo scopo e la pienezza della vita è L'AMORE. Proprio perché Dio è Amore, tu sei creato per amare. Il più grande rammarico per tutti sarà alla fine quello di non avere amato abbastanza.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La Vita Spirituale raggiunge il suo apice nel grado di Amore-Comunione che l'anima riesce a raggiungere con il suo Sposo. Per questo S. Agostino, a chi chiede di dare una risposta pratica al senso della vita, dice: "AMA e CAPIRAI". Nell'inno alla CARITA' San Paolo esalta l'eccellenza dell'amore su tutti i carismi e su tutte le altre virtù (1 Cor. 13,1-13 ). Nel brano appena citato, l'Apostolo afferma che tutto finirà, ma "la CARITÀ non avrà mai fine" (1 Cor. 13,8). Partecipare dunque in pienezza ed eternamente all'amore di Dio, Uno e Trino, è lo scopo ed il traguardo della VITA SPIRITUALE. ALBERT SCHWEITZER è un grande medico e filosofo francese del secolo XX. Giunto alla piena maturità della vita, mentre era già affermato nella carriera e viveva agiatamente, ha abbandonato l'Europa. Si è recato in Africa equatoriale per fondare un centro ospedaliero dove ha assistito e curato, per una cinquantina d'anni, gli abitanti indigeni. La sua filosofia della vita l'ha tradotta in queste parole, che rimangono come il suo Testamento Spirituale:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"l'unica cosa importante, Quando ce ne andremo, Saranno le  TRACCE D AMORE Che avremo lasciato".&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L'uccello canta, Ma non domanda se qualcuno l'ascolta:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La sorgente scorre, Ma non domanda perché scorre.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L'albero fiorisce Ma non domanda se qualcuno lo guarda.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Albero, uccello, sorgente, Il loro dono lo danno per niente.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Canto popolare.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La VITA SPIRITUALE è un CAMMINO: il cammino dell'anima verso Dio. Come il cammino è fatto di TAPPE INTERMEDIE prima di raggiungere la META o il tra¬guardo del viaggio, così nella Vita Spiri-tuale l'uomo non può raggiungere Dio se non percorrendo le TAPPE del Cammino Spirituale CHE CONDUCE a Lui.La vita è una STRADA. L'importante è camminare sulla strada, anche se faticosa, verso la META. La vita invoca una meta, pena l'apatia, la disperazione, il falli¬mento.Cristo si è fatto per te VIA per accompagnarti e sorreg¬gerti nel VIAGGIO DELLA TUA VITA INCONTRO AL PADRE. Non ti esime, però, dal compiere la tua parte. Senza la tua volontà e il tuo impegno assiduo, quotidiano, di seguire LUI, tu non cammini sulla STRADA.Nella VITA SPIRITUALE fermarsi significa retroce¬dere. Medita le parole del grande dottore della Chiesa S. Agostino, sopra citate. "Se dici 'Basta' sei perduto. Avan¬za sempre, cammina sempre", ricordandoti che su questa strada non sei mai solo …I Maestri di vita nello Spirito hanno tracciato l'iti¬nerario che progressivamente conduce l'anima ad incon¬trare Dio.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;È L'AVVENTURA PIÙ AFFASCINANTE DELLA VITA.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Eccone le varie tappe:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;INIZIO DEL CAMMINO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;La VITA SPIRITUALE è un DONO che Dio fa all'uomo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;II "Bagaglio Umano”, cresce sempre più comprese le esperienze negative. NELLA FEDE, l’uomo viene assunto e "trasfigurato": diventa ESPERIENZA DI DIO.  giungerà in cielo. La  GLORIA che ognuno godrà in Paradiso sarà proporzionale al grado di Santità raggiunto nel Cammino della Vita Spirituale. Il Percorso è SENZA LIMITI, perché tra l'uomo e Dio la distanza è infinita: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt. 5,45).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;La SORGENTE della VITA SPIRITUALE è la PASQUA di Gesù (Passione Morte Risurrezione). "Dalla sua pienezza - dice S. Giovanni - noi tutti abbiamo ricevuto e Grazia su Grazia" (Gv 1,16). Questa pienezza di Grazia ci viene donata mediante i Sacramenti. Nel BATTESIMO, che fonda la VITA SPIRITUALE perché fonda la VITA CRISTIANA, per opera dello SPIRITO SANTO veniamo INCORPORATI IN CRISTO. In LUI diveniamo FIGLI DI DIO e quindi COEREDI CON LUI della VITA ETERNA nella GLORIA. LA VITA SPIRITUALE è un CAMMINO CON CRISTO, dall'ESPERIENZA dolorosa e drammatica della LOTTA in mezzo alle TENTAZIONI nel DESERTO, fino all'ESPERIENZA BEATIFICANTE della CONTEMPLAZIONE di Dio sul TABOR. Il Padre chiama ogni anima a percorrere questa strada verso il MONTE SANTO, per "trasfigurarla" nel proprio FIGLIO.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Cammino è lungo e faticoso. Ma, se è fedele a seguire lo Spirito Santo che la illumina, la guida, la fortifica, la persona inizia a vedere la propria vita con occhi nuovi: gli occhi della Fede. Sotto questa Luce, essa percepisce anzitutto la gravità del peccato come l'unico vero male che si oppone a Dio.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-3818561415156644096?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/3818561415156644096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/torniamo-meditare-attraverso-il-nuovo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/3818561415156644096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/3818561415156644096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/torniamo-meditare-attraverso-il-nuovo.html' title='Itinerari di fede - XIII appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-8514525157984903037</id><published>2011-10-16T11:10:00.000+02:00</published><updated>2011-10-16T11:10:01.055+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XVII Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;17° PARTE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;IL PREFAZIO E IL SANCTUS&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La preghiera eucaristica&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La preghiera eucaristica è spesso percepita come un lungo monologo recitato dal sacerdote. E’ bene ricordare che questi non fa che pronunciare delle parole a nome di tutta l’assemblea; egli parla sempre alla prima persona plurale: “Noi ti presentiamo…. Noi ti offriamo….”. la preghiera eucaristica è un’azione di grazie. E’ prima di tutto l’azione di Gesù che, nell’ultima cena, prese il pane (cf. la presentazione dei doni), rese grazie (preghiera eucaristica), lo spezzò (frazione del pane) e lo distribuì (comunione). E poi, è un’azione di tutta l’assemblea che si unisce all’offerta di Cristo e rende grazie con Lui e per Lui. La preghiera eucaristica è anche, come il suo nome indica, una preghiera, e dunque non una storia raccontata o una lettura. Il sacerdote non si rivolge all’assemblea, ma a Dio Padre a nome dell’assemblea. Questa preghiera si radica nella tradizione della liturgia ebraica e in alcune antichissime preghiere cristiane. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Il dialogo del prefazio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La preghiera eucaristica comincia con un dialogo. E’ il dialogo più importante della liturgia; lo troviamo in tutte le liturgie cristiane della più alta antichità. Tutta la preghiera eucaristica riposa su questo dialogo che permette al celebrante e all’assemblea di verificare la loro coesione. – Il Signore sia con voi/– E con il tuo spirito.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Queste prime due battute ci sono già note. Figurano all’inizio della celebrazione, e prima della lettura del Vangelo. Ricordiamo semplicemente che si tratta di una benedizione di una riconoscenza per i doni di ciascuno. Questo primo dialogo annuncia sempre un momento essenziale: ciò che stiamo per vivere è importante.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;- In alto i nostri cuori /- Sono rivolti al signore. Si tratta di un movimento di conversione: i credenti sono invitati ad abbandonare i loro crucci, le loro preoccupazioni e i loro attaccamenti per mettersi in qualche modo  “alla giusta altezza”, secondo le parole di San Paolo: “Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,2).&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Con la sua risposta, l’assemblea manifesta che essa aderisce a questo appello del celebrante e che vuole volgere il suo cuore verso il Signore e attaccarsi a Lui solo.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;- Rendiamo grazie al Signore nostro Dio!/- E’ cosa buona e giusta.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Il celebrante invita i fedeli a entrare nella grande preghiera di ringraziamento. Potremmo trascrivere “rendiamo grazie” con “celebriamo l’eucarestia” per il Signore nostro Dio! Il sacerdote invita dunque i credenti a “fare eucarestia”. A questo invito, l’assemblea dà il suo consenso rispondendo: “E’ cosa buona e giusta”. Essa delega in qualche modo il celebrante a pronunciare l’azione di grazie in suo nome. Approva in anticipo ciò che si svolgerà, manifestando pienamente il suo consenso in quanto popolo sacerdotale. Essere giusti significa dare o rendere a ciascuno ciò a cui ha diritto in fatto di beni materiali o spirituali, di ricchezze o di onore. Nei confronti di Dio, la giustizia consiste nel riconoscere ciò che egli è: Creatore e redentore. Rendere a Lui grazie non è dunque altro che giustizia, perché noi riceviamo tutto da Lui. Si aggiunge anche che ciò è “cosa buona”, piacevole e allietante. Noi siamo felici di rendere grazie a Dio che ci ha colmato e ci ama a tal punto. Noi lo facciamo di buon cuore, come un bambino piccolo che salta al collo del suo papà o della sua mamma per dire loro grazie. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Il prefazio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Il sacerdote prosegue partendo dalla risposta dei fedeli: “E’ veramente cosa buona e giusta rendere grazie a te”. Ciò illustra molto bene l’unità profonda del sacerdote e dell’assemblea: tutti rendono grazie, anche se il sacerdote soltanto pronuncia la grande preghiera che tutti ratificheranno con un Amen solenne alla fine della dossologia. Il prefazio è l’inizio dell’azione di grazie rivolta al Padre. In latino, la Parola praefatio significa: “preambolo”, “prefazione”. Esso consiste di tre parti: 1 il riconoscimento della lode dovuta al Padre per la mediazione del Figlio: 2 i motivi particolari dell’azione di grazie che sottolinea la celebrazione; 3 introduzione al Sanctus.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Riconoscimento della lode dovuta al Padre&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La formula iniziale, che riprende la risposta precedente dei fedeli, è la stessa per la quasi totalità dei prefazi: “E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore”. Queste prime parole hanno la loro origine nelle formule della pietà ebraica. Il nostro prefazio riprende questa azione di grazie con molto lirismo e comincia anche con veramente: è proprio vero. Questa azione di grazie come il seguito della preghiera eucaristica, è rivolta al Padre, “Per Cristo, nostro Signore”. È con Gesù e come Lui, come bambini amati, che noi ci rivolgiamo a Dio nostro Padre.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;2. Motivi particolari dell’azione di grazie&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Dopo il preambolo stereotipato, viene una seconda parte che varia a seconda della festa, del tempo liturgico o ancora dell’evento che riguarda la Chiesa locale, come un matrimonio, una ordinazione, un funerale; ne abbiamo poco più di ottanta nel Messale romano. Questi prefazi sono dei gioielli: il senso profondo della festa celebrata vi si dispiega con poche parole. Ecco, come esempio, il secondo prefazio di Pasqua: “Per mezzo di Lui (il Cristo), rinascono a vita nuova i figli della luce, e si aprono ai credenti le porte del regno dei cieli. In Lui morto è redenta la nostra morte, in Lui risorto tutta la vita risorge”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;3. Introduzione al Sanctus&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Dopo aver cantato o proclamato il motivo particolare dell’azione di grazie, il prefazio conduce al Sanctus con una nuova formula stereotipata, che conosce qualche leggera variante: “E noi, uniti agli angeli e agli arcangeli, ai troni e alle dominazioni e alla moltitudine dei cori celesti, cantiamo con voce incessante l’inno della tua gloria”. La lode della Chiesa, all’inizio della grande preghiera eucaristica, si unisce a quella degli angeli e dei santi nella gloria di Dio.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Il canto del Sanctus&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La prima parte del Sanctus è direttamente ispirata all’AT e alle preghiere ebraiche. Questa preghiera si riferisce all’acclamazione degli angeli nel racconto della vocazione del profeta Isaia (6,1-3): “Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di Lui stavano dei serafini (…). Proclamava uno all’altro, dicendo: “Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria”.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Leggendo questa preghiera del mattino della liturgia ebraica, “la benedizione di Yotser”, cioè del Creatore, sarete colpiti dalla somiglianza con il prefazio e il Sanctus. “Sii benedetto, nostra roccia, nostro Re, nostro Redentore, che crei gli angeli santi. Sia glorificato il tuo nome nell’eternità, nostro Re, che crei gli angeli. I tuoi angeli stanno nelle altezze dell’universo, proclamano insieme con timore, a piena voce, le opere del Dio vivente e del Re dell’universo. Tutti sono santi, tutti eletti, tutti potenti, tutti compiono con rispetto e timore la volontà del loro Creatore, tutti aprono le loro bocche con santità e purezza, cantono melodiosamente, benedicono, glorificano, magnificano, adorano, proclamano il Re Santo e il nome di Dio. E tutti insieme, prendono su di loro il giogo del regno dei cieli e si esortano reciprocamente alla lode del loro Creatore; in tutta pace spirituale, con labbra degne e con santa soavità, tutti con voce unanime, si rispondono con venerazione e rispetto dicendo: “Santo, Santo, Santo è il Signore Sabaoth! La terra è piena della sua gloria”. Il nostro Sanctus riprende questo versetto di Isaia, più o meno nel senso che la terra si unisce al cielo, dal momento che noi ci uniamo agli angeli per cantare la gloria di Dio: “Santo, Santo, santo, il Signore Dio dell’universo! I cieli e la terra sono pieni della sua gloria”. Santo, kadosh in ebraico, designa letteralmente ciò che è “separato”, “differente, “altro”. Noi cantiamo la grandezza di Dio, il Totalmente Altro. “Dio dell’universo” traduce l’espressione ebraica: Yahvè Sabaoth, “Signore degli eserciti”; la scrittura attribuisce spesso questo titolo a Dio, per mostrare che Lui è il Signore degli angeli e degli astri. Questo inizio del Sanctus è attestato alla fine del IV secolo. Il seguito appare prima del VI secolo: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli”. Riconosciamo l’acclamazione degli ebrei al momento dell’entrata messianica di Gesù a Gerusalemme, il giorno delle Palme. “La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: “ Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli” (Mt21,9). Questa acclamazione è tratta dal Salmo 117 (118): “Ti preghiamo, Signore: dona la salvezza! Ti preghiamo, Signore: dona la vittoria! Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (25-26°). In ebraico, “dona la salvezza” si dice: hoshiah’na. Bisogna sapere che si supponeva che questo Salmo avrebbe accompagnato l’accoglimento del Messia al momento del suo arrivo. Gli israeliti lo canteranno in occasione delle Palme: e questo è proprio il segno che essi hanno riconosciuto in Gesù il Messia. Hosanna aveva allora perduto il suo significato originario per diventare una semplice acclamazione di gioia e di vittoria. Ma nel momento in cui Gesù entra in Gerusalemme per subire la passione e salvarci, questa acclamazione riacquista tutto il suo significato. Del resto, il nome ebraico di Gesù, Yeshuà, significa “liberatore, “salvatore”. “nell’alto dei cieli” è un ebraismo. Si deve intendere: Osanna a Dio che abita nel più alto dei cieli. Noi riconosciamo l’infinita grandezza di Dio. CON IL CANTO DEL Sanctus, celebriamo dunque la gloria di Dio con gli angeli, in una atmosfera di grande festa. I liturgisti richiedono dunque che questa acclamazione sia cantata da tutta l’assemblea, con forza e con gioia: “Un Sanctus sussurrato dolcemente con voci parsimoniose, economizzando avaramente il fiato (….) è al di fuori del testo; il canto dei serafini di Isaia faceva vibrare i cardini della porta del Tempio!”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-8514525157984903037?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/8514525157984903037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/capire-la-santa-messa-xvii-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/8514525157984903037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/8514525157984903037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/capire-la-santa-messa-xvii-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XVII Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-8998663890898264640</id><published>2011-10-09T11:55:00.000+02:00</published><updated>2011-10-09T11:55:03.214+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XVI Appuntamento</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;16° PARTE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I riti dell’offertorio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La preparazione dei doni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Prima dell’offertorio, sull’altare non ci sono che una tovaglia che manifesta che l’altare è proprio la tavola del banchetto eucaristico, delle candele che indicano che questo pasto è sacro e un crocifisso che ricorda che ogni messa noi siamo ai piedi della croce. Il celebrante dispone il corporale, panno bianco quadrato, chiamato così perché un tempo si deponeva direttamente su di esso l’ostia consacrata, il corpo di Cristo. Vicino al corporale o sopra di esso si mette un purificatoio, piccolo tovagliolo piegato in lunghezza, destinato a detergere il vino consacrato e a “purificare” (nel senso di “desacralizzare”) il calice dopo la comunione. Questo panno non si deve confondere con il manutergio, da “mano” e tergere “asciugare” che il sacerdote utilizza per asciugarsi le mani. Vi si colloca inoltre il messale che contiene tutte le preghiere della messa. Prima di essere disposti sull’altare, questi oggetti sono stati preparati su un piccolo tavolo che si chiama credenza.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I vasi sacri&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I ministranti portano i vasi sacri chiamati così perché sono essi che conterranno il corpo e il sangue di Cristo. Hanno dei nomi un po’ complicati come patena, calice o ciborio. La patena, dal latino patena, “vaso vuoto” di forma circolare e concava è destinata a ricevere le ostie durante la celebrazione della messa. Fatta di materiale solido e nobile, essa è accompagnata dal calice. Il calice viene dal greco kulix e dal latino calix che designano una “coppa”. Il calice contiene il vino che diventerà il sangue di Cristo. Quando i fedeli a messa sono numerosi le ostie da consacrare vengono collocate nei cibari. L’origine di questa parola è poetica: kiborion designa il frutto della ninfea e per estensione, la coppa che ha la forma di questo frutto. A differenza del calice, esso comprende un coperchio, spesso sormontato da una croce perché opportuno che nel tabernacolo dove si conserva il santissimo sacramento, le ostie siano nelle migliori condizioni di conservazione. Oggi la parola ciborio si usa meno, è infatti più comune la parola pisside. Il pane è, almeno in occidente, l’alimento fondamentale per gli uomini, a tal punto che è diventato il simbolo di ogni alimento. E’ il frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Per avere del pane, occorrono prima di tutto una buona terra, l’acqua e il sole. Ma anche molto lavoro, dall’agricoltore che semina, ara, miete e batte  le spighe per estrarne i grani, fino al mugnaio che produrrà la farina e al panettiere che lavorerà la pasta e la cuocerà. E’ un bel simbolo di ogni nostro lavoro che presentiamo a Dio. I padri della chiesa hanno messo in rilievo che il pane, come il vino del resto, è u n segno di unità: dei grani così diversi sono impastati per formare una sola farine e un solo pane. Così la comunità unificata dall’azione dello spirito santo si comunica al medesimo corpo di Cristo per formare ormai un solo corpo. Possiamo leggere della Didaché uno dei documenti cristiani più antichi: “come questo pane che noi spezziamo, una volta disseminato sulle colline è stato raccolto per non farne più che uno solo, così la tua chiesa sia radunata dalle estremità della terra nel tuo regno!”. Il Cristo ha scelto questo cibo ricco di significato per darsi a noi. Già nel discorso sul pane di vita (Gv 6), Gesù dichiara che egli è “il pane di Dio, colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (6,51). Questo cibo viene dal Padre: è quello che noi sollecitiamo nel Padre nostro domandandogli “il nostro pane quotidiano”. Noi abbiamo la consuetudine di usare del pane azzimo, cioè non lievitato. Perché? Innanzitutto sicuramente in relazione alla Pasqua ebraica. Prima di passare dalla schiavitù alla libertà, Dio ha ordinato al popolo ebraico di mangiare rapidamente l’agnello e il pane azzimo. Nell’ultima cena condivisa con i suoi discepoli, Gesù ha dunque preso del pane azzimo e noi vogliamo fare lo stesso. Ci sono anche delle ragioni pratiche: si conserva più a lungo del pane lievitato e fa meno briciole quando lo si distribuisce. Questo pane diverso ci ricorda che l’eucaristia non è un pasto come tutti gli altri. Nello stesso tempo è importante che le ostie conservino intatto il gusto del pane. Ostia viene dal latino hostia che significa “vittima”. L’ostia designa dunque la vittima offerta in sacrificio e che prima di essere presentata a Dio è stata colpita, immolata.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il vino&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Il vino rallegra il cuore dell’uomo”. E’ il segno della festa e anche il simbolo delle nozze eterne. In occasione dell’ultima cena, offrendo la coppa del vino, Gesù aggiunge che non berrà più d’ora in avanti il frutto della vite fino a che non sarà venuto il regno di Dio (Lc 22,18). Nell’attesa, questo vino sarà quello del suo sangue versato. Nel giardino degli Ulivi, mentre prova solitudine e l’angoscia fino a sudare sangue, Gesù parla di questo calice che egli accetta: “padre, se vuoi allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà!” (Lc 22,42) Perché si utilizza del vino bianco piuttosto che del vino rosso? Di nuovo per delle ragioni pratiche: il vino bianco macchia meno di quello rosso. Talvolta si usa del vino dolce perché si conserva più a lungo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La processione delle offerte&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questo rito proposto dalla riforma liturgica del Vaticano II, rinvia ai primi tempi della chiesa quando i cristiani portavano il pane, il vino e l’acqua come pure il cibo, per il pasto comunitario, che si chiamava agape. Oggi non sono più i fedeli che preparano direttamente il pane e il vino (le ostie sono fabbricate dalle monache e salvo che nelle regioni viticole, il vino viene prodotto altrove), ma questa processione simbolizza  la partecipazione dell’assemblea a questo atto di offerta: sono le nostre attività, il nostro lavoro e tutta la nostra vita che presentiamo al Signore, Dio ci ha colmato dei suoi doni, noi vogliamo offrirgliene una porzione simbolica, in riconoscenza dei suoi benefici. Più profondamente, siamo chiamati ad associarci al dono che il Cristo fa della sua vita. Questo è il momento di spossessarsi di se stessi per aprirsi con fiducia a Dio. E’ anche il mondo intero, con le sue sofferenze e le sue lacerazioni che noi rimettiamo nelle mani del Padre.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La questua&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Per significare la nostra partecipazione all’offertorio, abbiamo sostituito i doni in natura con la questua. Ci si può domandare se sia questo il momento buono  per farla, perché il rumore degli spiccioli disturba e distrae l’assemblea…. Tuttavia, la questua fa parte, a suo modo, della liturgia dell’offertorio. Con il nostro dono partecipiamo simbolicamente all’acquisto di queste offerte e inoltre al sostentamento della chiesa come pure dei suoi ministri e alle attese di coloro che sono socialmente più svantaggiati. Il denaro così raccolto è il segno materiale dell’offerta che noi facciamo di noi stessi, delle nostre forze e delle nostre energie.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Il canto d’offertorio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Possiamo eseguire un canto che accompagna l’offerta di Cristo perché la processione delle offerte rappresenta  simbolicamente l’”entrata” di Cristo che viene a dare la sua vita. Questo canto ricorda le acclamazioni della folla quando Gesù è entrato a Gerusalemme.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La presentazione dei doni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il sacerdote presenta questi doni a Dio. Egli alza leggermente la patena poi il calice. E’ un gesto eloquente per tutti: le nostre offerte terrene, simboli di tutta la nostra vita, sono elevate al mondo celeste. Il sacerdote pronuncia delle formule di benedizione che si ispirano alla liturgia ebraica: “Benedetto sei tu Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane frutto della terra e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te, perché diventi per noi bevanda di salvezza”. Benedire, bene-dicere significa “dire bene”. L’uomo vuole dire bene di Dio che lo colma, che lo ha benedetto con tutta la creazione. Alla formulazione ebraica delle benedizione del pane e del vino, il Messale romano aggiunge la menzione del “lavoro dell’uomo” con il Creatore per la valorizzazione della terra, una collaborazione indispensabile. Una  sinergia (attività comune) tra Dio e l’uomo trova la sua dimensione nella liturgia, che è un atto comune tra Dio e il suo popolo per la celebrazione della loro alleanza. Alla benedizione pronunciata dal sacerdote per il pane e poi per il vino i fedeli sono invitati a rispondere con una acclamazione che è anche una benedizione “Benedetto nei secoli il Signore”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La goccia d’acqua nel calice&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Perché dunque il sacerdote versa un po’ d’acqua nel vino? L’origine pratica di questo gesto si trova nell’usanza giudaica e greca di mischiare un po’ d’acqua al vino che era troppo forte. Ma c’è certamente un significato più profondo. Ascoltiamo ciò che dice il sacerdote: “L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana”. Si tratta dunque di un magnifico simbolo della nostra umanità che si unisce alla divinità di Gesù. Già nel III secolo , san Cipriano scriveva: “Quando si mischia l’acqua al vino nel calice, il popolo non forma che una cosa sola con il Cristo (….). Questo congiungimento , questa associazione dell’acqua e del vino si compie nel calice del Signore in una maniera indissolubile, di conseguenza niente potrà separare il Cristo dalla chiesa (….). Essa gli sarà sempre attaccata e l’amore farà dei due un tutto indivisibile”. Una volta che l’acqua è mischiata al vino, non la si può più distinguere, né togliere. Così è della nostra unione con il Signore nell’eucaristia: noi non formiamo più che una cosa sola con lui. Questa goccia d’acqua è la nostra umile partecipazione, essa è certo molto piccola e limitata, ma è il Signore che  non vuole fare nulla senza di noi, che ce la richiede.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Accoglici o Signore”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo aver benedetto Dio per il pane e per il vino, il sacerdote si inchina in un gesto di umiltà dicendo: “umili e pentiti, accoglici o Signore. Ti sia gradito il nostro sacrificio che oggi si compie dinanzi a te”. Questa formula si ispira a un brano del profeta Daniele: il cantico di Azaria nella fornace. “Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra nazione, oggi siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati (…). Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito perché non c’è delusione per coloro che confidano in Te” (Dn 3,37,39-40). Prima di offrire a Dio il sacrificio perfetto della nuova ed eterna alleanza, noi riconosciamo la nostra indegnità, ma sappiamo che Dio non respinge mai un cuore pervaso da umiltà e fiducia.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Incensare le offerte&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il celebrante incensa le offerte che diventeranno il corpo e il sangue di Cristo. E’ il segno che vuole fare salire le offerte verso Dio come l’incenso che si innalza. Egli incensa ancora una volta l’altare, segno di Cristo che si offrirà per noi sulla croce, “luogo” del sacrificio. Poi il turiferario incensa il sacerdote e i fedeli che si offriranno con il cristo, affinché  siano essi stessi santificati da questa azione santa.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il gesto del lavabo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il sacerdote si lava le mani. Questo gesto si chiama “lavabo” non perché il sacerdote sta per lavarsi le mani al lavabo ma a causa della parola latina che incomincia il versetto di un salmo che lo accompagna: “Lavo (laverò) nell’innocenza le mie mani e giro attorno al tuo altare, o Signore (salmo 25(26),6). E’ la ripresa di un gesto ebraico di purificazione che anche Gesù praticò. In origine il sacerdote compiva questo gesto per ragioni d’igiene, perché le sue mani erano sporche dopo aver ricevuto le offerte in natura. Esso ha preso poi un significato spirituale. Lavandosi le mani, il sacerdote dice: “lavami, Signore, da ogni colpa, purificami da ogni peccato”. Con queste parole d’umiltà, il sacerdote manifesta che egli è peccatore tanto quanto un altro battezzato. Al momento di compiere un’azione così grande, egli riconosce la sua indegnità e il suo bisogno di essere purificato.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La preghiera sulle offerte&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;A conclusione della preparazione dei doni, il sacerdote invita l’assemblea ad alzarsi in piedi e a pregare: “Preghiamo fratelli perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente”. Questa formula esprime bene che il sacrificio eucaristico non impegna soltanto il sacerdote che lo offrirà e l’assemblea che si unisce a lui, ma anche la chiesa e l’umanità tutta intera.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I fedeli rispondono precisamente “il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa”. Questa formula breve esprime le due finalità del sacrificio: esso dà a Dio “ogni onore e gloria” come canterà la conclusione solenne della preghiera eucaristica e procura al mondo intero la salvezza. Solidale con tutta l’umanità, è il mondo intero che noi accogliamo nella nostra offerta ed è il mondo intero che beneficia del sacrificio di Cristo. Segue la preghiera sulle offerte che si  chiamava un tempo secreta, non  perché fosse segreta ma perché era la preghiera sui doni che erano stati messi da parte (secreta, da secernere “separare”, “mettere da parte”) per la celebrazione dell’eucaristia. Queste preghiere, spesso antichissime, cantano il mirabile scambio che si sta per compiere: i doni che noi offriamo a Dio sono chiamati a diventare per l’azione dello Spirito Santo, Dio stesso che si offre a noi. Noi non portiamo quasi mai nulla, semplicemente un po’ di pane e di vino, in cambio ci sono date tutte le ricchezze di Dio. Noi portiamo la nostra vita: una vita debole e ferita, una vita segnata dal peccato, il cambio riceviamo la vita del Risorto. Si, che meraviglioso scambio!&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’offertorio è il momento nel quale si preparano e si portano i doni che serviranno per l’eucaristia. E’ una specie di transizione tra la Parola e l’eucaristia, ma che nondimeno costituisce un tempo importante e denso di significato. Presentando il pane e il vino è tutta la nostra vita che noi presentiamo ed ci disponiamo così ad accogliere il nostro Signore. Questa presentazione è accompagnata da formule di benedizione che si ispirano alla liturgia ebraica. La goccia d’acqua versata nel calice manifesta la nostra partecipazione a questa offerta e la nostra unione a Cristo. L’incensamento è il segno che vogliamo fare salire le offerte a  Dio come l’incenso che si innalza. Il lavaggio delle mani ricorda che il sacerdote è un uomo peccatore e che egli non sta all’altare in ragione dei suoi meriti o delle sue qualità, ma unicamente per il dono di Dio ricevuto con l’ordinazione. Infine, la preghiera sulle offerte e il suo dialogo manifestano che tutta la comunità è parte pregnante nella presentazione delle offerte e che noi celebriamo per il mondo intero. Viviamo intensamente questa liturgia dell’offertorio, offrendo noi stessi al Padre con il Cristo!&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-8998663890898264640?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/8998663890898264640/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/capire-la-santa-messa-xvi-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/8998663890898264640'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/8998663890898264640'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/capire-la-santa-messa-xvi-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XVI Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-3183285557358369601</id><published>2011-10-07T13:05:00.000+02:00</published><updated>2011-10-07T13:05:29.776+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - XII appuntamento</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione), concernenti ora la vita spirituale:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;LA VITA SPIRITUALE (PARTE TERZA)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;IL RUOLO INSOSTITUIBILE DI MARIA NELLA VITA SPIRITUALE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La mamma è sempre sollecita nel soccorrere il frutto delle proprie viscere, mettendo a repentaglio la sua stessa vita. Nel cammino della tua vita, spesso difficile e travagliata, affidati con tutto il cuore a Maria, "la Mamma delle mamme". Gesù te l'ha donata dalla croce come madre precisamente per questo. Lui stesso, mentre ti affida alle sue cure materne: "ECCO TUO FIGLIO", ti esorta a metterti nelle sue mani e nel suo cuore: "ECCO LA TUA MADRE. Con tanto interessamento e con tanto amore la Beatissima Vergine lavora a ottenere a tutti noi il divino aiuto, che come per mezzo di Lei discese sulla terra, così per mezzo di Lei gli uomini salgono al cielo. La malvagità degli uomini, assai spesso, eccita la divina indignazione. La Madre di Dio è l'Arca dell'Alleanza eterna perché non venga distrutta l'umanità. Le preghiere degli altri Santi si basano soltanto sulla Divina Misericordia; le preghiere di Maria, invece, su un certo diritto materno. Accostandosi quindi al trono del Figlio suo, come AVVOCA TA domanda, come ANCELLA prega, come MADRE comanda (Pio VII, bolla "Tanto studio "). Qui ora, riportiamo Documenti, Esperienze, Testimonianze di veri Maestri, che hanno tracciato un CAMMINO nella VITA SPIRITUALE. Tutti i Santi (ricordiamo in modo speciale i Fondatori di Ordini e di Congregazioni, sia religiosi che laicali) hanno ricevuto dallo Spirito Santo Carismi diversi per Ministeri diversi, al fine di far rifulgere nella CHIESA, che è "come la Sposa adorna per il suo Sposo" (Ap. 21,2), la Santità e lo Splendore del volto di Cristo. Hanno aperto VIE di Spiritualità che sono e saranno sempre feconde di frutti. Ma, mentre i Santi hanno attinto dalla "multiforme GRAZIA di CRISTO &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(1 Ptr. 4,10) i DONI proporzionali alla loro Vocazione-Missione, Maria Santissima ha partecipato come Madre e anche come Prima Discepola (Prima Cristiana "ante litteram"), in maniera totale ed unica, al Mistero della sua Incarnazione e della sua Redenzione. Nessuno ha mai condiviso né potrà mai condividere come Lei la vita di Gesù e quindi l'Ideale del suo Vangelo. Tra Maria e Gesù non ci fu solo una unione di opere, di vicende, di convivenza, ma raggiunse il cuore. Il Bèrulle, cardinale e teologo francese, nelle pagine mirabili che dedicò alla contemplazione dell'ineffabile unione di mente e di cuore tra Gesù e Maria, scrive: "Gesù e Maria non sono, ci sembra, che un solo vivente sulla terra: il cuore dell’uno non vive e non respira che per l'altro " ("Le grandezze di Maria, pag.158). Come è vero che la VITA SPIRITUALE è il CAMMINO per incontrare Cristo in una maniera sempre più piena e vitale, nessuno l'ha mai incontrato né lo potrà mai incontrare come Maria, sua Madre. S. Luca, per farci capire quanto Maria fosse unita a Gesù e mettesse sempre il Figlio al centro della propria vita, ci dice: "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore" (Lc. 2,19). Tutto ciò che faceva e diceva suo Figlio, tutto ciò che gli altri facevano e dicevano nei riguardi di Lui, passava dal suo cuore materno: lo meditava confrontandolo nella Fede, che diveniva incessante preghiera, per conformarsi sempre alla volontà del Padre. Così Maria è stata costantemente fedele a quelle parole pronunciate come risposta a Dio nell'Annunciazione: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc. 1,38). E' la FEDE piena e senza riserve di Maria che Le attira tutti i Favori di Dio, quella FEDE che lo Spirito Santo stesso, per bocca di Elisabetta, proclama: "Beata Colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore"(Lc. 1,45).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Papa Paolo VI, di venerata memoria, nell'Esortazione Apostolica "SIGNUM MAGNUM" del 1967 sul culto da tributarsi a Maria, esalta le virtù evangeliche che con la fede rifulgono mirabilmente in LEI. "Contempliamo Maria ferma nella fede, pronta nell'obbedienza, semplice nell'umiltà, esultante nel magnificare il Signore, ardente nella carità, forte e costante nell'adempiere la sua missione fino all'olocausto di se stessa, in piena comunione di sentimenti con il Figlio suo che si immolava sulla croce per donare agli uomini una VITA NUOVA" (Signum magnum N° 12). Nei momenti più importanti della vita di Gesù troviamo sempre in maniera significativa, la presenza di Maria. A Cana compie il primo Miracolo di tramutare l'acqua in vino per la Mediazione materna di Maria. L'episodio mette in risalto l'attenzione e la vigilanza con cui Ella segue, momento per momento, lo svolgersi della festa, per cui si accorge quando il vino sta per finire. Sono squisite la sua sollecitudine e insieme la sua discrezione nell'intervenire presso il Figlio: "Non hanno più vino " (Gv. 2,3). Senza interferire minimamente circa le modalità del suo intervento, Lei ha la certezza che vi avrebbe comunque provveduto. Per questo si rivolge ai servi e dice loro semplicemente: "Fate quello che vi dirà" (Gv. 2,5). "Sono, dice il Beato Giovanni Paolo II, come le parole-testamento di Maria". Tutti i suoi Messaggi nelle diverse apparizioni della storia riecheggiano questa Sua missione: portare le anime a Lui. "Fate quello che vi dice mio Figlio". Sul Calvario, al compimento dell'ORA di Cristo e dell' ORA della storia, ai piedi della croce, Maria partecipa nel cuore al Sacrificio Redentore del FIGLIO con un abbandono totale alla volontà del PADRE. Unita intimamente a Cristo, la Vergine è MODELLO e FIGURA della CHIESA, chiamata ad accogliere, non passivamente ma con la propria collaborazione, la Redenzione operata da LUI. Per questo dalla croce il Figlio la dichiara MADRE dell'umanità redenta. "Gesù allora, vedendo la MADRE e lì accanto il discepolo che Egli amava, disse alla Madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!" (Gv. 19,26-27). Attraverso l'esperienza del Calvario, Maria è divenuta la MADRE della REDENZIONE, perché in Cristo e con Cristo ci ha rigenerati come Figli di Dio, e nostra AVVOCATA di Grazia e di Misericordia. Qualche Santo arriva a definirla “L’ONNIPOTENTE PER GRAZIA". Il Sommo Poeta Dante, nel Canto XXXIII del PARADISO, in una delle più belle preghiere di esaltazione alla Vergine, esprime così la sua Efficace Mediazione presso il Figlio Gesù: "Donna, se' tanto grande e tanto vali, che qual vuol Grazia ed a Te non ricorre, sua desianza vuol volar sanz’ali". Maria è la DONNA del SABATO SANTO. Tra lo sconcerto dei discepoli, smarriti dopo la fine ignominiosa del loro Maestro nel quale avevano riposto tutte le loro speranze, ELLA, "nel Sabato del silenzio di Dio" è, e rimane la "Virgo fidelis", la Vergine fedele. Sotto la croce non crolla, ma come dice il Vangelo. "STA". Lo SPIRITO SANTO, che inonda pienamente la sua anima benedetta, la ILLUMINA, la FORTIFICA, la GUIDA nel percorrere tutto l'arco della fede. All'alba del mattino di PASQUA, Maria non è presente con le pie donne che vanno alla tomba a piangere un morto. ELLA è sicura che LUI, come aveva predetto, sarebbe risuscitato. Anche se il Vangelo non ne parla espressamente, è ovvio che Gesù risorto è apparso per primo a sua Madre. Troviamo finalmente Maria presente all'EVENTO grandioso che inaugura ufficialmente la Chiesa: la PENTECOSTE. Nei giorni di attesa dello Spirito Consolatore, che li avrebbe trasformati in suoi Testimoni, ELLA anima, rincuora e tiene uniti gli Apostoli e i Discepoli. "Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù e con i fratelli di Lui" (Atti 1,14). Questa presenza materna di Maria, tanto assidua e premurosa nel servire, e “nell'ascoltare” il Figlio, diventa così la sua missione nella vita della Chiesa: essere MEDIATRICE di GRAZIA per la salvezza di tutti i figli che Lui le ha "consegnato" dalla croce. Ogni DONO, ogni GRAZIA ci vengono elargiti dalla misericordia del Padre, che non ha limiti, per i meriti infiniti del proprio Figlio Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto. Maria però intercede efficacemente perché il TESORO INESAURIBILE della REDENZIONE venga donato a ciascuna anima nel cammino verso la VITA ETERNA, secondo la Vocazione di ogni persona, che è UNICA e IRREPETIBILE. I miracoli e le conversioni innumerevoli che sono avvenuti e avvengono continuamente per l'Intervento e la Mediazione di Maria, specialmente nei santuari a Lei dedicati, vere "Oasi di Spiritualità", confermano come la Sua Potenza di Intercessione in favore dei propri figli è sempre all'opera. "Ecco la tua Madre! ". Questo caldo invito di Gesù ad accogliere la sua Mamma come mamma nostra è il più dolce dei Testamenti. Nessuno ha tanto influsso nella vita di ogni persona, nessuno entra nel suo cuore quanto la propria mamma. Gesù, donandoci sua Madre “e quale Madre!” come Madre nostra, ce l'ha affidata come MAESTRA e GUIDA sicura nel cammino della VITA SPIRITUALE.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;San Luigi Grignion di Montfort, il Santo innamorato della Madonna, che ha tanto contribuito con la sua vita e con i suoi scritti a diffonderne la devozione, in particolare con l'atto di Affidamento a Lei, spiega come questa pratica "è una strada comoda, breve, perfetta e garantita per giungere alla unione con il Signore, dove e 'è la perfezione cristiana” (Trattato della vera devozione" N° 152 e ss.). Il Beato GPII, che con molta sapienza ha guidato la Chiesa nel trapasso da un millennio all'altro, ci ha mostrato con la santità della sua vita e con la fecondità prodigiosa del suo Alto Magistero, che cosa significa affidarsi a Maria.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il 13 maggio 1981 giorno della prima Apparizione della Vergine a Fatima, nel gravissimo attentato che ha subito, è stato salvato da Dio per Intercessione di Maria. La devozione di GPII alla Madonna è stata intensa, tenera e filiale. L’ha espressa continuamente: nelle molte e stupende preghiere per Lei composte, negli Atti di Affidamento di se stesso, delle singole nazioni come dell'umanità intera, nei frequenti pellegrinaggi ai Santuari mariani, in tutti i luoghi dove l’ha portato il suo zelo apostolico indefesso, paragonabile a quello di San Paolo. Anche il motto del suo pontificato, eminentemente mariano lo sintetizza bene: "TOTUS TUUS, O MARIA: Sono tutto tuo, o Maria".&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La PREGHIERA LITURGICA della Chiesa esprime sempre la sua fede: "LEX ORANDI, LEX CREDENDI".&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Per questo essa applica a Maria le parole che ne esaltano la sua potenza di Grazia. Sono tratte dal Libro dei PROVERBI: "Chi trova Me trova la VITA, e ottiene FAVORE dal Signore" (Prov. 8,35). Per concludere, ogni anima, finché è pellegrina in questo mondo, tra tante prove e sofferenze, guardi sempre a Maria che ci viene descritta nella GLORIA di DIO dall'Apostolo Giovanni, con meravigliose immagini "...Nel cielo apparve poi un SEGNO GRANDIOSO: una DONNA vestita di SOLE, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle " (Ap. 12,1 ).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Germano, patriarca di Costantinopoli ( morto nel 733), innalza a Maria una stupenda preghiera, usando delle bellissime e delicatissime immagini che esprimono un grande amore ed una tenerezza filiale verso la Madre di Dio:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mio sollievo, Maria, mia rugiada e refrigerio nell'arsura. Pioggia che scende da Dio sul mio cuore, Lampada risplendente nell'oscurità dell'anima; Guida nel cammino e sostegno nella debolezza, Veste della mia nudità e ricchezza nella mia miseria. Medicina delle mie insanabili ferite, Sollievo dei miei dolori e speranza della salvezza.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"Eccomi, sono la Serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). Nel Cammino della VITA SPIRITUALE ti previene e ti accompagna sempre la GRAZIA di DIO, che richiede però la tua disponibilità e la tua collaborazione. Se al Dono di Dio tu corrispondi con pienezza, sull'esempio di Maria, ricevi tutto; se vi corrispondi molto, ricevi molto; se vi corrispondi poco, ricevi poco. "Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà" (2 Cor. 9,6).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-3183285557358369601?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/3183285557358369601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/itinerari-di-fede-xii-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/3183285557358369601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/3183285557358369601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/itinerari-di-fede-xii-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - XII appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-5264962883915656257</id><published>2011-10-02T11:04:00.000+02:00</published><updated>2011-10-02T11:04:00.157+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XV Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;15° PARTE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La preghiera universale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo il credo si recita la preghiera universale, che conclude la liturgia della Parola.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La preghiera universale o “preghiera dei fedeli” è una tradizione molto antica. Essa si radica nella tradizione ebraica che associa benedizioni e preghiere di domanda in una lode confidente in Dio. Essa si appoggia anche sulle raccomandazioni di san Paolo: “Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.” (1Tm 2, 1-4). La preghiera dei fedeli nel corso della messa è stata sfortunatamente abbandonata verso il VI secolo. E’ la riforma liturgica dell’ultimo concilio che ha permesso di riannodare i rapporti con questa tradizione molto antica. L’OGMR (Ordinamento generale Messale Romano) la definisce così: “Nella preghiera universale, o preghiera dei fedeli, il popolo risponde in un certo modo alla Parola di Dio accolta con fede e, esercitando il proprio sacerdozio battesimale, offre a Dio preghiere per la salvezza di tutti” (n° 69). Si tratta dunque proprio della preghiera del popolo, dell’assemblea, che intercede per i bisogni del mondo e dei membri della comunità. Idealmente, questa preghiera non dovrebbe essere composta dal sacerdote celebrante, come troppo spesso avviene, ma dai fedeli. In alcune parrocchie ci sono esperienze molto significative al riguardo. Questa preghiera è universale, perché essa si allarga alle dimensioni della chiesa universale. Non è dunque prima di tutto una preghiera per noi, per i nostri propri bisogni, ma una preghiera per il mondo, per l’universo intero. Esaminiamo ora lo svolgimento di questa preghiera.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’invito&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il celebrante invita l’assemblea alla preghiera. Ecco (vale come esempio) una proposizione del Messale Romano per la Quaresima: “All’avvicinarsi delle solennità pasquali, preghiamo il Signore in modo più pressante, affinché l’universo intero benefici maggiormente delle ricchezze del mistero della salvezza”. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;O ancora questa introduzione proposta per il tempo ordinario, che manifesta bene l’apertura della nostra preghiera al mondo intero: “E ora, fratelli carissimi, apriamo i nostri cuori a tutte le sofferenze e a tutti i bisogni dei nostri fratelli uomini”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Le intenzioni di preghiera&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le intenzioni sono lette da un diacono o da un lettore. Possono essere dette dai membri dell’assemblea nel caso di una preghiera spontanea. Se dovete comporre delle intenzioni di preghiera universale, l’OGMR (n° 70) vi suggerisce di pregare:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;─ per i bisogni della chiesa, per i suoi pastori e i suoi fedeli;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;─ per i dirigenti degli affari pubblici, affinché operino a favore di una vera pace nella giustizia, e per la salvezza del mondo intero;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;─ per tutti coloro che sono oppressi da una difficoltà; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;─ per la comunità locale, per i suoi defunti e per i suoi bisogni particolari.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo ogni intenzione, l’assemblea prega cantando un ritornello o restando semplicemente in silenzio.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La conclusione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Al termine di queste diverse domande, il sacerdote conclude con una orazione. Ecco un esempio proposto dal messale: “O Dio che tutto conosci, tu vedi tutti i bisogni della nostra vita umana. Accogli le preghiere di coloro che credono in te, esaudisci i desideri di coloro che ti supplicano. Per Cristo nostro Signore. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il modello più sorprendente di preghiera universale è la grande intercessione del Venerdì Santo, con le dieci preghiere per la santa Chiesa, per il Papa, i vescovi e i presbiteri, per i catecumeni, per l’unità dei cristiani, per gli ebrei, per quelli che non credono in Gesù, per quelli che non conoscono Gesù, per i poteri pubblici e per quelli che soffrono. Ritroveremo queste intercessioni nella preghiera eucaristica, particolarmente per il Papa, per i vescovi, per i defunti e per tutto il popolo di Dio. Al fine di evitare dei doppioni, possiamo fare attenzione che le intenzioni della preghiera universale si ispirino alle letture che sono state appena proclamate. Così, la preghiera universale permetterà una buona conclusione della liturgia della Parola, che suscita le domande, prima di incominciare la grande preghiera eucaristica, che è l’intercessione per eccellenza. In alcune parrocchie , la preghiera universale è seguita dagli “avvisi” e dalla presentazione del lavoro sostenuto con le offerte della questua. Questi avvisi possono anche farsi, più opportunamente, alla fine della messa, prima del congedo. Posti dopo le preghiere, sono l’occasione di portare  nella nostra preghiera i differenti avvenimenti parrocchiali, così come i bambini che saranno battezzati, i giovani che si son sposati e i parrocchiani che hanno raggiunto la casa del Padre.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La liturgia della Parola si conclude con la preghiera universale, che è la preghiera dei fedeli per l’universo, per il mondo intero. Dopo un invito del celebrante, formuliamo diverse intenzioni per la chiesa, per i responsabili politici, per le persone che soffrono e per la comunità locale.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Queste preghiere possono essere ispirate dalle letture del giorno oppure essere dette in maniera spontanea. Anche senza dirle ad alta voce, è questo il momento per ognuno di noi di affidare al Signore le intenzioni che portiamo nel cuore.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-5264962883915656257?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/5264962883915656257/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/capire-la-santa-messa-xv-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/5264962883915656257'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/5264962883915656257'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/10/capire-la-santa-messa-xv-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XV Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-776536168385588769</id><published>2011-09-29T17:50:00.000+02:00</published><updated>2011-09-29T17:50:11.714+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - XI appuntamento</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione), concernenti ora la vita spirituale:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA VITA SPIRITUALE (PARTE SECONDA)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mentre preghi, tu cammini verso Dio. La qualità della tua preghiera esprime la qualità del tuo amore, la sola forza capace di "bruciare" la distanza infinita che ti separa da LUI. "Per liberarvi delle vostre cattive inclinazioni, non occupatevi tanto di esse: ciò alle volte è un modo di dar loro peso ed una virulenza che avevano prima e rischiereste di strappare il bene insieme al male (cfr. La parabola del buon grano e della zizzania. (Mt. 13, 24-30). Il modo giusto di eliminare il male non consiste nell'accanirvi contro, ma nel rivolgervi alla Luce, nel porre tutta la vostra attenzione sulla Luce; allora la vostra parte di ombra si affievolirà, sarà cancellata senza che la tagliate. Dio si incaricherà di tagliarla e di bruciarla nel giorno della mietitura. Rivolgetevi verso la speranza della mietitura".(Lanzo del Vasto). "Mentre Gesù pregava il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante" (Lc 9,29). E' significativo che Gesù si trasfiguri mentre è in colloquio intimo con il Padre. La preghiera, se fatta con il cuore trasfigura la persona. "Guardate a Lui e sarete raggianti; non saranno confusi i vostri volti"   (Sal. 33,6). Anche Mosè dopo il contatto con Dio, scendeva dal monte con il volto luminoso, tanto che gli israeliti avevano timore di avvicinarsi a lui. L'anima che "guarda a Dio", che "si rivolge alla sua LUCE", è l'anima che prega. Quando uno prega, diventa "raggiante", perché irradia sugli altri la luce di Dio, che è AMORE, BENEVOLENZA, BONTÀ, MISERICORDIA. Tra VITA SPIRITUALE e PREGHIERA vi è un nesso profondo e inscindibile. Non solo non si possono mai separare, ma ognuna influisce in modo diretto sull'altra. L'anima che "guarda a Dio", che "si rivolge alla sua LUCE", è l'anima che prega. Quando uno prega, diventa "raggiante", perché irradia sugli altri la luce di Dio, che è AMORE, BENEVOLENZA, BONTÀ, MISERICORDIA. Tra VITA SPIRITUALE e PREGHIERA vi è un nesso profondo e inscindibile. Non solo non si possono mai separare, ma ognuna influisce in modo diretto sull'altra. E' vera la frase: "Dimmi come preghi e ti dirò come vivi". Ma è altrettanto vera la frase trasposta nei suoi termini: "Dimmi come vivi e ti dirò come preghi". La Vita Spirituale di un'anima, corrispondente al grado di comunione con Cristo, è direttamente proporzionale con la qualità di preghiera che la esprime e della quale è come il respiro. Madre Teresa di Calcutta ne è un esempio incarnato ai nostri tempi. Prima di andare a servire "gli ultimi della terra", ogni mattina trascorreva un'ora e mezza di adorazione davanti a Gesù Eucarestia. A sera, dopo il servizio instancabile prestato ai poveri, nello spirito della Carità di Cristo, concludeva la sua giornata con un'altra ora di "colloquio contemplativo". Le molte preghiere che ha composto, sgorgate dal suo grande cuore, sono una viva testimonianza di questa grande verità: la PREGHIERA, quando è autentica apre sempre l'anima alla CARITÀ. Vogliamo qui riportare uno dei suoi pensieri così delicati e profondi nei quali traspare il suo amore e la sua tenerezza per ogni essere umano. Anche il titolo è significativo: LA BONTÀ. "Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento. Sii l'espressione della bontà di Dio. Bontà sul tuo volto e nei tuoi occhi, bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito, offri sempre un sorriso gioioso. Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore" (M. Teresa). Nel Cammino Spirituale (chiamato anche CAMMINO DI FEDE, perché questa è la virtù-fondamento che lo sorregge), s'impara a pregare non tanto dai libri quanto dal MAESTRO INTERIORE, lo SPIRITO SANTO, che è stato infuso nei nostri cuori. (cfr. Rom. 5,5). Per questo S. Giovanni Climaco afferma: "Dio fa il dono della preghiera a colui che prega". Ciò significa che A PREGARE S'IMPARA PREGANDO. Le leggi della preghiera sono le stesse che guidano e accompagnano la Vita Spirituale nel suo sviluppo. Nel cammino verso l'incontro con Dio, l'anima avverte che il cuore le si ALLARGA sempre più e contemporaneamente si ELEVA e si DILATA la sua preghiera. Proprio come chi scala una montagna: sale e salendo contempla orizzonti sempre più vasti.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA VITA SPIRITUALE E’ LA SALITA AL MONTE SANTO DI DIO&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Segnaliamo i principi che costituiscono la verifica sicura del traguardo raggiunto dall'anima nel suo cammino di santità. La preghiera è il termometro che infallibilmente lo rivela. Formuliamo anzitutto il criterio generale, per poi analizzare i vari "Passaggi" che manifestano il progredire della preghiera verso una dimensione sempre più coinvolgente e più vera. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L'INTERIORIZZAZIONE DELLA PREGHIERA ACCOMPAGNA SEMPRE L'INTERIORIZZAZIONE DELLA VITA. È un "Cammino", dall'esterno all'interno della persona. "IL VIAGGIO PIU' LUNGO che l'uomo può compiere è quello che lo porta ad entrare nel più profondo del proprio cuore" (Dag Hammarskïold). &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Si va:  a) da una preghiera prevalentemente "parlata" ad una preghiera prevalentemente "ascoltata". Nel suo primo stadio, la preghiera predominante è la PREGHIERA VOCALE (=fatta con le labbra) più o meno meccanica. Man mano che l'anima progredisce nel suo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Cammino Spirituale, passa ad una preghiera che coinvolge sempre più le sue facoltà interiori: MENTE, VOLONTÀ, CUORE. Mentre le PAROLE diminuiscono, ma si fanno più vere, crescono gli spazi di SILENZIO.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"Pregando non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venir ascoltati a forza di parole " (Mt. 6,7).  b)  - Da una preghiera "formale", ossia frammentata in varie "devozioni", ad una preghiera sempre più "sostanziale", che trova il suo Centro nella Persona di Gesù Cristo. L'anima infatti, quando inizia a pregare veramente avverte che entra in un contatto personale e vitale con Gesù Cristo. Scopre gradualmente in se stessa la sua PRESENZA IRRADIANTE e lo accoglie sempre più nel cuore perché diventi il punto costante di riferimento della propria vita. Sempre se è fedele alla voce dello Spirito, riscopre anche il valore INESTIMABILE ed INESAURIBILE della sua REDENZIONE come UNICA SORGENTE di ogni Grazia e di ogni Dono: "In verità in verità vi dico: Se chiederete al Padre qualche cosa NEL MIO NOME, Egli ve la darà" ( GV. 16,23). Anche il suo linguaggio muta: da una forma di   MONOLOGO diventa sempre più VERO DIALOGO. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E' meno "freddo" e sempre più "riscaldato" dall'AMORE DELLO SPIRITO SANTO che la guida. (C - Da una preghiera in cui predomina la Domanda, legata alla richiesta di grazie, ad una preghiera che cede il posto sempre più alla LODE, all’ ADORAZIONE, al RENDIMENTO DI GRAZIE, man mano che l'anima scopre quanto è amata. Questo genera in lei un gioioso stupore che la spinge progressivamente ad aprirsi all’azione Gratuita di Dio. Riconosce umilmente le Meraviglie che Egli va compiendo in lei e si rende più disponibile a ricambiare il DONO RICEVUTO: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt. 10,8). In questo cammino giunge all'APICE, che costituisce anche il TRAGUARDO a cui tende la Preghiera: la CONTEMPLAZIONE DI DIO, nel Quale TUTTO È AMORE CHE SI EFFONDE IN GRAZIA . LA VITA SPIRITUALE È LA SALITA AL MONTE SANTO DI DIO&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;d) Da una Preghiera CHIUSA SULLA PROPRIA PERSONA (e sui propri cari...), che risente ancora di troppi calcoli umani interessati, ad una PREGHIERA D'INTERCESSIONE, APERTA A TUTTA L'UMANITÀ. Intercedere significa farsi carico dei fratelli, nelle loro necessità, presentarli a Dio e implorarlo per loro. La preghiera d'INTERCESSIONE è un grande atto di UMILTÀ -Virtù cardine nella costruzione dell'edificio spirituale- perché ci fa riconoscere i nostri limiti, la nostra povertà radicale. L'UMILTÀ ci rende coscienti che quanto siamo e abbiamo è DONO DI DIO; ci apre perciò a Lui per chiederGli ogni cosa con la semplicità di un bambino che sa di avere bisogno di tutto.  È un atto di FEDE, perché ci fa poggiare la nostra richiesta sulla PAROLA DI GESÙ che non si smentisce: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto" (Mt. 7,7). È un atto di SPERANZA, perché ci fa attendere da Dio con ferma fiducia, ciò che Gli chiediamo per i nostri fratelli. È un atto di CARITÀ, anzi il primo e più grande atto di Carità, perché nella preghiera d'INTERCESSIONE noi affidiamo a Dio, che è PADRE, la Sorte dei nostri fratelli, che non può essere altro se non il loro VERO BENE. Nella Bibbia rifulgono due Grandi Personaggi, divenuti MODELLI nella preghiera d'INTERCESSIONE: ABRAMO e MOSÈ. ABRAMO, con la Confidenza e l'Ardimento che si osa avere solo nei confronti dell'Amico più caro, supplica Dio per la salvezza degli abitanti di Sodoma. (cfr. Gen. 18, 16-33). È un dialogo molto bello e molto denso, sia in chiave di Fede, come in chiave puramente umana. MOSE', mentre procede nel cammino dell'ESODO -Figura chiara dell'Itinerario della VITA SPIRITUALE-, s'immedesima sempre più nella sorte del suo popolo. Supplica Dio, di cui si sente Intermediario, con accenti molto accorati, facendo appello alla Sua Misericordia, di non far perire con la morte coloro che ha liberati dalla schiavitù.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L'anima che progredisce nel Cammino della preghiera arriva ad assumere in proprio i problemi che affliggono l'umanità e li presenta a Dio con la Fiducia di un figlio, che sa di poter contare sempre, per la Mediazione di GESÙ, sul Suo AMORE e sulla Sua MISERICORDIA di PADRE. "Tutto quello che chiederete con Fede nella preghiera, lo otterrete" (Mt. 21,22). (e - Da una preghiera fatta di pie pratiche o di formule tradizionali ad una preghiera sempre più BIBLICA: l'anima sente il bisogno di esprimersi con la PAROLA DI DIO e specialmente con i SALMI. Non ci sono parole umane che possano tradurre adeguatamente L'ESPERIENZA INTERIORE, INEFFABILE (= Inesprimibile), che essa via via sta vivendo. Effondendosi sempre più con la PAROLA DI DIO, che medita nel suo cuore, l'anima SCOPRE che LUI E' IL TUTTO e lei il NULLA. CIÒ CHE È E CIÒ CHE HA È PURO DONO SUO. Perciò dà sempre più spazio a LUI e meno a se stessa. S. Francesco d'Assisi, Grande Contemplativo, l'ha espresso in una delle sue brevi ma ardenti "preghiere del cuore":    "Mio DIO, chi sei TU e chi sono io?... “ (f - Da una preghiera rivolta solamente a GESÙ CRISTO ad una preghiera che, nella CIRCOLARITA' dell'AMORE, diventa sempre più TRINITARIA. GESU' rivela il PADRE e dona lo SPIRITO SANTO. Partendo quindi da Gesù, l'anima entra in un rapporto sempre più intimo con ognuna delle Tre Persone Divine, secondo la formulazione del Mistero SORGENTE DI TUTTA LA REALTÀ CHE ESISTE: DA CRISTO AL PADRE NELLO SPIRITO SANTO. S. Maria Maddalena De' Pazzi, religiosa carmelitana e mistica, vissuta nella seconda metà del 1500, esprime così l'ESPERIENZA dell'AMORE TRINITARIO: "Questa è l'opera che continuamente fa la Santissima Trinità nelle sue creature: il PADRE ASPIRA in esse, cioè desidera la loro salvezza, il FIGLIO RESPIRA, riposandosi in esse e rendendole gradite a Dio; lo SPIRITO SANTO ISPIRA, ossia le va illuminando perché possano camminare di virtù in virtù". Man mano che l'anima progredisce nel cammino della preghiera, fa un'esperienza sempre PIÙ P ROFONDA e DIRETTA di Dio, perché gradualmente si abbandona allo SPIRITO SANTO, che è SPIRITO DI PIETÀ! È LUI che nell'anima prega il PADRE con la VOCE DEL FIGLIO. Lo Spirito Santo che prega in noi è fonte dell'amore che opera. Così nell'AMORE la vita si fa PREGHIERA   e la PREGHIERA si fa VITA. Per concludere, riportiamo un esempio di preghiera "matura" che ha raggiunto le profondità della persona, là dove ogni essere umano incontra Dio e incontra anche pienamente se stesso. O TU che abiti nel profondo del mio cuore, fa che io ti incontri nel profondo del mio cuore. O TU che abiti nel profondo del mio cuore, fammi udire la Tua voce nel profondo del mio cuore. O TU che abiti nel profondo del mio cuore, custodiscimi accanto a Te nel profondo del mio cuore, O TU che abiti nel profondo del mio cuore, PADRE, FIGLIO, SPIRITO SANTO, SORGENTE ETERNA DELLA VITA NELLA COMUNIONE ETERNA DELL AMORE: ogni LODE, ONORE e GLORIA nei secoli dei secoli da tutti coloro che Ti amano e Ti seguono nella VIA DEL RITORNO alla Patria Celeste. Amen&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mosè, tra Aronne e Cur, prega per il suo popolo: la potenza della preghiera ( Es. 17,8-16).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Un giovane, Michele Chinellato, morto di leucemia all'Ospedale di Vicenza il 21 luglio 1986, a ventidue anni di età, ha scritto, in forma di Diario, delle preghiere che rivelano la maturità raggiunta nel Cammino della sua VITA SPIRITUALE. Sono preghiere che riecheggiano la Parola di Dio, i Salmi, di cui si nutre sempre l'anima che si impegna nel Cammino dello Spirito. In questa preghiera, che riportiamo, sgorgata veramente dal cuore, Michele esprime la più consolante delle verità: Dio è il nostro invisibile Amico, che vive sempre con noi. Per questo Egli stesso ha voluto chiamarsi l'EMMANUELE, che significa : IL DIO CON NOI. Nella misura in cui tu ti affidi a Lui mediante la preghiera, che alimenta la fede, percepisci la sua presenza accanto a te "qui" e "ora", ossia in ogni istante ed in ogni situazione della tua vita. Anche per te allora si avvera l'esperienza "trasfigurante" della fede: Per questo Egli stesso ha voluto chiamarsi l'EMMANUELE, che significa : IL DIO CON NOI. Nella misura in cui tu ti affidi a Lui mediante la preghiera, che alimenta la fede, percepisci la sua presenza accanto a te "qui" e "ora", ossia in ogni istante ed in ogni situazione della tua vita. Anche per te allora si avvera l'esperienza "trasfigurante" della fede: nelle prove e nelle sofferenze Lui ti dona Forza, nell'angoscia e nella solitudine Lui ti offre Sicurezza, nel cuore sempre Gioia e Pace e per il futuro la Speranza. Ti sale perciò spontanea dal cuore quella dolce parola: GRAZIE! CON TE ACCANTO, SIGNORE, SONO FELICE. E quando, è sera, mi accorgo, o Signore, che è bello vivere con Te vicino, con Te che accompagni e muovi ogni mio passo. Con Te vicino non avrò più paura e mai smetterò di stupirmi del tuo perdono infinito. Ogni mia speranza, ogni mia gioia è riposta in Te. E' bello, Signore, averti vicino! Sapere che Tu ci sei, anche quando io mi allontano da Te. So che sarai Tu a sollevare il mio capo, chino nella vergogna per non averti obbedito. E' bello, Signore, troppo bello essere dalla tua parte, con Te, per Te, essere in Te, poter scrivere lodi finché la carta è l'inchiostro finisce, finché la mano, stanca di scrivere, non si ferma, per poi riprendere, frenetica, a segnare le parole che passano davanti a me, non come un placido fiume, ma come un turbolento ruscello, torrente di montagna, che con la sua onda scavalca altre onde, sovrapponendosi confusamente, ma ricco di gioia infinita. E' bello, Signore, sapere che tu ci sei.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-776536168385588769?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/776536168385588769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/itinerari-di-fede-xi-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/776536168385588769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/776536168385588769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/itinerari-di-fede-xi-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - XI appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-2200451591138161396</id><published>2011-09-25T11:35:00.000+02:00</published><updated>2011-09-25T11:35:41.974+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XIV Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;N° 14&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CREDO IN UN SOLO DIO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La fede del nostro battesimo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;All’invito del celebrante, ci alziamo in piedi per proclamare la nostra fede. Alzarsi in piedi è segno di resurrezione. noi crediamo che è il Signore che ci dà la vita, ci rialza e ci resuscita. Proclamato la domenica, giorno della resurrezione, il Credo ci collega al nostro Battesimo, a questo giorno al quale siamo morti e resuscitati col Cristo. Prima di essere battezzati, i catecumeni o i genitori dei bambini piccoli proclamano la professione di fede in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Nella messa domenicale, rinnoviamo la nostra professione di fede battesimale, con la triplice interrogazione della liturgia del Battesimo oppure con uno dei due simboli che sintetizzano tutta la fede della Chiesa. Ci sono infatti due formulazioni del Credo, che noi chiamiamo simboli, secondo il significato antico di questa parola come formula che permette di riconoscere ciò che è condiviso da tutti. Il primo, denominato comunemente Simbolo degli Apostoli, è più breve e risale al III secolo. Il secondo, più elaborato, è un testo dogmatico proveniente dai concili ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli (381). Questo secondo simbolo comincia con l’affermazione “Credo in solo Dio”: noi crediamo appunto in un solo Dio (e non in tre dei….), il quale è comunione, relazione, Padre, Figlio e Spirito Santo.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Credo in un solo Dio, Padre onnipotente&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“Credo in un solo Dio, Padre”. Dio è Padre. Questa intuizione si trova già nell’Antico Testamento e in altre religioni, del resto. Ma è Gesù che ci rivela la vera paternità di Dio e che in Dio c’è una relazione Padre-Figlio. Egli ci trascina in questa filiazione, consentendoci di diventare, alla sua sequela, i figli e le figlie diletti del Padre. Dio ci ama come un padre e come una madre¹. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;(¹-Perché così dice il Signore: [….] “sarete portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola il figlio, così io vi consolerò”). &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Egli è la fonte, l’origine di ogni amore. In effetti solo il Padre non ha avuto bisogno di essere amato per poter amare, dal momento che noi non possiamo amare, e neppure vivere, se non siamo stati prima amati. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“Padre onnipotente”. Questo termine suona male alle nostre orecchie, evocando un dispotismo, una forza cieca, una dominazione opprimente. Perché non enumerare altri attributi di Dio come, per esempio, la sua bontà, la sua misericordia, e prima di tutto l’amore di cui abbiamo appena parlato? Dobbiamo capire bene questa onnipotenza di Dio: essa è universale, perché Dio ha creato tutto, e amorosa, perché Egli si prende cura di tutti noi. Questa onnipotenza è anche misteriosa, perché passa attraverso l’abbassamento volontario di suo Figlio. In altri termini, essa non si manifesta come ci si aspetterebbe, rispettoso della nostra libertà, Dio non impedisce il male, ma la sua potenza si esprime nella sua capacità di trasformare il male in un bene più grande. “Creatore del cielo e della terra” (Gn 1,1)² &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;[²-Ciò non vuol dire che il mondo è stato creato esattamente come lo racconta la narrazione poetica della Genesi. Si sono troppo a lungo opposte le scoperte scientifiche, con la teoria dell’evoluzione dal big bang, al racconto biblico. La Bibbia non ci dice come sono il cielo e la terra sono stati creati, ma perché c’è qualcosa piuttosto che niente, e per che cosa, a quale scopo, con quale finalità]. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Noi confessiamo che questo mondo nel quale viviamo, con tutta la sua complessità, non è il frutto del caso ma l’opera di Dio. Questo è ciò che gli conferisce il suo significato, la sua grandezza, la sua dignità. Al vertice della creazione egli ha creato l’uomo e la donna, esseri di relazione a sua immagine. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“Di tutte le cose visibili e invisibili”. Questa espressione designa la totalità della creazione, non soltanto il mondo che vediamo, ma anche le realtà invisibili, le creature spirituali, gli angeli che attorniano Dio.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio”: questa è l’affermazione centrale della nostra fede cristiana; questo uomo, Gesù che ha vissuto in Palestina duemila anni fa, è il Cristo, il Figlio di Dio, e Dio egli stesso. Come potrebbe quest’uomo invitarci a seguirlo, chiederci di preferirlo a tutti gli altri, affermare: “Io sono la via, la verità e la vita” (gv 14, 6) e prometterci la salvezza se non fosse Dio? Eppure questa divinità è stata fortemente contestata già nei primi secoli, praticamente dall’arianesimo³ che ha profondamente diviso la chiesa. Per ristabilire l’unità, l’imperatore Costantino convocò un concilio a Nicea nel 325 che condannò la dottrina di Ario e adottò una prima formulazione della fede cristiana che sarebbe diventata il Credo. Il concilio affermò solennemente la divinità di Cristo: “della stessa natura del Padre”, Egli è “consustanziale” al Padre, cioè della stessa natura divina. Ma la crisi dell’arianesimo continuò nonostante tutto. Essa si risolse con il concilio di Costantinopoli (381), convocato anch’esso da un imperatore (Teodosio). Questo secondo concilio formulò chiaramente la divinità di Cristo quale noi la proclamiamo nel Credo:&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;[³- Per Ario, prete di Alessandria (280-336), il Verbo non era che una creatura, certamente eccezionale, che Dio avrebbe adottato come suo figlio. Questa dottrina ha sedotto moltissimi cristiani, e anche alcuni vescovi, che pensavano così di ristabilire l’unità di Dio, non riuscendo a concepire che Egli sia nello stesso tempo uno e trino.]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“Nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero. Generato, non creato, della stessa sostanza del padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create”. Come comprendere questa formula? La generazione descrive questa relazione di paternità e di filiazione che c’è in Dio. Ma contrariamente a noi che, al momento della nostra generazione da parte dei nostri genitori, siamo stati creati (perché non esistiamo prima se non nel progetto d’amore di Dio), il Cristo, generato, cioè figlio del Padre, non è stato creato perché egli è Dio ed esisteva presso il Padre da sempre. “Per noi uomini, e per la nostra salvezza, discese dal cielo”. Vero Dio, il Figlio si è incarnato ed è divenuto vero uomo. E’ per noi che il Cristo si è fatto uomo, per salvarci, per farci partecipe alla sua vita divina”. E per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. Anche questa è una confessione essenziale della nostra fede. Se Gesù non fosse stato concepito di Spirito Santo, come attestano le Scritture, Egli non sarebbe Dio. “Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto” Gesù fa liberamente dono della sua vita per ciascuno di noi. Come disse un antico concilio (nell’853): “Non c’è, non c’è stato e non ci sarà alcun uomo per il quale Cristo non abbia sofferto”. Il Simbolo degli Apostoli aggiunge che il Cristo è sceso agli inferi”. Che cosa vuol dire questa espressione? Il Cristo è andato all’inferno? Nella Bibbia , come presso i greci, gli inferi designano il soggiorno dei morti, lo sheol o l’ade. Gesù, veramente morto, vi è disceso ma come Salvatore, al fine di liberare tutti i giusti che attendevano il loro liberatore. “Il terzo giorno è resuscitato, secondo le scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre”. La resurrezione è il cuore della nostra fede cristiana. Se il Cristo non è resuscitato, dirà S. Paolo, la nostra fede non vale niente e “noi siamo i più infelici di tutti gli uomini”, e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti; e il suo regno non avrà fine”. Questa è la parusia – parola che significa presenza o arrivo – di Cristo del quale noi attendiamo il ritorno, come cantiamo nell’anamsi: “attendiamo il tuo ritorno nella gloria”.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Credo nello Spirito Santo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Nella terza parte del Credo, affermiamo la nostra fede nello Spirito Santo che è all’opera nella chiesa. Nei primi secoli del cristianesimo, anche la divinità dello Spirito Santo è stata messa in discussione. Una dottrina scettica insinuava che non sarebbe di fatto che una creatura di Dio, un angelo migliorato. Le risposte teologiche di S. Basilio di Cesarea e di S. Gregorio di Nazianzo hanno permesso l’elaborazione del Credo di Nicea-Costantinopoli. “credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita”. Noi confessiamo che lo Spirito è Santo per natura. E’ Signore allo stesso titolo del Padre e del Figlio. Egli comunica la vita divina. Con questa professione di fede, noi riconosciamo la divinità dello Spirito Santo. “E procede dal Padre e dal Figlio”. E’ lo Spirito del Padre e del Figlio, la personificazione dell’amore del Padre e del Figlio; in altri termini, è l’amore reciproco del padre e del Figlio che fa “procedere” lo Spirito d’amore. E’ un po’ come una coppia che potrebbe parlare del suo amore che è nato in tale circostanza, che è cresciuto ed è sbocciato, come se fosse una persona. “Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato”. Partecipando della medesima divinità, lo Spirito Santo è glorificato e adorato come il Padre e il Figlio. “E ha parlato per mezzo dei profeti”. Lo Spirito Santo non parla direttamente, ma fa parlare, ispira i profeti e i santi di ogni epoca. Ancor oggi, Egli abita nei nostri cuori, nel più intimo di noi stessi, ci unisce a Cristo e ci conduce al Padre.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;“Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Pensiamo veramente ciò che proclamiamo? Diciamo che la Chiesa è una, e tuttavia essa è profondamente divisa. Affermiamo che essa è santa, ma non è ciò che dicono i giornali. Proclamiamo che essa è cattolica; e allora come guardare ai nostri fratelli ortodossi e protestanti…..; crediamo infine che essa è apostolica; ma cosa significa questa definizione? Questo è il paradosso della Chiesa: essa è nello stesso tempo santa e peccatrice, tutta spirituale e talmente umana. Da un lato, essa è santa e pura, perché nata nel cuore del Padre, istituita dal cristo e animata dallo Spirito Santo. Nello stesso tempo, la Chiesa non è perfetta, perché composta di uomini e di donne peccatori (come noi) che le danno un aspetto che non è sempre splendente….. Si sognerebbe una Chiesa senza difetti. Ma noi avremmo ancora un nostro posto in Chiesa formata unicamente da persone “perfette”? la Chiesa è l’assemblea dei peccatori chiamati alla santità. “La chiesa è una”, perché è il corpo di Cristo che non può essere diviso. Unità non vuol dire uniformità. A immagine della Trinità è una nelle diversità delle tre Persone, la chiesa vive della grande diversità di popoli, di culture, di spiritualità. “La grande ricchezza di questa diversità non si oppone all’unità della Chiesa. Tuttavia, il peccato e il peso delle sue conseguenze minacciano senza sosta il dono dell’unità”. E’ per questo che è necessario progredire verso l’unità secondo il desiderio di Cristo: “Tutti siano uan sola cosa” (Gv 17,21). “la Chiesa è santa”. Essa è unita a Cristo Santo che la santifica. Il suo scopo è di condurre tutti i suoi membri alla santità. Maria, la tutta Santa, è il prototipo della Chiesa che ha già raggiunto la perfezione. “La Chiesa è cattolica”. Cattolico significa “universale” nel senso di “secondo la totalità” o “secondo l’integralità”! la Chiesa è cattolica perché in essa è presente il Cristo, e perché il Cristo la invia in missione a tutti i popoli: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19). “La Chiesa è apostolica”, perché è fondata sugli apostoli, testimoni scelti e inviati dal cristo stesso. Essa custodisce e trasmette l’insegnamento e le parole intese dagli apostoli, e continua ad essere ammaestrata, santificata e governata dai successori degli apostoli che sono i vescovi, assistiti dai presbiteri, in unione con il Papa, successore di Pietro. “credo nella comunione dei santi”. La Chiesa non è soltanto il popolo di Dio “in cammino” sulla terra: essa è formata anche da tutti coloro che ci hanno preceduto, dai beati del cielo che intercedono per noi e dai defunti che sono nella grande Purificazione e per i quali noi preghiamo. Siamo in profonda comunione gli uni con gli altri.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;“Credo la resurrezione della carne e la vita eterna”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati”. Il Battesimo è il primo e principale Sacramento del perdono dei peccati, perché ci unisce a Cristo morto per i nostri peccati, risorto per la nostra purificazione, affinché “anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4). Ma noi sappiamo che continuiamo a peccare dopo il Battesimo. Il Cristo ha conferito ai suoi Apostoli il suo stesso potere divino di perdonare i peccati! Noi crediamo alla “remissione dei peccati”, al sacramento della riconciliazione che ci permette di ricevere efficacemente il perdono di Dio inaugurato per noi il giorno del nostro Battesimo. “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”. Nel Simbolo degli Apostoli, precisiamo che noi crediamo “alla resurrezione della carne”, cioè che i nostri corpi riprenderanno vita. State tranquilli, questi saranno dei “corpi gloriosi”: saranno sempre i nostri, ma non sfigurati dalla vecchiaia, dalla disabilità, dalla malattia. A immagine del Cristo risorto: era proprio Lui con il suo corpo, ma si faceva fatica a riconoscerlo, e le porte chiuse a chiave non gli impedivano di raggiungere i suoi discepoli (Gv 20,19). Resuscitati, noi entriamo nella “vita eterna”. La vita eterna ci farà partecipe alla vita stessa di Dio ed entrare nello scambio amoroso delle tre persone divine. “L’eternità è lunga, soprattutto verso la fine….”, diceva un umorista. Anche in così buona compagnia, non si rischia di stancarsi, di trovare il tempo un po’ lungo come in una liturgia che non finisce più? Non dimentichiamo che, nella vita eterna, noi non saremo più nel tempo, non subiremo più il tempo che passa, ma saremo nell’eternità di Dio. L’eternità è come uno stupore che non finisce mai.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-2200451591138161396?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/2200451591138161396/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/capire-la-santa-messa-xiv-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/2200451591138161396'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/2200451591138161396'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/capire-la-santa-messa-xiv-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XIV Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-6910379507224829456</id><published>2011-09-22T17:55:00.000+02:00</published><updated>2011-09-22T17:55:29.897+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - X appuntamento</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione), concernenti ora la vita spirituale:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;LA VITA SPIRITUALE (PARTE PRIMA)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Penso che nulla affascini tanto l'uomo mentre &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;vive sulla terra quanto il MISTERO. E quando si dice MISTERO, si dice DIO. L'uomo si sente immerso nel Mistero ed è potentemente attratto dal Mistero, il quale non si può ridurre negativamente ad una VERITÀ che mai potremo comprendere. È, in positivo, la Verità che non finiremo mai di scoprire. È  la VITA; SORGENTE di ogni vita, nella quale mai finiremo di immergerci... Il salmo lo esprime in maniera insuperabile: " È in TE la sorgente della vita, nella Tua Luce vediamo la luce" (Sal. 15,10)&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Veramente Dio ha creato l'uomo come "Sua Immagine e Somiglianza Vivente", imprimendo in lui indelebilmente lo "stampo" di Se Stesso. Tutte le sue facoltà (intelligenza, volontà, cuore, coscienza) sono orientate a Dio e solo in Lui raggiungono il loro compimento e si sentono pienamente appagate. S. Agostino lo ha espresso magistralmente: "Signore, TU ci hai fatto per TE, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in TE”. Ogni essere umano ricerca in ogni istante come fine della propria vita una cosa sola: la Felicità.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;DIO È FELICITA', BEATITUDINE PIENA ED ETERNA Per conseguenza, l'uomo si realizza nella misura in cui si lascia attrarre da Dio. Perciò mi ha sempre affascinato la VITA SPIRITUALE: perché essa risponde a quella "NOSTALGIA DI DIO", che cova nel cuore umano come un braciere vivo sotto la cenere, tracciandoci l'itinerario per entrare gradualmente in comunione con LUI. Senza questa premessa, non è possibile capire tutto ciò che andremo dicendo sulla Vita Spirituale nelle riflessioni che settimanalmente vi proporrò.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;"Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, Io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap. 3,20). LA VITA SPIRITUALE ci aiuta ad aprire questa porta...&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Preziose sono le indicazioni che ci vengono da un "mistico" indiano: "Non affannarti a cercare Dio: non ha indirizzo, non ci sono mappe o cammini che conducono a Dio. Nessuno mai arriva a Dio, ma è Dio stesso che quando tu sei pronto, ossia quando sei completamente recettivo, bussa alla tua porta. È Lui che viene a cercarti". (B.S. Rajneesh).Tu sei completamente recettivo quando ti accogli come dono e, nella piena verità del tuo essere creaturale, spalanchi la mente e il cuore al MISTERO, che ti penetra e ti circonda...&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;•   Le affermazioni sono sempre suffragate dalla BIBBIA, che è la SORGENTE INESAURIBILE della VERITÀ RIVELATA, dalla vita dei Santi e dall'esperienza di Maestri nel Cammino dello Spirito.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;•   Per leggerlo proficuamente, bisogna rientrare in se stessi, disporsi in un clima di silenzio che si apre all'ascolto, al confronto, alla preghiera.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Dobbiamo tenere sempre presente, però, che le VISI¬TE DI DIO sono IMPRE-VEDIBILI e GRATUITE. Non dipendono dai nostri meriti, ma ci vengono concesse soltanto per Grazia dallo Spirito Santo.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;"Quando tu cerchi la VERITÀ è Dio che cerca te". "Tu mi hai fatto senza fine, secondo il tuo piacere. Tu vuoti e rivuoti questo fragile vaso, e sempre lo colmi di novella vita. Per monte e per piano hai portato con Te questo piccolo flauto di canna, e sempre vi spiri melodie eternamente nuove. Quando mi sfiorano le tue mani immortali, il mio piccolo cuore si smarrisce dalla gioia e ne sgorgano parole ineffabili.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Passano le età: Tu continui a versare e sempre c 'è da riempire. Su queste mie piccole mani piovono i tuoi doni infiniti. Quando mi comandi di cantare, il mio cuore par che soffochi dall'orgoglio; guardo il tuo viso e mi vengono le lacrime agli occhi. Tutto quel che vi è di aspro e di discorde nella mia vita, si fonde in un'unica, dolcissima armonia: e la mia adorazione apre le ali come fa l'uccello felice quando traversa a volo il mare". (Tagore).&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“Tu eri dentro di me e io ti cercavo fuori” (S. Agostino, Le Confessioni)&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La forza propulsiva della nave è "nascosta", sommersa nell'acqua. La carica vitale che irradia tutte le tue azioni, che dà valore e senso a tutta la tua vita, esce dal tuo cuore ed è la tua INTERIORITA '. Perciò custodiscila e coltivala.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La scoperta "folgorante" di Dio, che senza dubbio è la scoperta più esaltante nella vita di una persona, ha fatto capire a S. Agostino che la VIA per incontrarlo PASSA PER IL CUORE, meglio dire: E' DENTRO IL CUORE. Un mistico orientale definisce così il "CUORE": "La sorgente vitale, oscura e profonda, da cui scaturisce tutta la vita psichica e spirituale dell'uomo e attraverso la quale l'uomo si avvicina e comunica con la Sorgente stessa della vita" (E. Bhr-Sigel).&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Dio lo potrai trovare al di fuori di te soltanto dopo ti sei disposto ad incontrarlo in te, perché tu sei il suo TEMPIO VIVENTE. Il grande maestro di vita spirituale e grande mistico S. Bernardo te lo esprime con grande forza. "Dovunque ti trovi, prega dentro di te. Se ti trovi distante dalla Chiesa, non andare lontano alla ricerca di un luogo di preghiera, perché tu stesso sei quel luogo. In qualunque posto tu sei, prega perché lì è il tuo tempio e il tuo Dio"...&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Il primo che te lo dice, però, e te lo dice come Lui solo sa dirtelo, è Gesù. "Tu, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt. 6,6). La CAME-RA, che ti isola in un rapporto personale con il Dio Vivente, è il tuo CUORE. Non c'è luogo, neanche la Chiesa, che possa metterti in comunicazione con Dio, se tu lo tieni lontano dalla tua mente e dal tuo cuore. Quando si dice VITA SPIRITUALE, si dice, dunque, VITA INTERIORE. Ogni persona fa l'esperienza che la propria vita ha due dimensioni nettamente diverse: la dimensione DENTRO DI SE'=VITA IN PRO-FONDITÀ; la dimensione FUORI DI SE'=VITA IN SUPERFICIE.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La VITA FUORI DI SE' o VITA ESTERIORE è fatta di calcolo, di pensiero, di efficientismo, di distrazione verso le mille cose che attirano. La VITA DENTRO DI SE' o VITA INTERIORE viene, invece, "costruita" da ciascuno secondo le qualità dei rapporti, delle scelte, delle motivazioni e degli orientamenti che dà alla propria esistenza, in ordine a quello che percepisce come il BENE SUPREMO. Questo si riassume in una sola parola: AMORE. "Dimmi Chi o che cosa ami e ti dirò chi sei" (S. Agostino)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La VITA SPIRITUALE non può crescere e svilupparsi senza l'impegno, la volontà e la ricerca di Dio. I mezzi per coltivare la VITA SPIRITUALE sono la riflessione, la meditazione, la preghiera, l'esame di coscienza, il confronto costante con la PAROLA di DIO. L'uomo, però, con le sue sole forze, non può raggiungere il traguardo della VITA SPIRITUALE, che è la comunione piena con Dio. Ha bisogno della GRAZIA DIVINA, che gli viene donata dal Padre in CRISTO, suo Figlio, mediante i Sacramenti della Chiesa. In una parabola del Vangelo Gesù ci parla del TESORO NASCOSTO. In questo possiamo raffigurare la VITA SPIRITUALE. Come il tesoro è ben sotterrato nel campo, così Dio - IL VERO TESORO DELLA TUA VITA - si cela nel più intimo del tuo cuore, sempre in attesa che tu voglia affacciarti fino a quelle profondità. Ti attende per incontrarti lì. Se tu non vendi quello che possiedi, ossia se non ti spogli del tuo egoismo e non "scavi" in te stesso, non troverai il TESORO. Un'altra immagine: la VITA SPIRITUALE è come la radice della pianta: non si vede, ma è la parte più necessaria. Come la radice attinge dal terreno sempre linfa nuova per nutrire la vita della pianta, così la persona attinge dal cuore la linfa che rinnova tutto il suo essere. Nel suo sviluppo la VITA SPIRITUALE segue il dinamismo della crescita umana, che tende progressivamente alla sua maturazione. Possiamo sintetizzare questo processo in tre principi:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;1. DI INTERIORIZZAZIONE: l'uomo, nel Cammino Spirituale, con il passare degli anni, si fa sempre più riflessivo. Anche se attratto dal mondo che lo circonda, dà sempre meno ascolto alle parole che gli giungono dall'esterno, mentre ascolta sempre più i messaggi che gli giungono dal di dentro. Tende, cioè, ad interiorizzare e unificare la propria vita. In questo itinerario, la Parola di Dio diventa il suo costante punto di riferimento: "Lampada per i miei passi è la tua Parola, Luce sul mio cammino" (Sal. 119,05).&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;2.DI SPOGLIAZIONE: il veloce alternarsi delle stagioni, lo scorrere implacabile del tempo, tolgono gradualmente all'uomo le sue false sicurezze, la sua prestanza fisica, l'influsso sociale. Quando la morte si fa più vicina della nascita, le prove dell'esistenza fanno sentire all'uomo che è "un soffio" che passa: "L'uomo è come un soffio che va e non ritorna" (Sal. 77,39)... Avverte sempre più acutamente la sua precarietà e fugacità in questo mondo, che lo sta portando verso la sua spogliazione totale e radicale. "Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò" (Gb. 1,21).&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;3. DI ESSENZIALITÀ: il passeggero e il caduco fanno sempre meno presa su di lui. Aderisce sempre più alle cose che non deludono e che non tramontano. Egli tende a trattenere soltanto ciò che ha sapore di eternità, perché si rende conto con S. Paolo che:" Le cose VISIBILI sono DI UN MOMENTO, quelle INVISIBILI sono ETERNE" (2 Cor. 4,18)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La VITA SPIRITUALE infatti si proietta come DIMENSIONE DEFINITIVA OLTRE LA MORTE e dà perpetuità e stabilità all'Edificio Interiore. La MORTE, vista in questa prospettiva, diventa la VERA NASCITA dell'uomo. Mentre la VITA FISICA è sottoposta ad un progressivo ed inevitabile disfacimento, la VITA SPIRITUALE cresce di giorno in giorno. A conclusione di questo tema così essenziale per orientare e dare senso alla nostra vita "sempre in fuga", non possiamo non sottolineare il valore del SILENZIO, condizione indispensabile per poter percepire la PRESENZA di Dio Siediti ai bordi   del SILENZIO, Dio ti parlerà ". "Le anime si pesano nel SILENZIO come l'oro e l'argento si pesano nell'acqua pura e le parole che pronunciamo non hanno peso che grazie al SILENZIO in cui sono immerse" (Maurice Maeterlinck).&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Solo nel SILENZIO la verità di ciascuno si ricompone, mette radici. Solo nel SILENZIO la preghiera" rigenera" l'uomo, lo guarisce dalla propria colpa. Il Maestro sommo della VITA SPIRITUALE, S. Giovanni della Croce, nella pagina stupenda che riportiamo, ci mostra, come il SILENZIO è il "custode" di tutte le virtù, lo scrigno prezioso che "protegge" la VITA SPIRITUALE nel suo sviluppo.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;"Tacere di sé è UMILTÀ tacere i difetti altrui è CARITÀ tacere parole inutili è PENITENZA tacere a tempo e a luogo è PRUDENZA: tacere nel dolore è EROISMO. Saper parlare è un vanto di molti Saper tacere è una SAGGEZZA di pochi saper ascoltare una GENEROSITÀ di pochissimi.&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-6910379507224829456?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/6910379507224829456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/itinerari-di-fede-x-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/6910379507224829456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/6910379507224829456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/itinerari-di-fede-x-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - X appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-7627909518769191136</id><published>2011-09-18T11:28:00.000+02:00</published><updated>2011-09-18T11:28:15.825+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XIII Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il vangelo e l’omelia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;N° 13&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Vangelo, buona  novella di Cristo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Vangelo vuol dire: “buona novella”. Troviamo questa espressione nelle parole dell’angelo ai pastori: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,10-11). La buona novella è la nascita del Salvatore. Gesù sarà non soltanto il messaggero di questa buona novella. La sua persona stessa è la buona novella. Quando leggiamo i vangeli non è ai libri che ci attacchiamo, ma a colui che è “il Vangelo”, la buona novella: il Cristo. I vangeli sono un mezzo per conoscerlo, il mezzo migliore che abbiamo, perché essi costituiscono la testimonianza per eccellenza sulla sua vita e sul suo insegnamento.  Con il Vangelo, è il Cristo stesso che parla alla sua chiesa. La sua lettura sarà dunque più solenne delle altre: “La liturgia stessa insegna con i suoi riti che la lettura del vangelo deve essere circondata dal più grande rispetto. Questa è accompagnata, in effetti, da parecchi segni di onore: occorre un ministro speciale, che si prepari alla sua funzione, chiedendo una benedizione o facendo una preghiera; i fedeli esprimono con le loro esclamazioni che voglio ascoltare proprio il Cristo come se fosse presente, ed è per questo che essi ascoltano stando in piedi; infine il libro dei vangeli è esso stesso oggetto di segni particolari di venerazione”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il canto dell’Alleluja&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Cominciamo con l’alzarci in piedi, un po’ come una volta nelle classi ci si alzava in piedi all’ingresso del professore o del  direttore. Rimanendo in piedi durante questa lettura manifestiamo la nostra grande venerazione per Gesù, per le sue parole e per tutto ciò che egli ha fatto.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Cantiamo l’Alleluja&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E’ un’acclamazione ebraica che significa “lodate il Signore” e che ci invita alla lode. Questa acclamazione si trova all’inizio e alla fine dei salmi di lode (145-150). E’ anche il canto degli angeli e dei santi nell’apocalisse: “udii poi come una gran voce di un’immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano: “Alleluja. Ha preso possesso del suo regno il signore, il nostro Dio, l’Onnipotente. Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello, la sua Sposa è pronta”. (19,6-7). Questo canto è un grido di gioia, un urlo: con l’Alleluia, noi acclamiamo in anticipo Dio che ci sta per parlare per mezzo del suo Figlio. Durante il tempo di Quaresima, non si canta l’Alleluia, che faremo risuonare nella veglia pasquale. Lo sostituiamo con un’altra acclamazione, come “gloria e lode a te, Signore Gesù” oppure con un versetto di un salmo: “La tua parola, Signore, è verità e la tua legge liberazione”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La benedizione o la preghiera del ministro ordinato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La lettura liturgica del Vangelo è di una tale importanza che essa è riservata ad un ministro ordinato (vescovo, presbitero o diacono): configurato a Cristo dal sacramento dell’ordine, egli attesta davanti all’assemblea che questa parola non è una parola ordinaria, ma che per mezzo della sua voce, il cristo vivente si rivolge alla sua chiesa. Il diacono è stato ordinato a servizio della Parola; è a lui che spetta leggere il Vangelo. (Al momento dell’ordinazione diaconale, il vescovo gli ha consegnato solennemente il libro dei vangeli dicendogli: “ricevi il vangelo di Cristo che hai il compito di annunciare. Sii attento a credere alla parola che leggerai, a insegnare ciò che avrai creduto, a vivere ciò che avrai insegnato”). Il diacono si avvicina per chiedere la benedizione del vescovo o del presbitero. Questa sarà data a voce bassa. Che cosa mai potranno dirsi? Ecco il testo del messale: il diacono chiede al celebrante: “Benedicimi, o padre”. Questi lo benedice dicendo: “il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra perché tu possa annunziare degnamente il suo vangelo, nel nome del padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Il diacono risponde: “Amen”. Questa benedizione mostra l’importanza della lettura del vangelo. Quando è il presbitero stesso a leggere il vangelo, anch’egli chiede al Signore di purificarlo affinché possa leggere degnamente il vangelo. Inchinandosi davanti all’altare, a voce bassa dice: “Purifica il mio cuore e le mie labbra, Dio onnipotente, perché possa annunziare degnamente il tuo Vangelo”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La processione del Vangelo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I ministranti che portano l’incenso e le candele, accompagnano il ministro che prende l’evangelario, il libro dei Vangeli riccamente decorato. Essi si dirigono tutti in processione all’ambone dove il ministro leggerà il Vangelo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La proclamazione del Vangelo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La proclamazione è preceduta dal dialogo: “Il Signore sia con voi—E con il tuo spirito”. Poi il ministro annuncia: “Dal Vangelo secondo San Giovanni”. Noi rispondiamo: “Gloria a te, o Signore”. Questa risposta è una confessione di fede: noi riconosciamo che è il Signore che sta per parlarci.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le tre croci&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;A questo punto, il ministro segna con un piccolo segno di croce l’inizio del brano che leggerà, e si segna egli stesso sulla fronte, sulla bocca e sul petto; tutti fanno lo stesso. Che cosa significa questo gesto? (sarebbe assurdo farlo  senza sapere il perché…..). Noi chiediamo al Signore che la sua Parola, venga a toccare la nostra intelligenza, la nostra bocca e il nostro cuore, perché possiamo comprenderla e inscriverla nel più profondo dei nostri pensieri e proclamarla con sapienza e con tutta la nostra vita, ma soprattutto custodirla gelosamente nel nostro cuore a immagine di Maria che “serbava tutte queste cose nel suo cuore” (Lc, 2-51).tracciando queste tre piccole croci su di noi, possiamo dire interiormente: “Signore, che io comprenda bene la tua Parola, che possa proclamarla e possa custodirla nel mio cuore”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La lettura del Vangelo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Comincia allora la lettura o il canto del Vangelo, che è proclamato, come si deve, con la più grande cura. Durante questa proclamazione, il vescovo prende il suo pastorale per significare che la sua autorità pastorale è legata al Vangelo di Cristo. L’evangelario è incensato in segno di venerazione. Durante la lettura, il turiferario fa oscillare il suo turibolo fumante, ciò che simbolizza nello stesso tempo l’onore divino dovuto al Vangelo, e il modo in cui il buon profumo di Cristo si diffonde nel cuore dei credenti e nel mondo intero.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’acclamazione del Vangelo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quando la lettura è terminata, colui che ha letto il Vangelo, canta o dice: “Parola del Signore”, e tutti rispondono: “ Lode a te, Signore Gesù”. E’ ancora una professione di fede: noi riconosciamo che è Gesù stesso che ci ha parlato.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Bacio dell’evangelario&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E’ il secondo bacio della messa. Il ministro venera il Vangelo in segno di rispetto, poi porta l’evangelario al vescovo perché anche lui lo baci. Facendo questo gesto, i ministri ordinati dicono: “La Parola del Vangelo cancelli i nostri peccati”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Omelia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quindi ci sediamo per ascoltare l’omelia o la predica. Omelia viene dal greco homilia che vuol dire “riunione”, “incontro in società”, “conversazione familiare”. Lo scopo è chiarissimo: spiegare, attualizzare, rendere accessibile a tutti la Parola di Dio che è stata appena proclamata. Noi conserviamo come esempio la folgorante omelia di Gesù a Nazaret: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi” (Lc 4,21). Non si tratta dunque di un discorso di scuola, di un esercizio di eloquenza, di una allocuzione, di una perorazione politica. Non è questo il momento di tenere un corso, una lezione di catechismo o una conferenza. Il predicatore deve prima impregnarsi della Parola per poterne poi parlare come si deve. La preparazione più importante è la preghiera. Il sacerdote scopre presto che è lui stesso il primo a trarre profitto dalle parole che pronuncia in nome di Dio, che è lui il primo a essere “preso di mira” dalle sue stesse esortazioni. Perché una omelia sia buona, è importante che sia ben preparata. Anche un sermone improvvisato richiede una certa preparazione. Un’omelia ci guadagna anche dal non essere troppo lunga…. Un padre del deserto ha detto: “Per fare una buona omelia, occorrono tre cose: un buon inizio, una buona fine, e le due cose il più vicino possibile!”. Quanto ai fedeli, perché vi sia conversazione familiare e anche molto semplicemente comunicazione, sarebbe sufficiente che essi molto semplicemente ascoltassero, e si applicassero a comprendere ciò che il sacerdote vuole loro trasmettere. Come sacerdote, mi accorgo in fretta se c’è un reale ascolto, o al contrario ben poco interesse (come in occasione di certi matrimoni, per esempio). Malgrado le sue imperfezioni, è importante accogliere questa omelia come Parola di Dio per noi. Il tempo di silenzio o di musica che segue l’omelia permette di meditare e di riflettere su ciò che è stato esposto.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-7627909518769191136?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/7627909518769191136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/capire-la-santa-messa-xiii-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/7627909518769191136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/7627909518769191136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/capire-la-santa-messa-xiii-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XIII Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-8800222403355307486</id><published>2011-09-11T11:11:00.001+02:00</published><updated>2011-09-11T11:11:22.913+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XII Appuntamento</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;LE LETTURE E IL SALMO&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;N° 12&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La liturgia della Parola: un dialogo tra Dio e noi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ascoltando le letture e il salmo, restiamo seduti. Questo è un profondo atteggiamento di ascolto, col quale noi siamo, come Maria di Betania: “Seduti ai piedi del Maestro” per ascoltare la sua Parola e lasciarci trasformare da essa. Questo ascolto non è passivo: la liturgia della Parola è uno scambio, una conversazione con Dio che ci parla con le letture e con la bocca del sacerdote, e noi che gli rispondiamo con il canto, con le acclamazioni, con la nostra professione di fede e le nostre preghiere.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;† Dio si rivolge a noi con la prima lettura.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’assemblea risponde a questa Parola con una acclamazione: “Rendiamo grazie a Dio” e con il canto di un salmo (o almeno del suo ritornello)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;† Dio ci parla con la seconda lettura.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo l’acclamazione, l’assemblea interviene acclamando in anticipo il Vangelo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’Assemblea risponde al Vangelo con una acclamazione: “Lode a te, o Cristo. Che sta per essere letto: è il canto dell’Alleluja.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;† Il Vangelo è la Parola di Dio per eccellenza, incarnata nel Cristo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;† Dio ci parla ancora per bocca del sacerdote. Egli spiega questa Parola di Dio che si rivolge a noi oggi: è l’omelia.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’assemblea risponde proclamando la sua fede con il Credo, e rivolgendo a Dio le sue domande con le preghiere universali.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Si tratta dunque proprio di un dialogo. Più che a un incontro di ping-pong dove ci si ributta la pallina, la liturgia della Parola può essere paragonata a un dialogo amoroso.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Prima lettura dell’Antico Testamento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La prima lettura del lezionario domenicale è generalmente tratto dall’AT. Questa prima lettura è scelta in funzione del Vangelo: ci prepara a esso e alla nostra meditazione. E’ il Concilio Vaticano II che ha ripristinato la lettura dell’AT nella liturgia. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Perché rileggere l’AT?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Innanzitutto perché l’AT è “Parola di Dio” per noi; Dio ci parla con la storia della salvezza, con i profeti che suscita, e soprattutto con l’Alleanza che ha concluso con il suo popolo. Noi cristiani, che leggiamo l’AT alla luce di Cristo, vi vediamo un’impressionante preparazione della venuta del Salvatore, una rivelazione progressiva che culminerà in Gesù Cristo. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Grandi personaggi dell’AT sono prefigurazioni di Cristo:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Come con Abramo, nostro padre nella fede, con Gesù Dio fa alleanza con noi.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Come Isacco, che il suo padre Abramo non ha esitato ad offrire, Gesù si è offerto per salvarci.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Come Giuseppe, figlio di Giacobbe, Gesù è stato tradito dai suoi fratelli e ha dato loro il suo perdono.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Come Mosè, inviato da Dio per liberare il suo popolo dalla schiavitù, Gesù è stato inviato per liberarci dalla morte.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Come Davide, il giovane re vittorioso sul gigante Golia, Gesù trionfa sul male.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Come Giona, prigioniero per tre giorni e tre notti nel ventre della balena, Gesù è stato trattenuto dalla morte per tre giorni. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ci sono anche le profezie “messianiche” che si realizzeranno in Gesù, come l’annuncio della sua nascita a Betlemme (Mic 5,1), i canti del servo sofferente (Is 53), ecc. Ci sono infine gli avvenimenti fondativi, come l’Esodo e il pasto di Pasqua, che sono le fondamenta di ciò che compirà Gesù. La lettura della prima alleanza ci fa entrare ci fa entrare nella storia della nostra salvezza. Per comprendere le parole di Gesù nel Vangelo, bisogna conoscere ciò che l’ha preceduto e annunciato. Gesù stesso lo ha detto chiaramente: “Non pensate che Io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento” (Mt 5,17). Reciprocamente, la conoscenza di Cristo ci permette di comprendere meglio gli scritti della prima Alleanza. Noi riconosciamo questa Parola come ispirata, come proveniente da Dio. Esprimendo la nostra riconoscenza al Signore che ci parla, rispondiamo: “ Rendiamo grazie a Dio”.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il salmo responsoriale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Rispondiamo a questa Parola di dio con il salmo chiamato giustamente “Responsoriale”. Questo è scelto in funzione della prima lettura, come una eco della Parola di Dio che è stata appena ascoltata. E’ dunque importante che l’assemblea possa cantare il salmo o almeno il ritornello, chiamato antifona, che generalmente è un versetto di questo salmo. Questa è la lode o la supplica dell’assemblea in risposta alle meraviglie compiute dal Signore. La parola greca salmo significa “azione di tirare o di toccare una corda per farla suonare”,  in riferimento a Davide, il “salmista” per eccellenza, dal momento che si attribuiscono a lui numerosi salmi e lo si rappresenta con un’arpa in mano. Il salmo presuppone un’esperienza personale profonda che strappa un grido, un lamento, una lode, un canto d’amore. E’ per questo che ci rallegriamo profondamente di ciò di cui facciamo esperienza. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ci sono dei begli esempi biblici di lode spontanea in conseguenza dell’azione di Dio:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo la traversata del Mar Rosso al tempo dell’&amp;lt;esodo, Mosè, sua sorella Miriam e gli Israeliti celebrano il Signore “che ha gettato in mare cavallo e cavaliere” (Es 15,1-18).&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo la nascita di suo figlio Samuele, Anna glorificò Dio perché “la sterile ha partorito sette volte” (1 Sam 2,5).&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo esser stato guarito dalla sua cecità, Tobia lodò il Signore che “ricostruirà in te il suo Tempio con gioia” (Tb 13,11).&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anche noi vogliamo rispondere a Dio che ci parla lodandolo, benedicendolo, implorandolo.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;A volte, i salmi ci sembrano violenti, troppo bellicosi; si parla di sterminare i cattivi, di annientare gli empi, ecc. Dalla messa o dagli uffici di preghiera sono stati tolti anche i versetti più imbarazzanti. Ma non dimentichiamo che il combattimento spirituale si compie prima di tutto in noi. Nessuno è cattivo dalla testa ai piedi e dal mattino alla sera; invece, in noi c’è una parte che non è totalmente rivolta verso Dio. Quando preghiamo questi salmi, per “cattivi” o “empi” possiamo intendere ciò che c’è di “cattivo” o di “empio” in noi. In questo modo, vogliamochiedere a Dio di combattere questo male che è in noi e di annientarlo. Pregando i salmi, ci uniamo alla preghiera di Cristo e degli Apostoli che, come tutti i buoni Ebrei, sapevano questi testi a memoria e non hanno smesso di meditarli e di utilizzarli. I salmi ci aprono alla comprensione della Bibbia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Seconda lettura: “il difficile ma insostituibile Apostolo”&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La grande maggioranza delle seconde letture del lezionario domenicale è tratta dalle epistole di san Paolo. Si tratta di letture continue: durante parecchie domeniche leggiamo degli estratti di una stesa lettera che non hanno dunque un rapporto diretto con le altre due letture. Questa lettura non è sempre molto accessibile. Il fatto di leggere solo gli estratti non ne facilita la comprensione e i sacerdoti stessi esitano a lanciarsi in un commento dell’epistola, quando molto semplicemente non la eliminano…. Più che per altri libri della Scrittura, le lettere degli apostoli guadagnano a essere lette e rilette per intero. Tutta la dottrina di San Paolo è legata alla sua conversione. Diventiamo giusti, cioè santi, per l’iniziativa della greazia divina, e non per mezzo delle opere che ce la meriterebbero. Questa grazia non ci invita alla passività, ma suscita la nostra attività in unione con essa. Perciò, Paolo non può e non vuole fare più niente al di fuori di Cristo: “Per me vivere è Cristo” (Fil 1,21). Le lettere di san Paolo sono di una incredibile ricchezza; esse nutrono la nostra fede e la nostra preghiera.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La struttura della liturgia della Parola è un vero dialogo d’amore fra Dio e noi: Dio ci parla con le letture, con il Vangelo e l’omelia; noi gli rispondiamo con il canto del salmo, con le acclamazioni, con la nostra professione di fede e le nostre preghiere. La prima lettura del lezionario domenicale è tratta generalmente dal’AT che leggiamo alla luce di Cristo. Essa ci prepara al Vangelo in funzione del quale viene scelta. Con il salmo responsoriale, l’assemblea risponde alla Parola di Dio. Il salmo è scelto infatti in funzione della prima lettura, come un eco della Parola di Dio che è stata appena ascoltata. La seconda lettura è tratta principalmente dalle epistole di san paolo. Si tratta di una lettura continua, che non ha dunque un rapporto diretto con le due altre letture, ciò che costituisce la sua difficoltà ma anche la sua ricchezza. Come noi proclamiamo nelle acclamazioni, accogliamo queste letture come Parola del Signore e rendiamo grazie a Dio che ci forma e ci nutre con la sua Parola!&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-8800222403355307486?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/8800222403355307486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/torna-lappuntamento-domenicale-con-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/8800222403355307486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/8800222403355307486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/torna-lappuntamento-domenicale-con-la.html' title='Capire la Santa Messa - XII Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-7617389051280161931</id><published>2011-09-09T12:42:00.000+02:00</published><updated>2011-09-09T12:42:36.186+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - IX appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione):&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Cominciare da se stessi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Bisogna che l'uomo si renda conto innanzitutto, lui stesso, che le situazioni conflittuali che l'oppongono agli altri sono solo conseguenze di situazioni conflittuali presenti nella sua anima, e che quindi deve sforzarsi di superare il proprio conflitto interiore per potersi così rivolgere ai suoi simili da uomo trasformato, pacificato, e allacciare con loro relazioni nuove, trasformate. Indubbiamente, per sua natura, l'uomo cerca di eludere questa svolta decisiva che ferisce in profondità il suo rapporto abituale con il mondo: allora ribatte all'autore di questa ingiunzione - o alla propria anima, se è lei a intimargliela - che ogni conflitto implica due attori e che perciò, se si chiede a lui di risalire al proprio conflitto interiore, si deve pretendere altrettanto dal suo avversario. Ma proprio in questo modo di vedere - in base al quale l'essere umano si considera solo come un individuo di fronte al quale stanno altri individui, e non come una persona autentica la cui trasformazione contribuisce alla trasformazione del mondo - proprio qui risiede l'errore fondamentale [...]. Cominciare da se stessi: ecco l'unica cosa che conta. In questo preciso istante non mi devo occupare di altro al mondo che non sia questo inizio. Ogni altra presa di posizione mi distoglie da questo mio inizio, intacca la mia risolutezza nel metterlo in opera e finisce per far fallire completamente questa audace e vasta impresa. Il punto di Archimede a partire dal quale posso da parte mia sollevare il mondo è la trasformazione di me stesso. Se invece pongo due punti di appoggio, uno qui nella mia anima e l'altro là, nell'anima del mio simile in conflitto con me, quell'unico punto sul quale mi si era aperta una prospettiva, mi sfugge immediatamente. [...] "Cerca la pace nel tuo luogo". Non si può cercare la pace in altro luogo che in se stessi finché qui non la si è trovata. E' detto nel salmo: "Non c'è pace nelle mie ossa a causa del mio peccato". Quando l'uomo ha trovato la pace in se stesso, può mettersi a cercarla nel mondo intero.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Consigli per avvicinarsi all'ammalato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questo non vuole essere un prontuario o delle istruzioni all'uso, ma dei semplici consigli che ognuno deve interiorizzare e portare nel cuore. Per capire gli ammalati bisogna mettersi al loro posto: cosa molto difficile. Se però non ti sforzerai di farlo, sarà inutile tentare di comunicare con loro. Dire che Dio ama gli ammalati è una cosa molto graziosa e anche vera. Non è l'amore di Dio che devi portare al malato ma il tuo e per questo non bastano solo le parole. Dio non è una persona che va o che viene, lui è fedele e resta. Sarà percepito più o meno dalle condizioni in cui si trova l'ammalato e non solo quelle fisiche. Sforzarti di aiutare l'ammalato su un piano umano e in modo umano: Dio si manifesterà a suo tempo, i tempi di Dio non sono i tempi dell'uomo. Riempiti di Dio e poi va dagli ammalati come se esistessero solo loro, così senza che per te sia uno scopo primario, sarai strumento dell'amore di Dio. Ama gli ammalati, ma non farlo solo in riferimento a Dio: amali per se stessi, in se stessi. Coloro che si occupano degli ammalati soltanto per amor di Dio e con una certa freddezza professionale nei loro comportamenti, fanno pensare che gli ammalati siano per loro solo dei modi per proseguire la propria santificazione. Il miglior aiuto che puoi dare ad un ammalato è di aiutarli a ritrovare se stessi. Il tuo deve essere un rapporto d'amore su una base reale, non menzognera o fittizia: sarebbe come costruire sulla sabbia. Anche se il malato ha perso molto, gli rimane sempre qualche cosa, su questo qualche cosa si tratta di costruire con la fede e l'esperienza sorretta dall'amore. Il dolore affina la sensibilità e, se loro vedranno in te, la semplicità, la delicatezza dell'amore di Dio, ti racconteranno la loro storia. Non fare domande, non limitarti a sentire, ascolta con il cuore: sarai sempre tu a ricevere qualcosa. Forse ti sentirai impotente a rimuovere il peso che portano, ma nel loro cuore l'avrai alleggerito sicuramente. Il malato, l'handicappato, non vogliono pietismo. Non chiederti: cosa posso dire, ma sorridi, sii sempre ottimista, allegro, non esiste un ponte più sicuro di una bocca sorridente e anche nei momenti di dolore più acuto e di disperazione più profonda ci sarà uno spiraglio per lasciar passare la speranza e un solco per seminare la gioia. Può essere che il dolore unisca a Dio più che la gioia: limitati a suggerirlo, non con le parole, immagini o sentimenti, ma con il tuo esempio. Qualche volta sarà necessario venire incontro alle loro necessità materiali, far loro qualche dono. E Cristo che ha bisogno di te, vuole che tu doni te stesso come lui si è donato a noi e si dona a noi tutti i giorni senza chiedere nulla in cambio: solo Amore.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le due sorgenti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La montagna si eleva verso il sole. Ma la montagna pesa. E' fatta di sassi. In qualche recesso delle sue viscere nacquero un giorno due piccole sorgenti d'acqua limpida, che cercavano di uscire all'aperto. Ma la montagna non cedeva: le opprimeva, le soffocava.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo un bel po' di tempo le sorgenti, facendosi largo a poco a poco, riuscirono a venire alla luce ai piedi della montagna. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Com'erano stanche! Ma non c'era tempo per riposarsi. Erano appena scaturite dalla terra quando sentirono delle grida provenienti dal muschio, dall'erba, dai fiorellini, dalle rose alpine: "Dateci da bere! Dateci da bere!" &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"Fossi matta!", disse la prima sorgente. "Ho faticato tanto senza sosta laggiù, sottoterra, mentre voi, pigri, ve ne stavate al sole. Non vi darò proprio niente!" "Non ci darai niente?", disse il muschio piccato. "E allora noi non ti lasceremo passare." &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"Ti sbarreremo la strada con le nostre numerose radici", dichiarò l'erba. "Ti copriremo così nessuno ti troverà", minacciarono i cespugli di rose alpine e di rovi. La seconda sorgente fu condiscendente: "Bevi, sorella erba, però fatti da parte perché io possa proseguire il mio cammino!" Bevvero un poco anche i cespugli ma si tennero fuori dalla corrente e così il muschio e la rosa alpina. La sorgente correva. Dava da bere a tutte le piante e tutte le cedevano il passo.(...) La sua acqua era fresca e limpida come cristallo. Lei stessa non sapeva come. Le piante l'amavano e lasciavano che altre sorgenti si unissero a lei.(...) Alla fine arrivò al mare. Quando giunse alla foce, l'azzurro padre Oceano la prese fra le braccia e la baciò sulla fronte. "E dov'è tua sorella sorgente? le chiese.” "Ah, Padre! Purtroppo è diventata paludosa, marcia e puzzolente." "Così è la vita, figliola mia", disse padre Oceano. "Tua sorella non voleva dare agli altri ciò che ha ricevuto. Vedi? Anch'io oggi ti ricevo in restituzione del vapore che da me è salito verso la montagna. La vita è dare. Tenere per sé è la morte."&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Osiamo dire: Padre nostro...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Esperienza di un cappellano delle carceri.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricordo una Messa celebrata all'ergastolo di Porto Azzurro. Sentivo avvicinarsi questo momento con un senso di paura. "...Padre nostro!". Mi sono fermato. Li ho guardati in faccia, a uno a uno. Oltre&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;cinquecento uomini, a cui avevano ucciso la speranza, condannati a vita. Loro dicono, con un'espressione incisiva: "Ci hanno fermato l'orologio!". Ho detto: "Scusatemi, ma io non riesco a continuare. Se non mi aiutate voi, io, da solo, a questo incrocio pericoloso della Messa, non ce la faccio ad andare avanti. Sarei costretto a dire una parola che, se prima non si realizza qualcosa di importante tra di noi, suonerebbe come una bestemmia: "Padre nostro...".  "Ho bisogno che mi accettiate come uno di voi, un fratello, niente altro. Soltanto se mi fate questo regalo, se ci scambiamo questa fraternità, se ammettiamo da ambo le parti questa parentela, se mi considerate come uno dei vostri, oseremo dire insieme "Padre nostro!". &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Altrimenti io non ho il coraggio di pronunciare quella frase. Dio non è soltanto 'mio' Padre. Lui vuol esserlo di tutti. E se non mi presento davanti a lui insieme a tutti voi, nessuno escluso, mi sento un traditore, un illegittimo... E se voi non mi riconoscete come fratello, Dio se ne va. Non si fa trovare...". Mai come in quel momento ho scoperto la forca sconvolgente dell'espressione: "Osiamo dire". Sì, soltanto adesso che ci siamo &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;riconosciuti, accettati come fratelli, possiamo dire, senza paura di bestemmiare: "Padre nostro" (anzi:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"Papà", Abbà!). Siamo mal ridotti, Papà, ma siamo insieme. Laceri, sporchi, non troppo presentabili, ma ci riconosciamo fratelli. Ci sentiamo colpevoli "insieme". Abbiamo tutti qualcosa da farci perdonare. Nessuno di noi è giudice dell'altro. Nessuno di noi condanna le colpe dell'altro. Siamo uniti da una comune solidarietà di miseria. Soltanto per questo "osiamo dire". E tu, siamo sicuri, ci guardi con benevolenza. Perché noi ci guardiamo senza durezza. Tu, abbiamo la certezza, ci accetti. Perché noi ci accettiamo vicendevolmente. Tu non ti vergogni di noi, nonostante tutto. Perché noi non rifiutiamo nessuno. Ecco, Signore, soltanto dopo che ci siamo caricati sulle spalle questo colossale peso di tutti i nostri fratelli, osiamo dire "Padre nostro!". E, stavolta, è preghiera.  &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Trovare Dio in tutte le cose&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Trovare Dio in tutte le cose è una meta stupenda. È il frutto che matura in colui che si mette in cammino e dirige i suoi passi verso il cuore. È li che Dio si nasconde, nel cuore di tutto ciò che esiste. Dio è il cuore della nostra vita. La sua dimora è il cuore.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Trovare Dio in tutte le cose è partire dalle cose per trovare Dio. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Fermati. Osserva. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Non vedi che le cose "parlano"? Non ti accorgi di nulla? &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Che cosa provi quando vedi il sole che tramonta? &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E quando osservi un fiore? &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E quando ti avvicini ad una sorgente? Una zolla di terra, un lembo di cielo, il volto di una persona, un frammento di pane, l'acqua che bolle nella pentola, il cibo che prepari con le tue mani... sono tutte cose che possono sorprenderti. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Fermati ancora. Ascolta il respiro: da dove viene? dove ti porta? &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il respiro sei tu: da dove vieni? dove vai? Non ti accorgi che stai pregando? La preghiera è dentro di te. È il tuo essere che prega. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anche quando non ci pensi. Anche quando non gli "corri" dietro. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Adesso sai dov'è Dio. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Hai ancora bisogno di cercarlo?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-7617389051280161931?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/7617389051280161931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/itinerari-di-fede-ix-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/7617389051280161931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/7617389051280161931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/itinerari-di-fede-ix-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - IX appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-6180853460358596140</id><published>2011-09-04T15:04:00.001+02:00</published><updated>2011-09-04T15:05:32.106+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - XI Appuntamento</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;LA LITURGIA DELLA PAROLA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;11a PARTE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dopo i riti dell’accoglienza, entriamo nella liturgia della Parola. Prima di percorrere nel prossimo capitolo lo svolgimento di questa seconda parte della messa, soffermiamoci sull’importanza della Parola. Dio ci parla, questo è un avvenimento.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La “mensa della Parola”&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Concilio Vaticano II ha permesso di valorizzare nuovamente la liturgia della Parola, riaffermando “l’importanza estrema” della Sacra Scrittura nella messa: “Da essa infatti si attingono le letture da spiegare poi nell’omelia e i salmi da cantare; del suo afflato e del suo Spirito sono permeate le preci, le orazioni e i carmi liturgici; da essa infine prendono significato le azioni e i gesti liturgici”¹.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I Padri conciliari vollero “promuovere questo gusto saporito e vivente della Sacra Scrittura”, ricordando che la Parola di Dio è un nutrimento vivificante, proprio come l’eucarestia: “La chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra Liturgia, di nutrirsi del Pane della vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli”². Così è stata reintrodotta l’idea delle “due mense”: la “mensa della Parola di Dio” precede la “mensa del corpo di Signore”. La prima ci prepara alla seconda. L’alleanza divina è innanzitutto annunciata dalla Parola, prima di essere vissuta e rinnovata dall’eucarestia. Sotto due modi differenti, è lo stesso Signore che si rende presente alla sua chiesa e la nutre spiritualmente. Comprendiamo meglio ora il posto essenziale della liturgia della Parola: diventa una condizione preliminare necessaria per ricevere bene il Sacramento&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; ¹ 1 Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;       sacra liturgia, n. 24&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;  ² 2 Concilio Vaticano II, Costituzione Dei Verbum sulla divina &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;        rivelazione, n. 21&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;_______________________________________________________________________________&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le novità: il lezionario e l’ambone&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questa valorizzazione della Parola di Dio si è concretamente operata con il nuovo lezionario che offre un ventaglio molto più ampio di letture bibliche. Le letture delle domeniche sono d’ora in avanti suddivise secondo un ciclo di tre anni che permette di leggere quasi integralmente i quattro Vangeli e numerosissimi brani importanti del resto della Bibbia. Le prime letture della settimana sono suddivise su due anni, ciò che offre ugualmente una lettura più completa delle Scritture. Le letture della domenica sono suddivise in tre anni liturgici:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Poi leggiamo durante&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;-l’Anno A (2011): il Vangelo secondo san Matteo;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;-l’Anno B (2012): il Vangelo secondo san Marco;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;-l’Anno C (2013): il Vangelo secondo san Luca. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Vangelo secondo san Giovanni è letto ogni anno in determinate occasioni particolari come nel tempo pasquale o nelle feste. Le prime letture sono tratte dall’AT e, durante il tempo pasquale, dagli Atti degli Apostoli. Le seconde letture sono tratte dalle lettere del NT-le si chiamano epistole-principalmente di Paolo ma anche degli Apostoli Pietro, Giacomo, Giovanni e Giuda, senza dimenticare la lettera agli Ebrei e l’Apocalisse. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Se contiamo, nel corso dell’anno, una cinquantina di domeniche e una decina di grandi feste, leggiamo dunque, nell’arco di tre anni, un ventaglio molto ricco di circa centottanta prime letture, e altrettanti estratti di Salmi, lettere e Vangeli. Sul piano del mobilio liturgico, questo impulso si è tradotto nella valorizzazione di un luogo della Parola chiamato ambone³, una specie di pulpito. Le chiese nuove o le ristrutturazioni di chiese antiche ne presentano spesso di belle realizzazioni, costruendo l’altare e l’ambone con i medesimi materiali o con la medesima decorazione. Ciò esprime bene l’importanza delle “due mense”. Per valorizzare bene la Parola di Dio, è importante che l’ambone sia degno e ben decorato. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;³ Ambone viene da una parola greca che significa “salire”, perché l’ambone è la postazione sopraelevata alla quale salgono quelli che, nella liturgia, proclamano una lettura o fanno l’omelia. Del resto, quando non c’era ancora il microfono, il sacerdote saliva sopra una specie di tribuna decorata (pulpito) per essere ascoltato da tutti.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;_______________________________________________________________________________&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’ufficio del lettore&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E’ importante anche che la Parola sia proclamata bene e sia così valorizzata. Non è dato a tutti di leggere in pubblico. La lettura liturgica non si improvvisa: bisogna prepararla, pregarla, penetrarsene. E’ bene che le lettrici e i lettori possano seguire una formazione in questo senso.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Un Dio che ci parla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Queste letture bibliche, che accogliamo come “Parola del Signore”, sono state scritte lungo un periodo di più di mille anni e sono state ricevute dai credenti come parole ispirate da Dio. La Bibbia è “L’ampio svolgimento della storia santa, nel corso della quale il Dio vivente si è rivelato a un popolo stringendo un’alleanza con esso”. Il primo posto è dato all’iniziativa di Dio. La Bibbia narra come, attraverso tutta la storia santa, gli uomini abbiano preso coscienza che Dio faceva alleanza con loro. Spetta a noi, oggi, rispondere, ed entrare nell’alleanza. La liturgia ci invita con ragione a entrare in questo dialogo con Dio. La liturgia della Parola è molto più che un insieme di letture: è un dialogo, nel quale siamo introdotti a titolo di co-protagonisti.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il cardinale Coffy precisa che c’è una grande differenza tra l’atteggiamento interiore di colui che legge un libro (non pensando che la maggior parte del tempo all’autore che non conosce) e colui che ascolta le confidenze di un amico (facendo soprattutto attenzione a lui e alle parole che pronuncia). A messa, “noi ascoltiamo Dio che ci parla. Non Dio che ha parlato un tempo, ma Dio che parla proprio a noi, ora, e che ci svela il suo mistero, cioè il suo segreto, ciò che Egli è e ciò che vuole fare. Ci dice che Egli è per noi: un Padre, e chi siamo noi per Lui: dei figli. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ci dice il suo progetto: ciò che vuole realizzare per noi e con noi”. La buona novella, è già il fatto che Dio ci parla; questo rivela l’amore di Dio per l’uomo e anche la sua grandezza:  l’uomo è qualcuno a cui Dio si rivolge e che conta per Lui. Ascoltare un amico ci permette di conoscerlo meglio. Scrutare le scritture significa imparare a conoscere Dio. Gesù è la Parola incarnata, la “Parola in diretta” nella linea e nel compimento delle Scritture, come ci ricorda l’inizio della lettera agli Ebrei: “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai Padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo” (1,1-2)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E’ un avvenimento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Leggere o ascoltare una lettura biblica, non è banale. Quando Dio ci parla, è un avvenimento! Del resto, la parola ebraica dabar significa nello stesso tempo “parola” ed “evento”. La Parola di dio è un avvenimento nella nostra vita! Eppure, a messa, l’ascoltiamo a malapena, con orecchie distratte. Se ci venisse chiesto all’uscita della chiesa: “Di che cosa parlava la prima lettura? Che Salmo è stato cantato? E che cosa diceva Gesù nel Vangelo?”, saremmo spesso davvero imbarazzati….. Dobbiamo proprio riconoscere che non sempre abbiamo fame della Parola di Dio.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Passiamo molto tempo ogni giorno a nutrirci. Ma quanto tempo consacriamo al nostro nutrimento spirituale? Assorbiamo un mucchio di libri, di giornali, di riviste. Ma quante pagine della Bibbia leggiamo?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Una parola efficace che costituisce la chiesa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La Parola di dio è efficace. “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;pane da mangiare, così sarà la Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,10-11).&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il cardinale Coffy aggiunge che questa Parola ci costituisce come suo popolo, come sua chiesa: “La Chiesa è venuta all’esistenza in virtù della chiamata che Dio le ha fatto sentire in Gesù Cristo, ma bisogna aggiungere che essa esiste oggi in forza della Parola che il suo Signore le rivolge oggi. Essa non è una società, un organismo fondato un tempo dal Cristo. Essa è continuamente fondata dal Cristo che non cessa di parlarle e di essere presente. Come la donna è creata sposa dalla parola che le rivolge l’uomo e con la quale egli la chiama. Come l’uomo è creato sposo dalla parola della donna. Ecco qui un’analogia che ci apre alla comprensione del mistero. Ecco perché la chiesa deve senza sosta ascoltare la Parola che le è rivolta, meditarla per farla sua e per viverne. Si può dire che essa impegna tutta la sua esistenza su questa Parola alla quale dà credito. La chiesa riposa su questa Parola che Dio le rivolge oggi e alla quale essa risponde”.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricapitolando&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;In ogni messa, noi ci nutriamo a “due mense”: prima a quella della Parola, poi a quella dell’eucarestia. La mensa della Parola ci introduce a ciò che celebriamo nell’eucarestia. Il Concilio Vaticano II ha nuovamente valorizzato la liturgia della Parola. Il nuovo lezionario della domenica ci offre una scelta di più di settecentoventi letture bibliche nell’arco di tre anni. Vivendo la liturgia della Parola, noi entriamo in dialogo con Dio che ci parla e che ci costituisce come suo popolo, la chiesa.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Prendiamoci allora del tempo per leggere la Bibbia, non fossero che le letture del giorno che meditiamo in comunione con tutta la chiesa. Possiamo anche noi ripetere con il piccolo Samuele: “Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,10)!&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-6180853460358596140?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/6180853460358596140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/capire-la-santa-messa-xi-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/6180853460358596140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/6180853460358596140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/capire-la-santa-messa-xi-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - XI Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-2826342284093964515</id><published>2011-09-01T11:01:00.002+02:00</published><updated>2011-09-01T11:02:25.264+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - VIII appuntamento</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione):&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;                                                                        &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;            &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, &amp;quot;Courier&amp;quot;, monospace;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;ITINERARI&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;, &amp;quot;Courier&amp;quot;, monospace;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times&amp;quot;, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;b&gt;V&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times&amp;quot;, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;ittoria! Alleluia!&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times&amp;quot;, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;C'era un Uomo che perdeva sangue nel giardino degli ulivi, ma un traditore, baciandolo, rivelò l'amore &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;di cui quell'Uomo era capace. C'era un uomo in silenzio davanti all'adultero Erode, ma il silenzio del &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;condannato sconfisse l'eloquenza del peccatore. C'era un uomo sapiente davanti al debole Pilato, ma fu invano che i flagellatori aggredirono la verità. C'era un Uomo di bene che portava una croce &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;tra le grida di quelli del sinedrio e le lacrime delle pie donne, ma l'affetto della madre rese più leggero il suo cammino. C'era un uomo che moriva sulla croce, ma il suo volto pieno di luce, fu risposta d'amore alla crudeltà dei suoi boia. Si udì un grido di dolore uscire dal petto ferito: «Padre, perdona loro». La voce si perse nel vento, ma spaccò il velo del tempio rivelando l'unità nell'amore. Ci furono segni di fallimento nell'ultimo sospiro del crocefisso, ma un grido di fede esplose dal petto del centurione romano. Ci furono tenebre che dominavano la terra, mentre il buon ladrone entrava nella vera luce. Ci fu un corpo inerte fra le braccia di una donna piena di vita, prima che un sepolcro prestato accogliesse il redentore dell'umanità. All'improvviso dal sepolcro sbocciò la vita, ed il risuscitato riempì di festa la terra redenta. La notte fuggì spaventata facendo sorgere l'eterna aurora. C'erano apostoli tremanti, quando il Cristo apparve, ma divennero intrepidi eroi dopo la sua ascensione. Ci fu un tempo di paura a metter in fuga gli amici, ma lo Spirito di Cristo vinse per sempre la barriera del timore. La notte tragica cedette così il posto alla risurrezione. È la storia di un condannato che era giudice dei vivi e speranza dei morti. C'era una volta un unico Cristo che predicava la Buona Novella, ma Egli si moltiplicò in ognuno di noi, e fece di ogni giorno della Chiesa una nuova Pentecoste.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(Vito Groppelli)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;ITINERARIO: La mia vocazione è l'amore&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times&amp;quot;, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarvi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi. Continuai nella lettura e non mi perdetti d'animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: "Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte" [1 Cor 12,31]. L'Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità, e che questa medesima carità è la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace. Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile. Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Allora con somma gioia ed estasi dell'animo gridai: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l'amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(S. Teresa di Gesù Bambino, Storia di un'anima)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;ITINERARIO: LA CRISI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times&amp;quot;, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Solo una terra ben lavorata può diventare terra propizia, ci dicono i contadini. Per questo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;paradossalmente un tempo di difficoltà e sconvolgimenti può rivelarsi come il tempo più adatto a una nuova nascita: ogni parto è preceduto dalle doglie, ogni nuova illuminazione e crescita sconta la propria stagione dell'inferno, ogni passaggio di iniziazione è scandito dal ritmo di notti scure. E mi piace pensare che ogni crisi abbia l'effetto dei sassi di Pollicino che, nel folto del bosco, riescono sempre a indicare la strada. Ogni crisi ci permette allora di elevarci al di sopra della superficie del mondo, per scorgere le cime inviolate che la nebbia nasconde a coloro che vivono nella pianura. Viene un giorno in cui, dentro la tua penombra o nel tuo labirinto, si apre un varco inaspettato che ti indica il sentiero dentro il non senso. Nel profondo della notte, nel buio della crisi, c'è sempre una luce verso cui andiamo, o che viene verso di noi. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;(Don Luigi Verdi)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-2826342284093964515?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/2826342284093964515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/itinerari-di-fede-viii-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/2826342284093964515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/2826342284093964515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/09/itinerari-di-fede-viii-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - VIII appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-4104571802073271132</id><published>2011-08-28T11:21:00.000+02:00</published><updated>2011-08-28T11:21:00.161+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - X Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;PREGHIAMO IL SIGNORE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;LA COLLETTA O PREGHIERA DI APERTURA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La preghiera di apertura&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Questa preghiera è lo sblocco della liturgia dell’accoglienza: una volta che la comunità si è radunata, ha cantato con un solo cuore, ha tracciato su di sé il segno della croce, ha proclamato la sua fede in Dio Trinità che è sempre con noi, si è preparato in profondità ai grandi misteri che seguiranno, e ha cantato la gloria di Dio, non le resta altro che di immergersi in una preghiera comune. Questo è dunque il ruolo di questa preghiera, la prima di tre orazioni “mobili” della messa. Orazione viene dal latino oratio “parola”, “discorso”, “preghiera”, derivato dal verbo orare “parlare”, “dire”, “implorare”. In senso letterale, una orazione è una parola indirizzata a Dio, una preghiera formulata in sua presenza. Si distinguono l’orazione personale, preghiera intima, dialogo interiore prolungato con Dio e l’orazione liturgica espressione pubblica e comune dell’assemblea in preghiera, pronunciata dal sacerdote a nome della chiesa. Mi piace ricordare che questi due tipi di preghiera personale e comunitaria (in famiglia o in parrocchia) sono essenziali e non possono vivere l’una senza l’altra. Una preghiera che fosse solo individuale rischierebbe di intiepidirsi per mancanza di stimolo e di condivisione della fede; una preghiera che fosse solo comunitaria si ridurrebbe in fretta a delle formule che risuonano senza toccare il cuore. Nei riti della preghiera di apertura, entrambe le preghiere potranno avere il loro posto: durante il periodo di silenzio, ciascuno prega personalmente nel segreto del suo cuore, prima che il sacerdote raccolga queste preghiere e preghi a nome di tutti. Questa preghiera porta anche il nome di colletta perché essa “raccoglie” e riunisce le diverse domande dei fedeli in una sola preghiera; è compito del sacerdote presentare a Dio, a nome della comunità riunita il compendio della preghiera di tutti. E’ ben per questo che il sacerdote si esprime sempre nella prima persona del plurale. La preghiera d’apertura scompone in quattro momenti: l’invito, il periodo di silenzio, l’orazione pronunciata dal sacerdote e l’Amen proclamato da tutta l’assemblea.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’invito&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Il sacerdote invita l’assemblea alla preghiera. Il rituale prevede queste semplici parole: “Preghiamo (il Signore)”.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Un periodo di silenzio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Dopo questo invito, osserviamo un breve periodo di silenzio durante il quale ciascuno può raccogliersi, pregare, prendere coscienza della presenza del Signore, formulare interiormente le sue domande, prima che il celebrante le raccolga come spighe di grano in un solo fascio. Questo tempo di silenzio non è un interludio durante il quale attendiamo il seguito. E’ un momento privilegiato nel quale preghiamo e dunque agiamo insieme, con un solo cuore. Occorre insistere sull’importanza di questo silenzio. Certo, la messa non è il luogo dell’orazione personale, abbiamo tutto il resto della settimana per questa. Ma è importante che vi siano dei momenti di silenzio nella liturgia, per evitare che essa non sia che un fiume ininterrotto di parole…. Questi silenzi non devono essere dei “tempi morti”, ma dei silenzi abitati, come questo momento di preghiera all’inizio della messa o un periodo di silenzio più importante dopo la comunione.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’orazione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;L’orazione è generalmente indirizzata al Padre, come avviene nella preghiera eucaristica tutta intera. La conclusione ci indica che essa si fa sempre per Gesù Cristo e nello Spirito Santo. Queste orazioni sono dunque sempre trinitarie. Come regola generale le orazioni sono composta da una invocazione, da una azione di grazie, da una richiesta e da una conclusione trinitaria.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;	&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’invocazione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;L’orazione comincia con una invocazione al Padre al quale ci si rivolge con: “Dio onnipotente, Signore, Dio eterno, Dio nostro Padre, Signore nostro Dio”, ecc.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;L’azione di grazie&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Questa invocazione è accompagnata da un’azione di grazie che descrive un aspetto del mistero di Dio che la liturgia della chiesa propone in questo giorno alla nostra meditazione. Ecco alcuni esempi: “O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna” (Pasqua). “Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo” (Battesimo di Gesù). “O Dio, sorgente di ogni bene” (X Domenica). “Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre” (XIX domenica). “O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo” (XXIII domencia).&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La domanda&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Segue una domanda legata a questa azione di grazia perché i cristiani possano vivere di ciò di cui rendono grazie. Esempio: “Concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto” (Pasqua). “Concedi ai tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore” (Battesimo di Gesù). “Ispiraci i propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita” (X domenica). “Fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso” (IX domenica). “Guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione” (XXIII domenica).&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Conclusione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La formula di conclusione inscrive la nostra preghiera nel mistero della Trinità, dicendo: “Per il nostro signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te (Padre), nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli”. Da notare che le orazioni che si indirizzano al Padre e menzionano il Figlio alla fine terminano così: “Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli”. “Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo figlio a dare la vita per noi, egli è Dio…..” (V domenica di Quaresima). Qualche rara orazione si rivolge direttamente al Figlio e ha questa conclusione. “Tu sei Dio e vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli”. Così, la preghiera della solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Corpus Domini) che utilizziamo anche in occasione della benedizione del Santissimo Sacramento: “Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’eucarestia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu sei Dio e vivi e regni….”.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Tutte le preghiere si concludono con l’espressione “per tutti i secoli dei secoli”. Esse confessano la nostra fede in Dio il cui regno non avrà fine.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’Amen dell’assemblea&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Amen viene dalla parola ebraica Âman la cui radice evoca ciò che è solido, stabile, vero, fedele. Dire Amen significa affermare: “E’ così” oppure “Sia così”. Un tempo, si diceva giustamente: “Così sia” ma Amen ha un senso più forte: non esprime soltanto un auspicio, bensì una certezza sulla quale ci si può appoggiare. Dicendo Amen, l’assemblea esprime chiaramente il suo consenso a ciò che è stato appena detto o è stato appena fatto. Alla fine della preghiera di apertura quando rispondiamo Amen ciò significa che questa preghiera noi la facciamo nostra, noi vi aderiamo con tutto il nostro cuore. E dire che talvolta non si sente neppure l’Amen dall’assemblea, o si sente solo impercettibilmente… questi Amen permettono all’assemblea di esprimere la sua partecipazione piena e consapevole a ciò che Dio fa per essa e con essa. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;I riti della liturgia dell’accoglienza, si concludono con la preghiera di apertura, che si chiama anche “orazione” o “colletta” perché il sacerdote, dopo un invito e un periodo di silenzio, durante il quale ciascuno può pregare e rivolgersi personalmente al Signore, “raccoglie” le diverse domande dei fedeli in un’unica preghiera. Questa preghiera di apertura si rivolge generalmente al Padre, e comporta, in linea di principio un’invocazione e un’azione di grazie seguite da una domanda e da una conclusione trinitaria. L’assemblea è chiamata a ratificare questa preghiera, a esprimere la sua adesione con l’Amen che pronuncia con forza e convinzione. Con questo Amen, l’assemblea si dice pronta a ricevere i doni di Dio che le porteranno la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica. L’Amen che noi pronunciamo a messa sia un vero Amen, un’adesione di tutto il nostro essere a ciò che celebriamo!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-4104571802073271132?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/4104571802073271132/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/capire-la-santa-messa-x-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/4104571802073271132'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/4104571802073271132'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/capire-la-santa-messa-x-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - X Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-3204114754011386403</id><published>2011-08-18T11:07:00.000+02:00</published><updated>2011-08-21T11:08:25.019+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;strong&gt;I lavori riprenderanno dopo il periodo di vacanza, Domenica 28 Agosto&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-3204114754011386403?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/3204114754011386403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/i-lavori-riprenderanno-dopo-il-periodo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/3204114754011386403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/3204114754011386403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/i-lavori-riprenderanno-dopo-il-periodo.html' title=''/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-5940520402803822444</id><published>2011-08-14T11:10:00.000+02:00</published><updated>2011-08-14T11:10:44.926+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - IX Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’INNO DI GLORIA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Dopo il rito penitenziale, cantiamo l’inno del Gloria, almeno nelle domeniche e nei giorni di festa. Vediamo qual è l’origine di questo inno e approfondiamo il contenuto. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Cantare la gloria di Dio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Si tratta di un inno, di un canto di lode, scritto originariamente in greco e la cui traduzione latina comincia con la parola gloria. Noi cantiamo “gloria” di Dio, cioè il suo splendore, la sua bontà, la sua maestà. Il Gloria comporta un aspetto solenne: non lo si canta se non nelle domeniche, nelle solennità e nelle feste. Ce ne asteniamo però nelle domeniche dell’Avvento e della Quaresima. Perché? Per vivere un tempo di “privazione” che ci permetterà di far vibrare con maggior solennità l’acclamazione degli angeli nella notte di Natale e la proclamazione della salvezza durante la veglia pasquale.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Il canto degli angeli&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Questo canto di lode riprende parecchi testi delle Scritture, ma in maniera particolare, la lode intonata dagli angeli nella notte di Natale. “E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc2,13-14). All’inizio della celebrazione, acclamiamo a nostra volta questa nascita che è all’origine della nostra salvezza. E soprattutto ci uniamo al canto degli angeli come quando canteremo l’Alleluia o il Sanctus. Non è cosa da poco cantare con gli angeli! E’ bene che ci ricordiamo che tutta la nostra liturgia terrena si vuole a immaginare della liturgia celeste degli angeli che cantano senza sosta la gloria di Dio. Quando noi celebriamo ci uniamo alla lode degli angeli! &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Un inno antichissimo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Questo inno antichissimo risale al terzo secolo, era in origine una preghiera del mattino, una preghiera di lode all’inizio di un nuovo giorno. A poco a poco è stato introdotto nella liturgia eucaristica. All’inizio, soltanto il vescovo lo diceva e solamente in alcuni giorni a cominciare da Natale. Il suo uso si è esteso ad altre circostanze e si è generalizzato. E’ notevole che questo inno si sia così radicato nella liturgia,  senza interruzione nel corso dei secoli e senza passare di moda.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Come cantare il gloria?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Conviene cantarlo perché il gloria non è stato composto per essere letto…. È lì che incominciano le difficoltà. Il celebrante spesso molto imbarazzato davanti a fedeli che egli teme non sappiano cantarlo nella sua interezza. Allora, per non recitarlo in modo piatto, se ne fa un canto con un ritornello e delle strofe….! &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;I liturgisti insistono perché possiamo imparare a cantarlo interamente, al fine di rispettare lo stile e la natura di questo inno.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Un inno trinitario&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Questo inno si rivolge al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo (anche se lo Spirito Santo è appena menzionato alla fine dell’inno). Possiamo distinguere quattro parti: &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;L’introduzione col canto degli angeli&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Le lodi al Padre&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Le lodi e le domande al Figlio&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;La conclusione trinitaria.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Il canto degli angeli&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“Gloria a Dio”: gli angeli cantano la gloria di Dio, cioè riconoscono che egli è Dio e che è la fonte di ogni santità. “Nell’alto dei cieli” traduce il latino in Excelsis. Il Gloria ci fa accedere ad una realtà molto elevata, ben aldilà delle contingenze materiali, la pesantezza delle quali ci trascina sempre più in basso. Più ancora siamo associati alla preghiera di coloro che sono “nei cieli”; il cielo e la terra si mescolano nella lode. “E pace in terra”: la pace è ciò di cui l’uomo ha bisogno, ed è precisamente ciò che il re del cielo vuole per l’uomo. Il Cristo è “Il principe della pace” che permette questa riconciliazione tra Dio e l’uomo che il peccato aveva resa necessaria. La pace è un dono di Dio che non si impone, ma che chiede di essere ricevuto e di crescere nel cuore dell’uomo. “Agli uomini che egli ama”: qui la traduzione si allontana dal latino pax hominibus bonae voluntatis, “pace agli uomini di buona volontà”. In realtà la pace di Dio annunciata dagli angeli la notte di Natale è per tutti gli uomini. Il Gloria è una confessione dell’amore di Dio per tutta l’umanità. &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Le lodi al padre&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Segue come un’”irruzione” delle lodi rivolte al padre: “Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa”. Quasi tutto il vocabolario della lode vi ricorre. L’uso del noi ne fa una preghiera comunitaria. Attenzione a non dire questi verbi troppo velocemente: essi hanno ciascuno il loro significato e la loro portata. “Noi ti lodiamo”: colui che ha compreso chi è Dio diventa un essere di lode. Vuole celebrare il suo Dio, festeggiarlo, danzare per lui, lodarlo senza sosta. Noi siamo fatti per la lode, per lodare Dio come respiriamo. “Ti benediciamo”: la benedizione che rivolgiamo a Dio non è possibile se non perché Dio stesso benedice noi. Egli è la fonte di ogni benedizione. Benedetti da Dio, gli uomini alzano a loro volta le mani per intonare un canto di benedizione. “Ti adoriamo”: l’adorazione è l’atteggiamento per eccellenza dell’uomo verso il suo creatore, è un atto di riconoscenza e di amore, il contrario dell’idolatria. “Ti glorifichiamo”: glorificare Dio è riconoscere che egli è Dio. Così l’uomo si mette al suo giusto posto, riflettendo questa gloria che viene da Dio. Nel vangelo, a contatto con il divino, gli uomini glorificano Dio. “Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa”: l’evocazione della gloria di Dio suscita l’azione di grazie. Noi ringraziamo Dio per tutto ciò che egli è e per tutto ciò che egli fa. Questo grazie è l’atteggiamento umile di colui che non pensa che tutto gli è dovuto. Noi ci uniamo al Cristo che rende grazie al Padre suo. Il Gloria è già prefigurazione della lode della preghiera eucaristica. Poi, nominiamo colui che acclamiamo con queste tre denominazioni: “Signore Dio, re del cielo, Dio padre onnipotente”. “Signore Dio” sarà ripreso per il Figlio, perché essi condividono la medesima gloria. E’ una affermazione di fede, sulla scorta di san Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28). “Re del cielo”: Dio è il re di tutte le realtà invisibili che lo adorano, mentre sulla terra noi chiediamo che il suo regno venga e cresca. “Dio Padre onnipotente”: noi proclamiamo il nome intimo di Dio che è Padre “papà”. Nello stesso tempo egli è l’”onnipotente”, non di una potenza schiacciante alla maniera del mondo, ma di una potenza paterna che veglia su di noi e ci fa crescere.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Le lodi e la domanda al figlio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Ci rivogliamo quindi al Figlio, cominciando ugualmente con una serie di invocazioni: “Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo; Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre”. “Figlio unigenito” non è da intendere nel senso di figlio unico. Il Cristo è il Verbo, realtà unica per la quale tutto è stato creato. Noi non abbiamo un altro Cristo. “Gesù Cristo”: diciamo il suo nome, il nome che salva, nome doppio che proclama che Gesù è il Cristo, il messia. “Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre”: egli condivide la medesima divinità di Dio, essendone il figlio. Egli è l’agnello di Dio in riferimento agli scritti dell’Antico Testamento, l’Agnello immolato che prende su di se tutte le colpe. Egli è anche l’Agnello vittorioso, di cui parla l’Apocalisse, il quale siede sul trono e purifica gli eletti col suo sangue. Avendo proclamato che il Cristo è colui che “toglie il peccato del mondo” e che è “assiso alla destra del Padre”, riconosciamo di avere bisogno di lui e formuliamo delle preghiere molto semplici: “abbi pietà di noi” e “accogli la nostra supplica”. Niente a che vedere con la “pietà” condiscendente… &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Noi riprendiamo la preghiera del pubblicano “Signore, abbi pietà di me peccatore” che Gesù dà come esempio. E gli chiediamo di “accogliere la nostra supplica”, ciò che ci sta a cuore.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La conclusione trinitaria.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;L’inno prosegue con la lode al Cristo: “perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’altissimo, Gesù Cristo”. Riconosciamo che Gesù condivide la divinità e la santità di Dio che canteremo nel corso della messa con il Sanctus. Terminiamo questo inno collegando il Cristo allo spirito santo e al Padre proclamando: “con lo spirito santo, nella gloria di Dio Padre. Amen”. E’ dunque tutta la Trinità che noi lodiamo e glorifichiamo.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Perché cantare così la gloria di Dio.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;E’ vero ciò non aggiungerà nulla alla grandezza di Dio. Ed egli non ha “bisogno” che noi cantiamo le sue lodi. Ma Dio sa bene che la grandezza dell’uomo consiste precisamente nell’acclamare la grandezza di Dio, nell’aprirsi all’irraggiamento di questa gloria. Così, è importante che il Gloria sia un canto gioioso, un inno pieno di vivacità che mette il nostro cuore in festa e dà il tono a tutta la messa. Perché la messa non deve essere una celebrazione triste. Essa è un’azione fondamentalmente gioiosa: si viene a messa per rendere grazie a Dio, per lodarlo, cantarlo, glorificarlo, ringraziarlo, acclamarlo, celebrarlo. E’ ciò che fa il gloria a Dio, fin dall’inizio della messa. Ed è ciò che farà, in modo più esplicito ancora la grande preghiera eucaristica.&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Il gloria è un canto di lode che incomincia con le parole degli angeli nella notte di Natale. Noi ci uniamo dunque al canto degli angeli, che cantano senza sosta la gloria di Dio e sono, in qualche modo, il modello della nostra liturgia terrena. E’ un inno antichissimo che è stato introdotto a poco a poco nella liturgia eucaristica. Esso comporta un aspetto solenne poiché non lo si canta che nei giorni di festa e nelle domeniche (salvo che in avvento e in quaresima).&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“Cantare con entusiasmo un gloria a Dio in compagnia di altri cristiani”, scrive il padre Garneau, “non può essere che divertente e confortante. Cantare di buon cuore il gloria a Dio aiuta ad essere felici”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-5940520402803822444?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/5940520402803822444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/capire-la-santa-messa-ix-appuntamento.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/5940520402803822444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/5940520402803822444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/capire-la-santa-messa-ix-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - IX Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-2613319794387019265</id><published>2011-08-12T12:29:00.000+02:00</published><updated>2011-08-12T12:29:03.775+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - VII appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione): &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;ITINERARI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;LA TIEPIDEZZA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Come ciechi e "affaticati" cadiamo nella: Tiepidezza. Se il cristiano cade nella tiepidezza perde la gioia e, per colpevole negligenza, allontana dalla mente e dal cuore l'immagine di Cristo: non lo vede e non lo ascolta. La tiepidezza è il pratico disprezzo dell'orazione e del sacrificio quotidiani, è il pensare "soltanto a se stessi e alle proprie comodità", è mancanza di finezza nel rapporto con Dio, è poca delicatezza, è "malavoglia nelle cose che si riferiscono al Signore", è l'amor proprio che porta ad agire per motivi umani. La santità del cristiano, invece, sta nell'amore e nella devotio, cioè nella fede amorosa e nell'amore che crede. La tiepidezza è davvero una grave malattia dell'amore, e può colpire in qualsiasi età della vita interiore. Causa della tiepidezza è sempre lo scoraggiamento, la mancanza di speranza, di fede e di carità. San Tommaso definisce la tiepidezza come "una certa tristezza che rende l'uomo tardo a compiere gli esercizi dello spirito, a causa della fatica del corpo". San Tommaso, inoltre ci dice che la devozione, è come "la volontà decisa a impegnarsi in tutto ciò che appartiene al servizio di Dio". Questa devozione scompare, invece, nello stato di tiepidezza. Essa è sterile e dannosa, mentre l'aridità purifica l'anima e la conduce a una maggiore unione con Dio. Sono poche le cose desiderate così fortemente nella vita quanto la gioia e la felicità. Si ha l'impressione, talvolta, che queste parole-felicità, gioia, pace- esprimano realtà che somigliano a rare monete da collezione, di grande valore e difficili da reperire. La tranquillità l'hanno chiamata pace; la risata fragorosa, allegria; il piacere effimero, felicità; e così via. La vera gioia e la vera pace si trovano in Dio; al di fuori di lui non potremmo mai raggiungerle. Un giorno, rivolgendosi ai discepoli, il Signore disse: “Beati i vostri occhi perché vedono i vostri orecchi perché sentono”. La gioia- dice san Tommaso- è il primo frutto dell’amore e, pertanto, della donazione.  Dimmi dove sta la tua felicità, potremmo dire, e ti dirò dov’è il tuo cuore. Noi siamo felici quando il Signore è dentro la nostra vita, quando non lo perdiamo di vista, né i nostri occhi sono appannati dalla tiepidezza o dalla mancanza di generosità. E’ in Cristo la nostra speranza. Poichè Cristo vive: Cristo non è un uomo del passato, che visse un tempo e poi se ne andò lasciandoci un esempio meravigliosi. La gioia cristiana ha una natura speciale: sa mantenersi salda in mezzo a tutte le bufere della vita, anche nei momenti più oscuri. Quando un cristiano è infelice e triste, vuol dire che qualcosa non va proprio nella sua anima. La fede è la sorgente della gioia cristiana. Il nostro ottimismo non si basa su ragioni umane, ma ha il suo fondamento in Dio. Chi vive della fede incontrerà difficoltà e lotta, dolore e anche amarezza, mai però lo scoraggiamento o l’angoscia, perché sa che la sua vita è utile, sa il perché della sua esistenza terrena. Quando ci sembra che tutto crolli davanti ai nostri occhi, non crolla nulla, perché “ Tu sei il Dio della mia difesa” Per di più senza ostacoli non ci sarebbe la possibilità di vincere, ne le virtù potrebbero raggiungere il livello richiestoci da Gesù. L’uccello può volare non solo perché ha le ali, ma anche per la resistenza dell’aria. Lui solo è sicuro baluardo che resiste a tutto; non vi è tristezza che Egli non possa curare. “Non temere, soltanto abbi fede” Tutti abbiamo bisogno di felicità. Paul Claudel, dopo la conversione, era solito ripetere: “Dite a tutti che l’unico dovere è la felicità” Perché essa è il segno che amiamo il Signore e che stiamo facendo un gran bene agli altri e a noi stessi. Dobbiamo essere come i primi cristiani: il loro modo di vivere attraeva per la pace e l’ottimismo con cui affrontavano i piccoli impegni quotidiani, o per la serenità davanti al martirio. Così dobbiamo essere noi, cristiani di oggi: seminatori di pace e di gioia, della pace e della gioia che Gesù ci ha guadagnato. La casa di una famiglia cristiana dev’essere allegra, perché la vita soprannaturale da slancio alle virtù della generosità, della cordialità, dello spirito di servizio… tanto strettamente legate alla gioia. La gioia di Dio è la nostra grande forza e un potente alleato nell’apostolato, perché ci aiuterà a trasmettere il messaggio di Gesù in modo amabile.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-2613319794387019265?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/2613319794387019265/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/itinerari-di-fede-vii-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/2613319794387019265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/2613319794387019265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/itinerari-di-fede-vii-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - VII appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-1099598567873362847</id><published>2011-08-07T11:23:00.000+02:00</published><updated>2011-08-07T11:23:13.902+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - VIII Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 24.0pt;"&gt;Il rito penitenziale N°8&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 24.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;&lt;br /&gt;Signore, Pietà!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Il rito penitenziale occupa un posto essenziale all’inizio della liturgia: essa ci prepara ad aprire il cuore al perdono e ai frutti che il Signore vuole darci in ogni messa. Se durante questo rito confessiamo i nostri peccati, confessiamo ancora di più la tenerezza e il perdono di Dio. E Dio ci manifesta la sia misericordia. Noi possiamo allora celebrare l’eucaristia con il cuore in pace, nella gioia, in festa.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Il sacerdote invita i fedeli a questa pratica penitenziale dicendo: “Fratelli e sorelle, per prepararci degnamente ai santi misteri riconosciamo i nostri peccati”, o altre parole di introduzione adatte alla liturgia del giorno. “Prepariamoci alla celebrazione dell’eucaristia”: noi siamo consapevoli di aver bisogno di una preparazione per vivere questo grande sacramento, un po’ come Mosè che si avvicinava al roveto ardente: la voce di Dio si fece allora sentire: “Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!” (Es 3,5). Non possiamo accostarci alla santa mensa in modo qualunque; bisogna prepararvisi. “Riconoscendo che siamo peccatori”: il senso di questa pratica non è di abbassarsi più in basso che a terra. Avvicinandoci a Dio vogliamo semplicemente fare la luce, la verità, confessare le nostre tiepidezze, le nostre mancanze d’amore, riconoscere che siamo peccatori e che abbiamo bisogno del cibo divino che è il sacrificio eucaristico, del sangue dell’alleanza versato per la remissione dei peccati. Riconoscere che siamo peccatori significa anche impegnarci in un cammino di conversione, avere un profondo desiderio di cambiare ciò che deve esserlo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Un tempo di silenzio&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Dopo questo invito è bene rimanere qualche istante in silenzio per metterci davanti a Dio e prendere coscienza del nostro peccato, dello scarto tra ciò che il vangelo ci propone e ciò che noi viviamo. Noi ci mettiamo sotto lo sguardo di Dio e lo imploriamo dicendo per esempio: Signore, ti presento la mia vita; tu la conosci. Fa’ che io sia addolorato di amarti così poco e di non avere amato il mio prossimo. Apri il mio cuore chiuso. Fammi scoprire e misurare il mio peccato. Al posto del mio cuore indurito metti un cuore spezzato e contrito del male che ho fatto contro di te.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Il Confiteor – Confesso&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Dopo questo momento personale diciamo insieme la magnifica preghiera del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Confiteor&lt;/i&gt;: “Confesso a Dio onnipotente”. Abbiamo visto che la messa comincia con la confessione della Trinità, espressa dal segno della croce. La parola “confessione” significa tanto l’affermazione della propria fede (coloro che vengono torturati a causa della loro fede senza morire martiri sono chiamati “confessori”) quanto l’ammissione dei propri peccati. La confessione di fede viene per prima: la confessione dei nostri peccati deriva dalla nostra confessione dell’onnipotenza di Dio, che ci usa misericordia, perché non potrebbe esserci ammissione del peccato se non ci fosse prima una vera confidenza nella bontà davanti ai miei fratelli e alle mie sorelle, cioè nella chiesa. Riconosco chiaramente la mia responsabilità, sapendo che la misericordia del Signore è più grande delle nostre colpe, ma senza sottrarmi adducendo come pretesto: “Non è colpa mia, è a causa di….”. In ebraico, il verbo peccare significa “mancare lo scopo”, “sbagliare bersaglio”. Peccare è sbagliarsi sulla felicità, scambiare con Dio ciò che non lo è e distogliersi da lui, nostra vera felicità. Precisiamo quindi le principali modalità del peccato: “in pensieri, parole opere e d omissioni”. Tutte le zone della libertà, dell’intelligenza e dell’attività umana sono inglobate in questa confessione pubblica. Peccare con il pensiero non ci sembra troppo grave, perché non si vede. Eppure, a forza di avere pensieri impuri o malevoli, diventiamo più deboli e rischiamo proprio di passare all’atto. Neppure i peccati di omissione sono meno importanti: noi manchiamo sovente delle buone occasioni di fare il bene e di amare. “Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa”, aggiungiamo battendoci il petto. Lo diciamo chiaramente, semplicemente, in verità, senza cercare scuse o altri colpevoli. Sono proprio io che ho fatto questo. Per questo motivo ci affidiamo alla preghiera dei santi e dei nostri fratelli: “E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro”. Questa supplica si rivolge per prima alla vergine Maria, la prima dei salvati. Poi agli angeli e a tutti i santi sui quali brilla lo splendore invisibile di Dio. Infine, alla totalità degli uomini, questi fratelli e queste sorelle conosciuti e sconosciuti che sono sempre la chiesa. Solidali nel peccato, lo siamo anche nostro cammino verso la santità. Non vi arriveremo da soli. Non è questa una bella affermazione della comunione dei santi?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Le parole di assoluzione&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Il sacerdote conclude questa preghiera con una formula di assoluzione “Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna”. Le parole di assoluzione all’inizio della messa ci preparano, secondo le nostre disposizioni, alla celebrazione dell’eucaristia.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Precisiamo che questa assoluzione non è sacramentale, cioè non opera da se stessa il perdono dei peccati come fa invece il sacramento della riconciliazione (confessione). Essa implora questo perdono piuttosto che attuarlo. Lo si vede chiaramente nella maniera di esprimerlo: il sacerdote, cristiano con i suoi fratelli, dice “noi”, perché si mette tra i peccatori. Egli è parte pregnante, come ogni fedele, in questo atto di contrizione, in questa confessione del peccato comune a tutti. Non è la stessa cosa quando il sacerdote, nel sacramento della riconciliazione dà a colui che si è confessato l’assoluzione dei peccato dicendo: “E io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Il canto Kyrie&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Dopo questa formula di assoluzione si canta &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Kyrie eleison o Signore, pietà&lt;/i&gt;. Ci si può domandare che cosa ci stia a fare questa invocazione quando si sono proprio appena ricevute le parole di assoluzione. Il canto del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Kyrie&lt;/i&gt; ci permette di allargare la nostra preghiera e di invocare la misericordia di Dio per i nostri fratelli e per le nostre sorelle in umanità. Secondo l’Ordinamento generale del Messale romano il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Kyrie &lt;/i&gt;è un “canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia”. E’ dunque un’acclamazione del Signore risorto, vittorioso sulla morte sotto tutte le sue forme, ivi compreso il peccato. Proclamando: “Tu sei &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Kyrios&lt;/i&gt;, il Signore risorto” aggiungiamo “(abbi) pietà” perché sappiamo che egli è colui che ci risolleva.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;La seconda formula.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Al posto del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Confiteor&lt;/i&gt;, si possono usare questi versetti della Bibbia pronunciati alternativamente dal sacerdote e dall’assemblea: Pietà di noi Signore. Contro di te abbiamo peccato, mostraci, Signore, la tua misericordia, e donaci la tua salvezza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;In poche parole è detto tutto: la domanda di perdono e il riconoscimento del peccato; l’implorazione della misericordia e l’affermazione dell’effetto che essa produce su di noi: noi saremo salvati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Ritroviamo la prima domanda nel Salmo 24[25],11: “Per il tuo nome, Signore, perdona la mia colpa, anche se grande”. La prima risposta si trova in Ger 14,20: “Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri: abbiamo peccato contro di te”. Il seguito viene dal Salmo 84[85],8: “Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;La terza formula.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;La terza formula di preparazione penitenziale appare come uno sviluppo del&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; Kyrie&lt;/i&gt;: Signore mandato dal Padre a salvare i contriti di cuore, abbi pietà di noi. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;“Signore pietà”. Cristo venuto a chiamare i peccatori, abbi pietà di noi. “Cristo pietà”. Con queste invocazioni ci rivolgiamo con fiducia a Cristo: egli è mandato dal Padre per salvarci, è venuto per i peccatori e intercede per noi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;La benedizione dell’acqua e l’aspersione&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Esiste ancora una quarta possibilità che si utilizza soprattutto nel tempo pasquale: il rito dell’aspersione. Il sacerdote benedice l’acqua dicendo: “Fratelli carissimi, in questo giorno del Signore, Pasqua della settimana, preghiamo umilmente Dio nostro Padre, perché benedica quest’acqua con la quale saremo aspersi in ricordo del nostro battesimo. Il Signore ci rinnovi interiormente, perché siamo sempre fedeli allo Spirito che ci è stato dato in dono. Dio eterno e onnipotente, tu hai voluto che per mezzo dell’acqua, elemento di purificazione e sorgente di vita, anche l’anima venisse lavata e ricevesse il dono della vita eterna: benedici quest’acqua, perché diventi segno della tua protezione in questo giorno a te consacrato. Rinnova in noi, Signore, la fonte viva della tua grazia e difendici &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;da ogni male dell’anima e del corpo, perché veniamo a te con cuore puro. Per Cristo nostro Signore”.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Questa acqua benedetta che riceviamo è un ricordo del battesimo, della nostra “immersione” nella morte e risurrezione di Cristo che ci purifica da ogni peccato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11.0pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-bidi-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;"&gt;Il rito penitenziale svolge un ruolo essenziale all’inizio della liturgia: non quello di colpevolizzarci, ma quello di prepararci alla celebrazione di questo grande mistero, aprendo il nostro cuore al perdono e ai frutti che il Signore vuole darci in ogni eucaristia. Il rito incomincia con un invito a prepararci alla celebrazione dell’eucaristia riconoscendo che siamo peccatori. Un tempo di silenzio ci permette di metterci con verità davanti a Dio e di prendere coscienza del nostro peccato. La preghiera &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Confiteor&lt;/i&gt; è una confessione che si rivolge a Dio con un riconoscimento pubblico (“a voi fratelli”) di tutte le modalità del peccato (“in pensieri, parole, opere ed omissioni”) e una richiesta di aiuto che manifesta la comunione dei santi. Con le parole di assoluzione, il celebrante implora il perdono del Signore. Infine, cantando il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Kyrie&lt;/i&gt;, noi acclamiamo il Signore che ci perdona e intercediamo per il mondo intero. E’ importante, all’inizio di ogni messa che ci apriamo alla grazia e al perdono del nostro Dio. Potremmo, prima che la messa incominci, fare un piccolo esame di coscienza, al fine di domandare concretamente il perdono e l’aiuto del Signore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-1099598567873362847?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/1099598567873362847/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/capire-la-santa-messa-viii-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/1099598567873362847'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/1099598567873362847'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/capire-la-santa-messa-viii-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - VIII Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-4781263048708063941</id><published>2011-08-04T20:52:00.000+02:00</published><updated>2011-08-04T20:52:40.879+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - VI appuntamento</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione):&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Old English Text MT&amp;quot;; font-size: 36.0pt;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;ITINERARI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: Algerian; font-size: 22.0pt;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;C'ero anch'io...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;C'ero anch'io, Signore Gesù, quella notte, nel giardino del Getsemani! &lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;; mso-bidi-font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, con i tuoi Apostoli ancora sconvolti per tutto quello che ti avevano sentito dire, quella sera; per quei piedi lavati proprio da te, il Maestro; per quel incomprensibile, straziante annuncio della tua imminente morte! Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, e ti ho visto piangere lacrime e sudare sangue, ti ho sentito implorare il Padre tuo di allontanare l'amaro calice della passione che sentivi vicino...io non capivo! Avrei voluto inginocchiarmi accanto a te, sulle pietre aguzze, asciugare il tuo sudore di sangue, accarezzare il tuo volto sconvolto, implorarti di fuggire lontano, di metterti in salvo dalla crudeltà degli uomini, ma ti ho sentito dire:" Non sia fatta la mia, ma la tua volontà, Padre"! Il peso di queste parole è stato troppo grande, per me: ti ho lasciato solo, mi sono allontanata e ho dormito, insieme ai tuoi apostoli. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ti ho lasciato solo! C'ero anch'io, Signore Ges&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ù&lt;/span&gt;, quel mattino, nel pretorio di Pilato! Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, e sentivo la folla rumoreggiare, fuori; erano come impazziti, tanto da scegliere, urlando, la liberazione di Barabba e la tua condanna. Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, quando i soldati ti legavano alla colonna; ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, quando i flagelli incidevano la tua carne, quando la tua schiena si inarcava per il dolore atroce. Avrei voluto strappare di mano ai soldati quelle fruste che si accanivano sulla tua carne innocente, avrei voluto liberare quelle tue mani che avevano portato sollievo a tante persone, avrei voluto gridare la mia rabbia per tanto strazio, ma non ho saputo fare altro che rintanarmi in un cantuccio nascosto: ho avuto paura di svelare apertamente il mio amore per te, avevo paura di essere riconosciuta come tua sorella, tua amica e mi sono nascosta. &lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;; mso-bidi-font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ti ho lasciato solo! C'ero anch'io, Signore Gesù, quel mattino, nel cortile del pretorio, quando Pilato ti consegnò ai soldati per la crocifissione! Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, quando l'intera coorte inizi&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ò&lt;/span&gt; a torturare il tuo corpo martoriato dalla flagellazione. Ti rivestirono di porpora e, intrecciata una corona con pungentissime spine, te la conficcarono nel capo, profondamente; si inginocchiavano davanti a te, uomo dei dolori, dicendoti:" Salve, re dei Giudei!", e ti sputavano addosso e continuavano a percuotere il tuo corpo straziato. Avrei voluto strappare spina per spina dal tuo capo, avrei voluto liberare il tuo santo corpo da tanta crudeltà, avrei voluto gridare a tutti che si ricordassero quante parole sananti avevi pronunciato, quanti peccati avevi perdonato, con quelle labbra ora tumefatte e sanguinanti. Invece, ancora una volta mi sono nascosta dietro le mie paure, la mia voglia di quieto vivere, la tentazione di non impicciarmi, di non rischiare, e sono fuggita. Ti ho lasciato solo! &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;C'ero anch'io, Signore Ges&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ù&lt;/span&gt;, quando, carico della croce, percorrevi la via che portava al luogo del supplizio. Tanta gente urlava, ai lati, e ti scherniva: erano gli stessi che la domenica delle Palme stendevano i loro mantelli sotto i tuoi passi e ti chiamavano "Figlio di Davide". Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, quando cadevi sotto il peso di quel legno! Avrei voluto togliertelo di dosso, asciugarti il volto come ha fatto la Veronica, offrirti dell'acqua, gridarti il mio dolore e la rabbia che provavo nel vederti sopportare così passivamente tanta crudeltà. Invece, non ho trovato il coraggio di farmi riconoscere; ho preferito assistere al tuo martirio senza compromettermi troppo. Ti ho lasciato solo! &lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;; mso-bidi-font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;C'ero anch'io, Signore Ges&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ù&lt;/span&gt;, quando i colpi del martello risuonavano nell'universo e il Figlio di Dio veniva inchiodato ad una croce, tra due malfattori. Ero lì, quando, ormai allo stremo, trovavi la forza di perdonare i tuoi carnefici "perché non sanno quello che fanno": così hai detto! Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, quando hai consegnato tua Madre a Giovanni e Giovanni a tua Madre; c'ero anch'io, in quella consegna; c'ero anch'io, in quel perdono; c'era anche la mia salvezza, in quel "tutto è compiuto"! Avrei voluto abbracciare quella croce, che tratteneva il tuo corpo ormai senza vita; avrei voluto strappare di mano la spada che ti ha trafitto il costato; avrei voluto dare la mia vita per la tua, ma, ormai, era troppo tardi, tutto era irrimediabilmente finito! C'ero anch'io, Signore Ges&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ù&lt;/span&gt;, davanti al sepolcro vuoto, quel mattino del primo giorno della settimana! Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, con le altre donne, con Pietro, con Giovanni, con la Maddalena, a guardare stupita la pietra rimossa, le bende piegate, a chiedermi dove fosse il mio Signore. Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, e non capivo, perch&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;é&lt;/span&gt; la mia fede era provata duramente dalla tua morte, ma anche perch&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;é&lt;/span&gt; sapevo di averti lasciato solo, e il mio cuore mi suggeriva rimorso e rimpianto. Ero l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, e piangevo e avrei voluto ancora una volta fuggire lontano, nascondermi al mio stesso dolore, consapevole che avevo cercato tanto il mio Signore, ma che la mia paura me l'aveva fatto perdere per sempre! Ed ecco che, improvvisamente, quando stavo per andarmene, sconsolata, ho sentito una voce dolcissima chiamarmi per nome: era la tua voce, Signore Gesù! Eri tornato, eri vivo, eri l&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ì&lt;/span&gt;, davanti a me; eri venuto a cercarmi e mi avevi trovata. I miei abbandoni, i miei tradimenti li hai presto dimenticati; hai voluto dirmi che tu sei il vivente, che non mi lascerai mai, che la morte è vinta per sempre ed io sto partecipando, insieme a tutta la creazione, alla tua risurrezione. Cristo &lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;è&lt;/span&gt; risorto, alleluia!&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt; &amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&amp;nbsp;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;E' iniziato così il mio cammino con Gesù Crocifisso e abbandonato. Ero seduta di fronte al mio neurologo che con il volto preoccupato leggeva i risultati degli accertamenti da me eseguiti perch&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;é&lt;/span&gt; da tempo avevo dei problemi alla vista e alle articolazioni, tanto da non riuscire a camminare bene. Mi aveva accompagnato una mia carissima amica. Il neurologo mi guardava e comincia a parlare con termini medici a me poco chiari. Allora lo interrompo e gli dico: "Senti, parlami chiaramente, non ho problemi ad accettare qualunque sia la diagnosi". Mi guarda ancora quasi impacciato e mi dice: "Purtroppo è una forma di sclerosi multipla". La mia amica rimane quasi senza respiro, io non faccio certo salti di gioia, ma in quel momento guardo un piccolo crocifisso posto nel muro dietro la scrivania del dottore. Non ascolto più le sue parole, il mio dialogo è con Gesù crocifisso e abbandonato che in quel momento mi chiama a condividere con Lui la croce della sofferenza, come il Cireno che sulla strada del Calvario prende la croce di Gesù. &lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;; mso-bidi-font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;Quella sera non dissi niente a mia figlia e mio marito, ma ho preso il Vangelo e leggo il discorso della montagna che Ges&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ù&lt;/span&gt; fa alla folla e dice: "...beati i poveri, beati gli afflitti, beati gli operatori di pace, beati i poveri di spirito perché di loro sarà il regno de cieli...". Con quiete parole ho messo nelle mani di Gesù le mie preoccupazioni, la mia sofferenza e la croce è diventata "un giogo leggero e soave" perché Gesù dice ancora: "venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi ristorerò". &lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;; mso-bidi-font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;Questo dialogo con Ges&lt;span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri;"&gt;ù&lt;/span&gt; scaturisce dalla preghiera e meditazione della sua Parola, mi aiuta a liberare lo spirito da ogni cosa che mi impedisce di entrare in comunione con il Padre sempre pronto ad ascoltarci e risollevarci. L'apostolo Luca nella prima domenica di avvento ci dice "vegliate e pregate, alzate il capo non lasciatevi appesantire dagli eventi della vita". Ma gettiamo ogni preoccupazione nelle mani di Dio ed egli ci solleverà. Solo così si può accogliere Gesù che per amore nostro nasce nella povertà e umiltà, Dio mi ama e ci ama di un amore infinito, sono felice di averlo incontrato, in modo particolare, in questo momento di prova. &lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;; mso-bidi-font-family: &amp;quot;MS Gothic&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;Ogni giorno offro a Lui la mia malattia, la mia sofferenza per tutti gli ammalati, chi si sente solo, i giovani, affinché possiamo riscoprire la tenerezza dell'amore di un Padre che non ci abbandona mai.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-4781263048708063941?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/4781263048708063941/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/itinerari-di-fede-vi-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/4781263048708063941'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/4781263048708063941'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/08/itinerari-di-fede-vi-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - VI appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-8108360251862990560</id><published>2011-07-31T13:39:00.000+02:00</published><updated>2011-07-31T13:39:37.168+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - VII Appuntamento</title><content type='html'>&lt;div align="left" class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;6a PARTE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: 22.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;IL DIALOGO DI APERTURA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;La messa comincia con un dialogo “il Signore sia con voi”. “E con il tuo spirito”. Questo dialogo risuona a quattro riprese in ciascuna delle quattro grandi parti della messa: all’inizio della liturgia dell’accoglienza; al momento della liturgia della parola per introdurre la proclamazione del vangelo; al momento del prefazio, per aprire la grande preghiera eucaristica; alla fine della messa, per annunciare la conclusione con la benedizione e il rinvio. Questo dialogo dunque risuona nei momenti importanti della messa, come per invitare l’assemblea a volgersi al Signore e ad aprirgli il proprio cuore. Nella liturgia orientale, il diacono dice: “State attenti!”. Possiamo pensare anche noi così: il Signore è lì, siamo ben presenti a ciò che celebriamo. Più profondamente il dialogo liturgico tra il sacerdote e l’assemblea prolunga il dialogo tra Dio e l’uomo: “lo Sposo e la Sposa si parlano prima di unirsi nel mistero”. E’ per questo che è essenziale che l’assemblea risponda, non borbottando come può succedere di sentire, ma a voce alta e intellegibile….&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Il Signore sia con voi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;E’ una formula antichissima, una formula di benedizione che esprime l’augurio più bello che si possa fare a dei cristiani: che Dio faccia in voi la sua dimora, che vi accompagni, che vi animi! Questa espressione è, in qualche modo, un compendio di tutta la Bibbia, un condensato dell’alleanza di Dio con il suo popolo. Dire “Il Signore sia con voi” significa riconoscere che Dio è lì e che egli fa alleanza con noi. Ascoltare questa benedizione e accoglierla, significa entrare in questa alleanza e rinnovarla. Comprendiamo bene ora che non si tratta di un saluto banale, come si potrebbe dire stringendosi la mano: “Buongiorno, come sta?”. “Il Signore sia con voi” è un saluto pieno di forza, una benedizione del Signore e anche un magnifico atto di fede nell’alleanza che egli vuole instaurare con noi. Il sacerdote, pronunciando questo saluto, apre pienamente le braccia e le mani; questo gesto significa e realizza il dono della presenza di Dio. Una comunione si instaura nell’assemblea.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Qualche esempio famoso nella Bibbia della promessa che il Signore è con noi:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;proprio prima di rivelare il suo nome, il Signore investì Mosè della missione di far uscire gli ebrei dall’Egitto, dandogli questa assicurazione: “Io sarò con te” (Es 3,12).&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Tutto il popolo di Israele eredita questa garanzia: “Quando andrai in guerra contro i tuoi nemici e vedrai cavalli e carri e forze superiori a te, non temerli, perché è con te il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto” (Dt 20,1)&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Coloro che ricevono una missione speciale al suo servizio si vedono rassicurati della medesima promessa: “Il Signore sarà con te”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;La nuova alleanza comincia con il saluto dell’angelo alla giovane Maria: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” (Lc 1,28). Noi riprendiamo questa espressione, per es., nell’Ave Maria.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Questa affermazione si trova chiaramente in una dei nomi dati al Messia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, che significa Dio con noi” (Is 7,14 ripreso in Mt 1,23)f&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Infine, il Vangelo di Matteo termina con questa promessa di Cristo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (28,20). &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Ma perché il sacerdote dice “Il Signore sia con voi” e non “Il Signore è con voi”? E’ vero, il Signore è effettivamente con noi, tutta la Bibbia lo dice: lo abbiamo appena visto. Ma noi, noi siamo sempre con lui? Con questo augurio preghiamo per essere sempre più aperti alla sua presenza, perché noi sperimentiamo proprio che ciò non può essere dato per scontato. Un augurio impegna molto più che un affermazione. Non è la stessa cosa dire “sei felice”, semplice constatazione, e “sii felice!”, augurio che esprime un desiderio profondo.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Inoltre: perché il sacerdote non dice “Il Signore sia con noi” dal momento che&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;fa parte anche lui&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;dell’assemblea? Il Signore non è anche con lui? Evidentemente, ma se il sacerdote non si include in questo augurio è perché egli è stato ordinato per parlar in nome di Cristo. Ascoltiamo il cardinale Lustiger, arcivescovo emerito di Parigi: “Quando celebro l’eucaristia, che io guardi in faccia l’assemblea e che dopo aver detto: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, io mi rivolga a voi con queste parole: “Il Signore sia con voi”, è comunque il Cristo che con la mia bocca parla alla sua chiesa. Io ho dunque il dovere di lasciarla parlare a voi, sapendo bene che questa parola che io vi dico in suo nome è destinata anche a me e che, quanto a me, io la ricevo nel momento stesso in cui la pronuncio per voi, nello stesso atto di fede: il Cristo in&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;mezzo alla nostra assemblea eucaristica ci raduna con il suo Spirito per rendere grazie al Padre”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;E perché il vescovo comincia la messa dicendo: “La pace sia con voi!” (Gv 20,19.21). Soltanto i vescovi riprendono liturgicamente questa formula per manifestare che essi sono, in linea diretta, i successori degli apostoli, i quali hanno avuto il privilegio di vedere con i loro occhi il Cristo risorto.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;E con il tuo spirito&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;La risposta dei fedeli: “E con il tuo spirito” può sembrarci un po’ sconcertante. Di&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;quale spirito si parla? In altre lingue, come l’inglese, si risponde molto semplicemente: “E anche con te” (“And also with you”). I nostri amici inglesi non hanno completamente torto. La formula che essi usano corrisponde anche a ciò che significava originariamente l’espressione “e con il tuo Spirito”. In ebraico, la parola “spirito” designa tutta la persona. Progressivamente, il senso di questa espressione si è evoluto. Nel IV secolo, san Giovanni Crisostomo ci ha detto che, nella risposta “e con il tuo spirito”, la parola spirito designa lo Spirito Santo che è stato comunicato al sacerdote in modo particolare perché egli presieda l’eucaristia in nome di Cristo. Così quando noi rispondiamo “e con il tuo spirito”, sottointendiamo: “lo Spirito che ti è stato dato nel giorno della tua ordinazione sia con te e agisca in te perché tu adempia bene il tuo compito di sacerdote!”. La riposta apporta dunque una grande ricchezza conservando il latino: “Et cum spiritu tuo”. Questa risposta è una atto di fede nella capacità del ministro: la grazia della sua ordinazione lo abilita a mettere gli altri in comunicazione con Dio.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Gli altri due dialoghi di apertura&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Terminiamo con le altre due formule di saluto che il sacerdote può utilizzare all’inizio della messa. Esse vanno nello stesso senso, sviluppandone determinati aspetti. “La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi”. Questa benedizione è tratta dall’ultima frase della Seconda lettera di san Paolo ai Corinzi (13,13). Essa esprime in modo notevole la portata trinitaria della liturgia, che è già stata sottolineata al momento del segno della croce. Essa comincia con il Cristo che ci ha dato la grazia di entrare in una piena comunione con Dio, rivelandoci l’amore del Padre e la profonda comunione instaurata in noi dallo Spirito Santo. Noi rispondiamo allo stesso modo: “E con il tuo spirito”. “La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi”. Questa seconda formula è tratta da questa stessa lettera di san Paolo, ma questa volta dal saluto iniziale (1,2). Qui il Padre è nominato per primo come fonte della grazia e della pace che suo Figlio Gesù è venuto a trasmetterci.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;La messa comincia con un dialogo che mette bene in rilievo che l’assemblea non è passiva, ma pienamente parte significativa della celebrazione. “Il Signore sia con voi” è un augurio, una benedizione, un ricordo del fatto che Dio ci ha promesso di essere sempre con noi, e che introduce nella sua alleanza. Rispondendo “e con il tuo Spirito”, l’assemblea augura ugualmente che il Signore sia con il celebrante e riconosce lo Spirito che gli permette di agire come ministro ordinato. Accogliamo il saluto del celebrante come una benedizione del Signore che ci promette la sua presenza e la nostra risposta sia una sincera riconoscenza per il ministero che il sacerdote esercita generosamente in mezzo a noi!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s400/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="127" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s320/MESSA.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-8108360251862990560?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/8108360251862990560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/07/capire-la-santa-messa-vii-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/8108360251862990560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/8108360251862990560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/07/capire-la-santa-messa-vii-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - VII Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-5612731493904083086</id><published>2011-07-28T11:27:00.000+02:00</published><updated>2011-07-28T11:27:56.084+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - V appuntamento</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione):&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;ITINERARI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Le parole che valgono&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;(l’importanza di dire le cose vere nel momento giusto)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;   &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Ogni parola che diciamo è un’opportunità di mutare il male in bene&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Sono convinto che il mondo sarebbe un posto migliore e più felice, se imparassimo a parlare più di ciò che funziona che di ciò che non va. Abbiamo così tanto da celebrare! &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Anziché focalizzarsi sugli errori, porre l’accento su ciò che ha fatto o che avrebbe potuto fare&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Quando facciamo bene qualcosa, e questo ci viene riconosciuto, siamo stimolati a fare ancora meglio in futuro: un elogio sincero fa emergere il meglio che c’è in noi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Se lo vogliamo, possiamo cambiare le nostre abitudini e i nostri schemi di linguaggio: riconoscere il problema è il primo passo per risolverlo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Le nostre parole scaturiscono da ciò che immagazziniamo nella nostra mente&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Le parole buone che entrano in noi all’inizio della giornata possono avere un effetto positivo sul modo in cui parliamo per il resto della giornata&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;“Il bisogno più profondo della natura umana è il desiderio di sentirsi importanti”: troppe persone hanno la sensazione di non contare, di non essere importanti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Non c’è nulla di più importante di un incoraggiamento&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;“ciascuno di noi attraversa momenti in cui si trova a un bivio e non sa che direzione prendere. Poi arriva qualcuno che ci dice le parole giuste che ci fanno decidere”. Queste parole ci restano impresse e restano con noi per il resto della nostra vita&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Guardatevi intorno. Troverete tante persone che arricchiscono la vostra qualità di vita. Diteglielo. La maggior parte di loro ha bisogno di sentirselo dire, di tanto in tanto. Farete sentire bene due persone: l’altra e voi stessi.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;“Una famiglia, per essere sana, ha bisogno di una comunicazione sana”&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;un suggerimento ben collaudato apportatore di influsso positivo e duraturo: &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;una serata dedicata alla famiglia&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 71.25pt; mso-list: l3 level1 lfo2; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;da tenere ogni settimana, lo stesso giorno, alla stessa ora&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 71.25pt; mso-list: l3 level1 lfo2; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;da tenere anche se un familiare è assente&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 71.25pt; mso-list: l3 level1 lfo2; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;deve durare minimo un’ora&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 71.25pt; mso-list: l3 level1 lfo2; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;le attività devono includere la conversazione&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;ogni familiare a turno decide l’attività (racconto di un fatto accaduto in giornata, una citazione da commentare, qualche domanda stimolante, un gioco ….),&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;gli altri partecipano senza sapere cosa li aspetta.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Un’ora la settimana programmata così, può fare una grande differenza e creare ricordi che dureranno sempre &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;“ciò di cui gli altri hanno sempre bisogno di sapere da noi è che teniamo a loro, che il bene che essi ci fanno suscita gratitudine, e che sono amati. E’ così semplice. E solo perché si sentono esprimere questi sentimenti il lunedì, non significa che non abbiamo bisogno di risentirseli dire il martedì. E’ questa la ragione principale per cui le parole che risanano e incoraggiano vanno ripetute ancora e ancora. (un rabbino)&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Un obiettivo semplice ma grande:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l2 level1 lfo3; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;bada a ciò che dici e a come lo dici &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l2 level1 lfo3; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Mi impegno a pensare di più alle parole che uso&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l2 level1 lfo3; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Cercherò di rimpiazzare le parole che feriscono con parole che incoraggiano, avvicinano e arricchiscono&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l2 level1 lfo3; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Non mi scoraggerò quando non riuscirò a scegliere bene le parole, perché fare del mondo un posto migliore è difficile&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;Modi per avvelenare l’atmosfera con le nostre parole:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;vanterie, bestemmie e parolacce, pettegolezzi, parole rabbiose, menzogne, parole sgarbate o che feriscono, giudizi sul prossimo, lagne e autocommiserazioni, osservazioni scoraggianti, parole che imbarazzano e umiliano il prossimo, critiche eccessive, lamentele, brontolii e piagnistei, linguaggio villano e irrispettoso, parole di scherno e punzecchiature, osservazioni offensive di carattere etnico e razziale, commenti sessisti, minacce, interrompere l’interlocutore, adulare, gridare, esagerare, accusare e dare la colpa agli altri&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;Alcune domande per riflettere:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l1 level1 lfo4; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;mi giudichereste diversamente se usassi costantemente un linguaggio scurrile?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l1 level1 lfo4; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;le persone colte e beneducate parlano così?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l1 level1 lfo4; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;ci sono posti nella nostra società in cui non vi va di sentir parlare così?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l1 level1 lfo4; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;le persone che dicono parolacce in pubblico sono educate o villane?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36.0pt; mso-list: l1 level1 lfo4; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Symbol; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;·&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;che cosa rivelate di voi stessi dicendo parolacce in continuazione?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;Le scelte migliori per promuovere la vita negli altri e in noi stessi:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;incoraggiare, ringraziare, tener conto degli altri, salutare con calore, fare un complimento, congratularsi con qualcuno, insegnare, fornire spiegazioni e direttive, consolare, stimolare il prossimo, celebrare e rallegrarsi, informarsi, mostrare interesse, far pace, ricostruire rapporti in crisi, far ridere, mostrare fiducia e fede, condividere buone notizie, lodare, onorare, edificare, esprimere sollecitudine, mostrare comprensione-empatia, approvare, formulare un invito, mostrare cortesia e rispetto, dare suggerimenti, scusarsi, perdonare, offrire il proprio aiuto, dire la verità, mettere in evidenza ciò che c’è di buono nella realtà e nel prossimo, usare parole affettuose, fornire informazioni utili, comunicare amore.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-5612731493904083086?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/5612731493904083086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/07/itinerari-di-fede-v-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/5612731493904083086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/5612731493904083086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/07/itinerari-di-fede-v-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - V appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-1019071021898129162</id><published>2011-07-24T13:01:00.000+02:00</published><updated>2011-07-24T13:01:38.567+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - VI Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: 22.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: 22.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;6a PARTE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: 24.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;IL SEGNO DELLA CROCE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Il nostro primo gesto, all’inizio della messa, è quello di tracciare su di noi il segno della croce. Questo gesto antichissimo è il segno per eccellenza dei cristiani. Perché? Perché ci collega allo strumento stesso della nostra salvezza: è per mezzo della croce che noi siamo salvati. La croce, è il cuore stesso del cristianesimo: nessun’altra religione avrebbe potuto “ inventare” un Dio così “folle” da accettare di morire così….. Ma il più orribile degli strumenti di supplizio è diventato per noi ciò che c’è di più prezioso: il segno dell’amore di Dio che si offre fino in fondo per salvarci. Il giorno del nostro battesimo, il sacerdote ha tracciato una croce sulla nostra fronte dicendo: “La comunità cristiana ti accoglie con gioia; nel suo nome, io ti segno con il segno della croce”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Un segno della nostra adesione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Fare su di noi il segno della croce significa mostrare molto concretamente che aderiamo al Cristo che ci salva con la croce, e che vogliamo offrirci insieme a lui. Non è dunque un gesto banale. Talvolta, purtroppo, vediamo delle persone che fanno un gesto vago scuotendo la mano come se avessero una mosca sul naso…. Dobbiamo al contrario farlo degnamente, con bellezza e ampiezza. Il segno della croce è uno strumento pedagogico straordinario che la chiesa ci dà.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Un anziano prete, che aveva attraversato dei momenti difficili per la chiesa ed era rimasto fedele nonostante tutto, diceva: “per anni non ho potuto pregare, neppure quando dicevo messa. Invece, ho sempre fatto ciò che mi ha insegnato mia madre: tutte le mattine, quando la sveglia suonava, qualunque ora fosse, ho fatto un segno di croce; ed è questo che mi ha salvato”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Il segno della croce incomincia dalla testa, dall’intelligenza che noi chiediamo al Padre di purificare, e di benedire. La mano scende al nostro cuore dove chiediamo al Cristo di stringerci, di non lasciarci mai. E la mano risale alle nostre due spalle perché lo Spirito Santo abbracci tutto il nostro corpo e ci dia la forza.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Un segno che ci introduce nella celebrazione.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Il segno della croce è il primo gesto della liturgia. Esso “ pone” l’insieme della celebrazione nella luce della croce e della resurrezione; questi due misteri sono inseparabili. Ci introduce in ciò che stiamo per vivere: in ogni messa, noi siamo ai piedi della croce. Scrive Monsignor Bernard Genoud: “Supponiamo di sapere che all’altro capo del mondo il figlio di Dio sta per dare la sua vita, e che tutti quelli che assisteranno alla sua morte avranno la certezza di essere salvati. Non saremmo tutti pronti a rompere il nostro salvadanaio, per essere tra quelli, per partecipare a questo grande avvenimento ed essere salvati a colpo sicuro? Ebbene, questo è ciò che accade in ogni messa! E noi, noi facciamo ancora i “difficili” per andarvi!”&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Come è possibile ciò? Molto semplicemente perché la messa ci permette di rivivere il dono di Gesù sulla croce. Intendiamoci bene: la Passione di Cristo è un avvenimento unico che ha avuto luogo una volta sola per tutti i tempi. Ma, in previsione delle generazioni future, e perché anch’esse fossero “toccate” da questo avvenimento di salvezza, il Cristo ha istituito la sua presenza ed il sacrificio che si sarebbe compiuto sotto le apparenza del pane e del vino.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Così, ci è dato di riviverlo&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;ogni volta che un sacerdote prende il pane e il vino e pronuncia le parole rituali: “questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Ad ogni messa ci troviamo ai piedi della croce con Maria e Giovanni, perché riviviamo il sacrificio unico di Cristo. La croce posta sull’altare è lì proprio per ricordarcelo. Ma ricordiamoci che c’erano due modi di stare ai piedi della croce. Il primo è quello della maggior parte dei contemporanei di Cristo: erano là fisicamente ma con indifferenza, per semplice curiosità, amici o nemici di Cristo mescolati fra loro. Il secondo modo è quello di Maria e di Giovanni: stavano ai piedi della croce non solamente con il loro corpo, ma anche con tutto il loro cuore. Essi si univano all’offerta di Gesù e ne accoglievano i frutti di grazia. Possiamo anche noi vivere la messa come Maria e Giovanni!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Queste parole, che accompagnano il segno della croce aprono la liturgia. Esse indicano che tutto ciò che diremo, vivremo, celebreremo, si farà “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;La messa comincia dunque con una prima professione di fede, nel mistero del nostro Dio trinitario. I cristiani vi aderiscono completamente con l’Amen che pronunciano. Questa formula trinitaria è molto antica: essa è frequentemente utilizzata dalle prime comunità cristiane. La si trova anche alla fine del vangelo secondo San Matteo: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (28,19).&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Il nostro Dio è Trinità.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Non è poco ricordare all’inizio della messa che il nostro Dio è Trinità: questo è il cuore della nostra fede cristiana. La Trinità ci insegna che il nostro Dio è famiglia e comunione. Che Dio non è rivolto a se stesso ma verso l’Altro. Perciò, due esseri che cominciano ad amarsi diventano al contrario immagine di questo Dio trinità che è Tutto–Amore. Dio non è dunque un Essere che ci sovrasta, ci schiaccia e ci punisce, ma un Dio che si da eternamente, il cui amore trabocca e diventa creatore: “E’ perché in Dio l’amore trabocca che Egli suscita queste creature che vuole che noi siamo, è perché in Dio l’amore trabocca che Egli ci fa venire all’esistenza. Egli vuole comunicarci ciò che lui è, vuole che noi diventiamo come Lui, trasparenti alla sua luce, vuole che diventiamo come Lui, un puro respiro d’amore. E lo slancio creatore sbocca nell’eucarestia”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;La messa azione di tutta la trinità.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;La messa è proprio questo traboccamento dell’amore, questo dono totale del Dio Trinità. Il Padre ci offre suo Figlio, il Figlio si offre completamente. Lo Spirito Santo, unità del Padre e del Figlio, nella quale si compie questa offerta, ci prepara all’incontro con il Cristo e ci dona di offrirci con Lui.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;La nostra immersione nella Trinità.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Queste prime parole della liturgia ci ricordano anche il nostro battesimo, il giorno nel quale siamo stati battezzati: “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Queste parole, che accompagnano il segno della croce, ci ricordano dunque l’essenziale della nostra vita cristiana e vi ci ricollocano. Ancora di più, l’eucarestia è “cibo” del nostro battesimo, combustibile della nostra vita cristiana, facendoci entrare sempre più profondamente nella Santa Trinità, nella quale siamo stati immersi. Comunicando al corpo di Cristo, diventiamo sempre più figli e figlie del Padre, perché Gesù, il Figlio diletto, viene a vivere in noi, ci conduce al Padre ed effonde in noi lo Spirito Filiale.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;Il primo gesto che compiamo insieme all’inizio di ogni liturgia è il segno della croce, segno per eccellenza dei cristiani. Questo gesto ci introduce, in profondità, nella liturgia; a ogni messa, noi partecipiamo al sacrificio della croce, siamo ai piedi della croce. Il sacrificio si rinnova per noi, nello stesso modo, anche se non in una maniera cruenta. Questo segno della croce si accompagna alla invocazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, prima professione di fede nel nostro Dio trinità. La liturgia è l’azione della Trinità che si offre in un traboccamento d’amore e ci invita a rimanere sempre immersi in essa. Stiamo attenti al nostro modo di entrare nella celebrazione! Facciamo attenzione&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;a non fare più il segno della croce&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;distrattamente e meccanicamente, ma lasciamoci abbracciare dal nostro Dio Trinità! Possiamo anche mettere in pratica il buon consiglio di questa mamma: ogni mattina, alzandoci, il nostro primo gesto sia un bel segno di croce!&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s1600/MESSA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="158" src="http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s400/MESSA.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-1019071021898129162?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/1019071021898129162/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/07/capire-la-santa-messa-vi-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/1019071021898129162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/1019071021898129162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/07/capire-la-santa-messa-vi-appuntamento.html' title='Capire la Santa Messa - VI Appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QlAgwTny7s8/Tiv7Z0cSkxI/AAAAAAAAAPc/PwQtKgybfdU/s72-c/MESSA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-7393744539302108970</id><published>2011-07-21T17:29:00.000+02:00</published><updated>2011-07-21T17:29:36.217+02:00</updated><title type='text'>Itinerari di fede - IV appuntamento</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s200/iti.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torniamo a meditare attraverso il nuovo percorso ricco di diversi itinerari, sempre scritti dalla mano di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia (ringraziamo sempre Enza per l'opera non facile di trascrizione):&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Algerian; font-size: 48.0pt;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;ITINERARI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 18.0pt;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Le parole che valgono&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 18.0pt;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;(l’importanza di dire le cose vere nel momento giusto)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 14.0pt;"&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Viviamo nel mondo della parola, ma non tutte le parole hanno lo stesso valore….Ci sono parole semplici che hanno un potere enorme… proviamo a pensarci…. Vi propongo alcune puntate in proposito… Forse a qualcuno servono (almeno così mi illudo di pensare….)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Le parole gentili costano poco ma rendono molto, possono addirittura cambiarci la vita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;“le parole hanno il potere di distruggere o di risanare. Quando sono vere e gentili, possono cambiare il mondo” (Buddha)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Ciò che dite e il modo in cui lo dite, può davvero essere importante; spesso parliamo senza pensare e senza essere consapevoli dell’influsso che hanno le nostre parole. Eppure quell’influsso può essere straordinario tanto sugli altri quanto su noi stessi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Abbiamo bisogno di accrescere la nostra consapevolezza del male che le nostre parole possono fare, e di essere stimolati a riflettere sul fatto che possiamo controllare la nostra lingua. Alcune parole, benché significhino poco sul momento per chi le dice, possono avere un effetto enorme; le parole che spesso diciamo sbadatamente, o lasciandoci trasportare dall’emotività, possono avere un influsso di lunga, lunghissima durata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Oggi il linguaggio risente di una certa mancanza di educazione. E’ spesso crudo, rabbioso, scortese, in ogni ambiente sociale e in quasi tutte le fasce di età. Il miglior strumento di cui disponiamo per rendere una comunità più civile, virtuosa, corretta è il linguaggio; esso contiene migliaia di parole meravigliose, positive, che promuovono e valorizzano la vita&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Parole gentili dette con garbo, placano spesso un animo superbo; mentre spezzano sovente i vincoli d’amore parole sgarbate, dette con rancore&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;“Pietre e bastoni possono spezzarmi le ossa, ma le parole possono spezzarmi il cuore”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Certe parole provocano profonde ferite e spesso lasciano cicatrici che richiedono molto tempo per guarire.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Una volta detta una cosa, non potete più rimangiarvela. E le parole che per essere pronunciate richiedono un secondo possono causare un dolore che dura per anni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Le due frasi che più hanno il potere di risanare un rapporto in crisi sono anche le due che ci riesce più difficile dire: “avevo torto”, “Mi dispiace”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;“La vera arte della conversazione non sta soltanto nel dire la cosa giusta al momento giusto, ma, ancor più difficile, nel trattenersi dal dire la cosa sbagliata quando si è tentati di farlo”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Non ci rendiamo conto di quanto spesso ci lamentiamo; più abbiamo e più la vita è facile, più ci lamentiamo. Non compiangersi, non disperarsi, non diventare cattivi, acidi .. focalizzarsi sulle cose che funzionano nella vita ed esserne grati&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&amp;nbsp;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;2a PARTE: LE PAROLE CHE VALGONO&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 14.0pt;"&gt;(l’importanza di dire le cose vere nel momento giusto)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 14.0pt;"&gt;Le nostre parole sono il riflesso di quanto sta accadendo dentro di noi … esaminando il nostro linguaggio riusciamo a conoscerci meglio&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Anche quando cerchiamo di nascondere&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;i nostri sentimenti le nostre parole rivelano ciò che è riposto in noi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;“Il bene più lo si diffonde, più cresce rigoglioso”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Rispettate il potere delle parole, sceglietele con cura (antico detto cinese)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;“La nostra vita è determinata dalle scelte, non dal caso”. Una delle scelte importanti riguarda il modo in cui trattiamo gli altri: “Possiamo avvilirli o rincuorarli. Possiamo essere egoisti e irrispettosi o generosi, gentili e disponibili” e facciamo queste cose principalmente attraverso il linguaggio&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Rendersi conto dell’influsso che la nostra scelta delle parole può avere sugli altri: * alcune parole entrano nel nostro corpo e ci fanno sentire bene, pieni di speranza, felici, pieni di energia, entusiasti e scherzosi e allegri. * oppure possono abbatterci, entrano nel nostro corpo e ci fanno sentire tristi, amareggiati, depressi e alla fine ci fanno ammalare&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;- &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;rendersi conto del potere di cui dispongono le parole se solo sono scelte saggiamente&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Come salutiamo il nostro prossimo è una scelta: i buoni saluti creano rapporti migliori, maggior energia, maggior divertimento &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;“&lt;em&gt;non è tanto ciò che dici, quanto come lo dici. Non è tanto il linguaggio che usi, quanto il tono in cui lo porg&lt;/em&gt;i”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Il tono della nostra voce può essere altrettanto e, talvolta, anche più importante delle parole che usiamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;I nostri corpi parlano … sorrisi e gesti amichevoli sono l’accompagnamento ideale di parole gentili&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;“Se vuoi avvicinarti a chi ti sta intorno, sii consapevole del potere della comunicazione, che è in mano tua”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Un tocco gentile o un abbraccio caloroso, offerti nel contesto opportuno, possono essere un modo estremamente valido per rafforzare le nostre parole.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Talvolta, tacere è la decisione più saggia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Sviluppare l’abitudine di pensare prima di parlare (scegliere con maggior attenzione le parole) è il primo passo verso una migliore capacità verbale &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;“&lt;em&gt;voi potete facilmente accrescere la somma totale della felicità di questo mondo. Come? Elargendo qualche parola di sincero apprezzamento a qualcuno che è solo e scoraggiato. Voi forse domani avrete già dimenticato le parole gentili dette oggi, ma chi le riceverà le terrà care per tutta la vita&lt;/em&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;“Il miglior uso che ciascuno di noi può fare di ogni giorno è gioirne, e poi estendere ad altri la propria gioia. Celebriamo l’oggi!”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Ci sono tante buone cose da dire: tutto ciò che dobbiamo fare è guardarci intorno&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Cercate il bene, negli altri e in ogni situazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri (lettera ai filippesi 4,8).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;Cercate il bene anziché il male, il giusto anziché l’iniquo, la bellezza anziché la bruttura, la gioia anziché il dolore. Fatelo, e avrete sempre qualcosa di buono da dire.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;(CONTINUA)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-7393744539302108970?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/7393744539302108970/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/07/itinerari-di-fede-iv-appuntamento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/7393744539302108970'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7602398699367918066/posts/default/7393744539302108970'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/2011/07/itinerari-di-fede-iv-appuntamento.html' title='Itinerari di fede - IV appuntamento'/><author><name>La Piccola Vigna</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02601740197272610910</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://2.bp.blogspot.com/_XW-tlJ-V4N8/TEcfzOYM2LI/AAAAAAAAADs/7mr0i2yE1MU/S220/La+Vigna.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D9QkSwR0uk4/TgxThUw3QII/AAAAAAAAAOE/R4DpT3WVcKg/s72-c/iti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7602398699367918066.post-5041065933778231553</id><published>2011-07-17T11:41:00.000+02:00</published><updated>2011-07-17T11:41:42.524+02:00</updated><title type='text'>Capire la Santa Messa - V Appuntamento</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Torna l'appuntamento domenicale con la meditazione sul significato della Santa Messa, con gli approfondimenti di padre Leopoldo, Priore Francescano Conventuale della Chiesa di San Francesco di Brescia:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 18.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;CAPIRE LA MESSA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="center" class="MsoNoSpacing" style="margin-right: -28.4pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 18.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;5a PARTE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: -1.0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;IL RUOLO CENTRALE DELL’ALTARE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;La meta della processione d’ingresso è l’altare, la mensa sulla quale sarà celebrata la messa. Avete notato che la prima azione del celebrante è baciare l’altare. Lo incenserà anche. Questi gesti rimangono del tutto incomprensibili – arrivate forse a baciare la vostra tavola prima di mangiare? – se non si capisce il significato dell’altare. Proviamo allora a spiegare.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’altare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;Altaare traduce il latino altare che deriva da altus, “elevato”. Perché elevato? Perché nelle differenti religioni, l’altare rappresenta il luogo alto che serve da congiunzione tra la divinità e gli uomini. L’altare è una pietra o una tavola che si costruisce spesso su un luogo elevato sulla quale si offre cibo agli dei. Poste sull’altare, le offerte passano nella sfera del sacro. Nell’AT, questa tavola non è dunque accessibile a tutti: i sacerdoti soltanto, generalmente, possono avvicinarsi. Dopo l’offerta, una parte del cibo è restituita ai sacerdoti e ai fedeli: è un cibo sacro che essi ricevono da Dio e che li fa comunione con Lui. I cristiani hanno conservato questo simbolismo forte dell’altare. L’altare è un punto di riferimento per il fedele: sopra di esso viene ricordata l’offerta del Figlio unigenito; sopra di esso è distribuito il cibo dell’eternità. L’altare è davvero il luogo per eccellenza nel quale Dio e l’uomo si incontrano e si uniscono9, il luogo nel quale Dio va verso l’uomo e l’uomo va verso Dio. luogo del sacrificio, l’altare è anche il luogo del pasto. E’ la mensa nella quale i figli di Dio vengono per mangiare e per bere.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’altare è il Cristo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;Nella nuova alleanza, l’altare acquisterà una dimensione nuova, che va ben al di là di tutti i simboli evocati: esso sarà identificato con il Cristo stesso. Nel quinto prefazio del tempo pasquale, leggiamo: “Offrendo il suo corpo sulla croce, diede compimento ai sacrifici antichi, e donandosi per la nostra redenzione, divenne altare, vittima e sacerdote”. Comprendiamo bene che Cristo sia il sacerdote: è lui che officia e che pronuncia le parole del sacrificio: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Riusciamo a capire che Egli sia anche la vittima: è proprio Lui che si offre sulla croce. Ma come può essere anche l’altare? Ecco due spiegazioni che si completano tra loro:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Abbiamo visto che l’altare è il luogo di congiunzione tra Dio e l’uomo, il luogo in cui si realizza la comunione, il luogo dell’alleanza. Possiamo dire che il Cristo adempie in pienezza questa comunione nel suo corpo. in effetti, nel suo corpo, Dio e l’uomo non formano che una cosa sola, poiché il Cristo è veramente Dio e veramente uomo. Di più, dando la sua vita, è tutta la nostra umanità che Gesù offre a Dio con una offerta perfetta. In cambio riceviamo il suo corpo e il suo sangue come nutrimento divino. Il corpo di Cristo è dunque il “luogo” stesso della comunione perfetta tra Dio e l’uomo, il “luogo” nel quale noi ci offriamo a Dio, e il “luogo”&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;nel quale noi lo riceviamo; è dunque il vero “altare”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 0cm; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: 0cm; text-indent: -18.0pt;"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;&lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt;&lt;span style="font: 7.0pt &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Il Cristo si presenta Egli stesso come la pietra angolare: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi” (Mt 21,42). San Paolo riprenderà questa immagine affermando che Gesù è la “Pietra angolare” sulla quale tutto riposa: “Voi siete) edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2,20). &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="tab-stops: 0cm;"&gt;&lt;strong&gt;L’altare è proprio la “pietra centrale” che rappresenta il Cristo stesso. E’ dunque “il mobile” più importante della chiesa. Nella liturgia, è opportuno che sia collegato nel posto migliore, perché tutto vi si organizzerà intorno. Occorre che tutti lo vedano. Per riprendere il simbolismo di Cristo, pietra angolare, l’altare è fatto solitamente in pietra, oppure contiene una pietra. La sua forma rettangolare è quella di una tomba, che ricorda la tomba vuota del mattino di Pasqua per evocare la resurrezione.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Il bacio dell’altare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;Comprendiamo meglio ora perché l’altare è oggetto di una così grande venerazione. Del resto, durante la messa, non ci si inchina più davanti al tabernacolo bensì davanti all’altare, segno di Cristo che si offre a noi. I ministri ordinati lo baceranno anche all’inizio e alla fine della messa. Per afferrare ancora meglio il significato e l’importanza dell’altare, possiamo accennare brevemente alla sua consacrazione che è il rito principale della “dedicazione” (inaugurazione) delle chiese. Questo rito è impressionante: il vescovo si toglie la sua casula e indossa un grembiale. Dopo avere fatto le unzioni sulle cinque croci (una al centro e le altre ai quattro angoli), egli spalma e friziona tutto l’altare con il sacro crisma.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;strong&gt;−&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;L’unzione con il santo crisma fa di questa pietra il simbolo di Cristo che il Padre ha unto di Spirito Santo.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;strong&gt;−&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;L’incenso che si fa bruciare sull’altare simbolizza il sacrificio di Cristo che si è offerto al Padre suo in odore&lt;/strong&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;di santità, e anche le preghiere dei fedeli che salgono verso il Signore.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;strong&gt;−&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Le tovaglie poste sull’altare manifestano che esso è la tavola del pasto eucaristico, dove Dio e l’uomo comunicano non più nel sangue di vittime animali, ma nel sangue di Cristo, morto e risorto.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;strong&gt;−&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Lo splendore delle candele, che circondano l’altare, evoca il Cristo “Luce delle nazioni” (Lc 2,32)&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;strong&gt;−&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Sotto la tavola dell’altare, noi poniamo delle reliquie di santi per manifestare la nostra unione con tutti quelli e tutte quelle che ci hanno preceduto.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;Qual è il significato di questo bacio? Esso è un gesto di venerazione, di tenerezza rispettosa nei confronti del simbolo consacrato della presenza di Dio, di Cristo e della chiesa del cielo (in ragione delle reliquie dei santi sigillate nell’altare). Il presbiterio e il diacono esprimono così la loro comunione con tutto il mistero di Dio, rivelato e realizzato una volta per tutte nel sacrificio di Cristo; il loro bacio simbolizza la loro adesione a tutto ciò che sta per essere attualizzato sull’altare. &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;L’incenso dell’altare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;Poi, almeno nelle grandi feste, il celebrante incensa l’altare. Questa prima incensazione costituisce un gesto di venerazione dell’altare, rivolto a Cristo, nostra “Roccia”. L’incenso ricorda il “nembo” che riempì il santuario, quando Salomone consacrò il primo tempio. L’incenso fa anche una diretta allusione a un versetto di un salmo: “Come incenso salga a te la mia preghiera” (Salmo 140). L’incenso è una resina aromatica che brucia sprigionando un fumo odorifero. La chiesa offre a Dio l’incenso per significare concretamente la sua adorazione e la sua preghiera.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;Questo fu il gesto dei Magi, che si sono prosternati davanti al Bambino Gesù e gli hanno offerto oro, incenso e mirra. (cf Mt 2,11). L’altare non è la sola cosa ad essere incensata. Tutto ciò che, in un modo o nell’altro, tocca Dio o è toccato da Lui riceve l’omaggio dell’incenso: la Croce, il libro dei Vangeli, le offerte, il sacerdote stesso e i fedeli.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;span style="font-size: 14.0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #b45f06;"&gt;Ricapitolando&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;strong&gt;L’altare è la suppellettile più importante della chiesa, perché è il segno di Cristo stesso. In effetti, il Cristo non è solamente il sacerdote e la vittima del sacrificio, ma è anche l’altare perché nel suo corpo offerto si uniscono nella maniera più perfetta Dio e l’uomo: il Cristo offre la nostra umanità a Dio e ci dà il suo corpo come nutrimento divino. Di più, il Cristo si presenta egli stesso come la pietra angolare, la pietra centrale sulla quale tutto si costruisce. Ecco perché l’altare è venerato in una maniera del tutto particolare: i membri della processione si inchinano davanti a esso, i ministri ordinati lo baciano, e colui che presiede la liturgia lo incensa. Quando vediamo il sacerdote baciare l’altare e incensarlo, perché non unirci a lui, nel nostro cuore? Veneriamo, anche noi, il Cristo. e prima che la messa incominci, possiamo fissare il nostro sguardo sull’altare e pensare a tutto ciò che esso rappresenta!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-v8xur2b1_Hg/Tf97u1U00mI/AAAAAAAAANU/fIqA17dyj5U/s320/Capire+la+Messa.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-v8xur2b1_Hg/Tf97u1U00mI/AAAAAAAAANU/fIqA17dyj5U/s320/Capire+la+Messa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7602398699367918066-5041065933778231553?l=meditiamodallambone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditiamodallambone.blogspot.com/feeds/50
